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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOJr CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXVL IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILJANA M D C C C L V.
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La presente edizione è posta sotto la salvaguardia dello leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
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Continuazione e fine dell'articolo Tivoli e suo distretto.
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■ arcellino. A ppodlato di s. Polo de' Cavalieri soggetto a quel comune, nella diocesi di Tivoli, con territorio ben col- tivato che dà per maggior prodotto i frut- ti, in clima dolce. E' abitato da circa 5oo iiidividui; la chiesa parrocchiale è dedi- cata alla C, Vergine del Buon Consiglio, già appartenente a'monaci di Farfa e per- ciò creduta badia, chiamandosi s. Maria in monte Dominici. L' edilìzio è del se- colo IX e X, con facciata di stile gotico. Del paese già ne parlai a Monticelli, da cui è distante 4niiglia> chiamato da Nib- by Marcellina, e da Marocco .Marcel- lina e Marcellinum, credendolo avanzo di delizie campestri o villa dell'antichis- sima romana stirpe de'Marcelli. Negli sca- •vi fatti d' ordine del principe Borghese, che vi ha possidenze, si trovarono sostru- zioni di bagni e pavimenti di musaico, e molti frantumi di marmo lavorati, di versi cinerari di terra cotta e larghissime tegole. Narra inoltre ilNibby cheMarcelliaaè una
contrada fra Palorabara e s. Polo de'Ca» valieri , 4 tniglia distante da ambedue queste terre, che occupa la falda più bas- sa de'monti Peschia valore, Morra e Gen- naro,designata da una stazione dello stes- so nome, il quale data almeno dal secolo XIII , e forse deriva da qualche predio spettante a una Marcellina, nomeche spes- so s'incontra nelle lapidi.Ilsito ècoùame- no durante la stagione estiva (nella quale invece Marocco lo dice pernicioso), che non potè sfuggire a' grandi romani che neli.° periodo dell'impero popolarono di ville sontuose i contorni di llooia, par- ticolarmente da questa parte, e di dosa- no testimonianza i bei frammenti antichi, e i musaici anche fini e colorali veduti da Nibby nel 1 8 23,col quale riparleròdi Mar- cellina a Moricone.
VicoK'aro. Comune della diocesi di Ti- voli, con territorio in colie e iu piano, i cui principali prodotti sono il grano, l'u- va e i pascoli, distante circa 8 miglia da Tivoli e 27 da R.onaa. Siede lungo la via Valeria o Sublacense, sopra un ripi mo di depositi e iucrostaziooi fluviali addo»-
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4 T \\ T I V sali alla falda iDeritlidnale del monle Ln- goinla dall'acque del Piicino. Cor.sign»ni cielile dairAiiicne clie oggi le scorre sol- aggiunge, che la provincia di Valeria fu tn;qiicstn terrazzo naliirale versoti fiume la meilosiiiia de'Marsi e prese il nome da è tagliato a picco, veiso oriente è meno di'tln cillii, la cui regioni^ come dissi, co- dirupato. Oggi la terra coiilii'iieda qua- ininciava ila Tivoli e in tal modovicoin- sii ICO abitanti; anticamente però la sua prendeva \'icovaro. Il CIuvlmìo e Cella- popolazione fu più numerosa, come mo- rio non esitarono per ravvisare inVicoVa- straiio le vestigia de'suoi riciiili. Da essi io il sito di Varia antica, rimanendo pie- si vede che Vicovaro sta sopra un antico namente convinti dalla coincidenza del luogo, the veniva difeso da due cinte di nome e dalla distanza diTihur. Varia era mura ver>o mezzodì, cioè verso il (lume, in origine cittì» degli equi o equicoli, e do- uno inferiore presso la riva dell'Aniene; pò la ilivisione d'Augusto, che compre- r altro superiore costituiva la sua acro- se nel Lazio il distretto degli equi, come poli, ed alla quale si restringe la terra al- pine quelli degli ernici, volsci, ausoni e luale: fracjuesti due ricinti passava la via de'rutuli, Varia divenne città Ialina, co- Valeria, <li cui parlai a Pescina, Suriaco me Carseoli ed Alba Fucense colonie ro- e analoghi articoli. Il nome della città an- mane nel territoriodcgli equi dedotte per tica è J aria, e deriva direllamcnte da reprimere le ribellioni degli equi e de' riciis /vrr/c/r', e perciò, dice>'ibl)y, resta marsi, e fu ascritta alla tribLi Camilla. La esclusa l'etimologia immaginaria che vuol sua giurisdizione allora estendevasl nella derivarla da Ficus J'arronis, inventala valle Ustina fino a comprendere la villa dal Diondo, e seguila ciecamenleilal Me- d'Orazio. Nella nuova divisione di tutta rula, e da altri scrittori posteriori, come Italia fatta da Adriano, fu inclusa Varia da Corsignani; e ciò eh' è ancora peggio nella provincia di Valeria. Le scorrerie dalle iscrizioni pubbliche locali. Altri vi d'Autari e d' Agilolfo re de' longobardi, hanno suppostounacittàdi/^^^/rr7V7((licui che dierono il guasto alla Sabina nel 5Sg purea I^escina e altrove), fidandosi d'un e nel 5()3, descritte con tristissimi e la- passo corrotto di Mrabone e d'uo'inter- grimevoli caratteri da s. Gregorio I. po.- pretazione falsa di Anastasio Bibliotecario tarono fieri danni a questa città. Altri e nella vita di s. Bonifacio IV di Valeria; piìi terribili furono i guasti ch'ebbe asof- e perciò il Sabellico la chiamò Ficus Fa- frire da'saraceni,come accennai a Saraci- lerius, mentre sorgendo Valeria presso /^r.vco, descritti nel febbraio 877 da Papa il lago di Fucino nel territorio di Marsi, Giovanni Vili a Carlo il Calvo, ed allo- è tioppo lungi da cpiello, sebbene al dire rasembra che rimanesse abbamlonata. Le di Corsignani anche Vicovaro fu un lem- devastazioni saracene si vogliono segui- po terra de'lNlarsi, poiché egli attesta che te nel precedente 875, in cui corse pe- la provinciaValeriacominciava da Tivoli, ricolo d'essere distrutto anche il vicino e di questo egli dà diverse notizie, e^sen- monaslero di s. Cosimato; ma poco do- dona stato vicario generale. D'altronde pò que'barbari ne'dintorni furono scon- è noto che nel secolo IX, a tempo del Bi- (itti dalle milizie diGiovanni Vili ediCar- Lliotecaiio, perValeria intendevasi la prò- lo il Cah'o. Inoltre vuole Calindri, che in ■cincia altraversata dali'omonima via, e cpiesto territorio sieno stati disf itti i sara- peiciò (juello scrittore volendo indicare crni anche nel t) 1 (3,il che cornspondereb- che il l'apa era nativo del distretto de' be alla guerra che loro fece Giovanni X. Marsi nella provincia di Valeria, si espres- Nel secolo XII sidle rovine della città an- se: fialiour Marsoruìii (le cìK-ìtalr 1 ale- tica formossi a poco a poco un villaggio, r/V/,ed il Corsignani, che molto ne parla, che perciò fu dello Ficus I ara/ce / tro- ia dice già diroccata da'goli e in parte in- tv/z/z/.v, donde procede direllauieule il no-
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me motk'nio di Ticoi-aro. Cencio Came- rario cos'i lo nomili!) nel 1191 nel libro de' Ce/ixi, insieme alla chiesa di s. Cosi- malo de Plcoi'nrio, pel censo che paga- va alla chiesa romana, quella stessa che nel 1704 trovasi indicala nella bulla di s. Gregorio V^II a f;ivore del monaslero di s. Paolo fuori le mura, seinplicemenlecol nome di ìnonastcriuni s. Cosinatis si- timi in {•ale Ti/jerina, curii omnibus suis pertincntiis, senz'altra aggiunta, indizio che allora Vicovaro era affatto deserto. Però Cencio nomina soltanto la chiesa che pagava il censo, sen)brando che il mona- stero fosse abbandonato. Di questa chie- sa e convento de'minori riformati, forse eretti sopra antica fabbrica o tempio, cir- ca 27 miglia lontana da Roma, sulla spon- da destra della via consolare in un ripia- no sorretto da rupi bagnate dal rapido e fragoroso Aniene, che scorre in fondo in una valle profonda con gran mormo- rio, parlai nel voi. LXX, p. 290, dicen- do di sua origine da s. Benedetto, il quale fu pure all'altro monastero pressoVicova- ro, di cui feci cenno a p. 2 52. I riformati ■vi furono stabiliti nel secolo XVII. Ivi è un avanzo delTarcuazione d'opera reti- colata, che servì di ponte per far passa- re all'acqua Marcia il fiume, e sotto que- sti avanzi sono quelli d'un ponte de'teiu- pi bassi distrutto come l'altro dall'Anie ne. Nello stesso i 191 Celestino III die Vi- covaro in pegno agli Orsini suoi parenti, che divenutine signori l' ampliarono, vi costruirono una rocca, e lo fortificarono in guisa che nel secolo XIII era conside- ralo come un castrani \' alile forte. ^e\ \ol. LII, p. 2i4 narrai, che nel 1 879 il cardinal Jacopo Orsmi de'signori di Ta- gliacozzo e Vicovaro, con due altri car- dinali, ritiratisi in Tagliacozzo, protesta- rono contro l'intrusione dell'antipapaCle- mente VII, alla cui elezione aveano con- tribuito. Alcuni dicono che il cardinal Or- sini passò poi nel feudo di Vicovaro e ivi mori a'i5 agosto 1879; ma il Febonio ci- talo da Corsìgaaui; alferuia che cessò di
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vivere in Tagliacozzo, e fu sepolto nella chiesa di s. Francesco fondata da una da- ma di casa Orsini. Nel secolo XV ebbe in Vicovaro i natali il celebre Marc'An- lonio Coccio sopra nnomatoSabellico, che tanlo si distinse nella letteratura del suo tempo: discepolo di Pomponio Leto,scris- se la storia veneta, della cui biblioteca di s. Marco fu conservatore, ed altre opere storiche, poetiche e letterarie, ma fu po- co critico. Il p. Gallico , De ilineribiis Roni. Pontifleum, a p. 4> liporla il dia- rio del ceremoniere Burcardo, del viag. gio d' Alessandro VI a Tivoli e Vicova- ro per abboccarsi con Alfonso II re di Na- poli, col quale erasi itnparentalo cavea fatto coronare a* 7 maggio 1 494- Corsi- gnani rifei isce, che il re passò per Car- soli con gran pompa, egiunto a Vicova- ro, terra allora de'M.irsi, si abboccò con Alessandio VI, di che vi è lapide nel pa- lazzo baronale. Ricevè i due sovrani Vir- ginio Orsini allora principe di Vicovaro, con magnificenza, ma poi gli costò la vi- tajpoichè l'abboccamento ebbe per iscopo di collegarsi contro Carlo Vili redi Fran- cia, che slava per recarsi allaconquistadel regno di Napoli. Narra dunque il p. Gal- lico, che a' 12 luglio 1494 ^erso 20 ore, Alessandro VI si mosse da Roma per Vi- covaro, preceduto dalla croce, da'cardi- nali,e dal sagrista colla ss. Eucaristia che precede i Papi ne' viaggi, e lo notai in tale artìcolo. 11 Papa era vestilo d'amitto, camice, cingolo, stola e cappello cremesi- no, cavalcando uncavallo bianco, gli scu- dieri portandone per riserva altri 7, ol- tre i muli. Per Campo di Fiore, giunto a s. Maria Maggiore, licenziò i cardina- li, bensì precedendolo a Ti voli il cardinal Piccolomini parente del ree poi Pio III, e restandone 6 per accompagno e seguen- do ilss.Sagramenlo con poco ordine. Ar- rivalo a porla s. Lorenzo, il Papa disce- se da cavallo, ed ascese la mula. Nella 1/ ora circa della notte pervenne a Tivoli. Smontato fuori della porta dalla mula, salì in sedia e fu portato a s. Francesco
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(gmm adk duca di s. M^ii.d Maj^.oie de' ■mori oKcrvanb) da' otladioi e da' aocà, seguendolo a cavallo i cardiaalL E- gmalmtmic fborì della porta, comcs affi' cialium tjrbmrtìmonam in nome di questi prefcotb al Papa le diiavi ddla dttà fi- ne bacia. Okmtro la portaera atteso dalla procgiiiiimc del clero, cbe coinlusie il Pa- pa a delta chiesa. Venerato il ss. Sa«ra> iBCiilo Bell'altare maggiore con molte lor- cie, geanfles«o il Papa od Cildistorìo pa- ralo, il ricario dd vescovo di Tivoli dis«e i versetti e l'oraiione. Ahalosi il Papa be- nedi il popolo e ooocesse *- anni d'ioduU gema e altrettante quarantene, cbe pub- Mtcò il diacono cardinale BaSseleSuarìo. lodi il Papa fìi condotto nelb contigua casa del convento, nella camera sua ono- rcnrfmcate parata. A'i3 luglio circa le ore 30, in sedia il Papa partì da Tivoli per Vioovaro,preoedoto dalla croce e dal ss. Sagra mento, e fuori della porta montò a cavallo seguilo da'memorati 7 cardina- li. Vìcìbo alla porta di Vioovaro discese dalfa nob e ■ pose in sedia, e fii por- talo ndb Aiemprope ca*trum. rìoeTuto oo'consoeti onori.^el di seguente per lrat« lare col Papa vi si recò Alfonso 11, in- centrato quasi mezzo miglio distante e ac- conpagnato a caTalloda'7 cardinali, doè CaraSi, Costa, Giovanni Borgia, Orsàni, PicooSnoiini, Bìano, e Cesare Borgia che aaconi non avca rincinrialo la porpora; non die da'prelati e braigl'ia pontìGda. Trovato il re e toeti da cavallo, i cardi- ■ali gii dierono il ben «enolo feltdtan- dolo, il re cavaodofi il cappello e badao' deh lutti, indi !o pi ecedei 000. tranne Pie- coloinin e Biaho cbe presero in mezzo il re come diaconi. Seguivano 4 p*^i i prelati e gG altri, oltre il oot leggio regio, parte del quale incedeva ionanzi.Con que> st'ordine arrivati a Vico varo e ncirospaio «Id Papa, r'/i aula rrx, ft ontne » niis dimi- -u rutti ensr*,ft alia armapndi il re entrò ÓM Ales«andro VI, cbe lo ricevè sedendo per noeveme gli om^gi ; • roram quo grauflexaspedcB,ct manum Papae,taia
T I V sargens in gena deosculalus est cardioa- libus Papae circomslaotibus,quiooosur- rexit, et cànirtra sua regem ad OBam fc- oestFamdecamerareduceosperocto mi- nata onios borae vel arca ibidem «ecrete locutus est , cardinalibus aliquaotnium looge drcomstaotibu*. Post coMoMlio- nem bujosmodi paud ex nobilibos regìs osculati sunt pedem Papa^ deiode cai - dioales regem usque ad ostiom tccuodae camerae babìtalionissuae,quaeetism e- rat in dido castro, assodaraot medium ioter Carafa,el Costa praedidoc inceden- te», et aliiscardinalitMKf ipMm sequeoti- bus-Pervento ad bospitium lioentiatiscar» dinalibus, et eis peradis gratiis reoesse- runt omnes ad sua locadiverteotes. Am- bo, vìddioet Papa, et rex bospitati fue- runt in diete castfO,etqiioadeorumper- nnas commo^le ; et prima aula ulnque serviebat, ex quo Papa ad dexieram, et rexad sioistraro dìvertebaot.Fueruot cum rege equites mille vd dmtrr; cum Papa vero 5oo vel arca, et peditet multi ctim utroque. Exidem sero rex veni! ad Papam ad cameram suam, et com co mansìt ad multas bofas,cardioaribu«abseotibos.la maoe sequeoti (Papa) venit ad camcrana regi«, et ibidem, et longo tempore simul fueruoL lo <«ro rex fèdi ooenaoi cum Pa- pa; et donavit rex badie ao renai,et duo aka vata aurea valocis 3ooo ducatorum, vd circa. Venerantadoppidumcomipfo rege qoamplores turcae, quorum unus super coida in arcum pretensa nud:«pe« dibos, et cum cultellissub pedibus ligatis omnium magna admtratioaem ambula- vi! etc" A' 1 6 luglio il Papa órca ore 2 4 » equum asorndens recescit ex dido opp<- do, p>er portam «aperìorem,quem assoda- vit ad sintstram Papae rex equilans,car- dinalibos Papam, et regeaa sequeotibos. Crui , et Saoramentoram praeoedcbant Papam; sed magna - prd:tum e-
rat ioter eos. Perver ^ oium rìvu-
lum aquae viam tran* versa oam, qitae di- stabat a Vico va rio ad medium nnlliare «d drca rrx a PapaLcentialu*ircessit«d
T 1 V Vicovaruiu, et Papa ilei" suuiu versus Ty- burlimi piosecutus est." Circa le 2 or e di notte Alessandro VI giunse a Tivoli e si recò nuovamente, co' cardinali e prelati, a dormire nel convento di s. Francesco, iii trattenne inTivoli il i 7,6 nel dì seguen- te giovedì, circa le ore 20, Alessandro VI ne parli per la porla superiore, ascenden- do il cavallo in rocchetto, preceduto dalla croce e dal ss. .Sagramento, eseguito da' cardinali. Entrò in Roma per porta s. Lo- renzo, in mezzo a'cardinali Carafa e Co- sta, e pel rione di Trevi si recò a visita- re s. JNlaria del Popolo, elper^nani Ty- heris, probabilmente quella di Ripelta, si restituì al palazzo Valicano. Appren- do dal Corsignani, che neprimi anni del secolo passalo nel palazzo baronale vi fu posta una lapide per memoria dell'ablioc- can)enlo d'Alessandro VI con AlfonsoII. Nelle guerre d'Alessandro VI contro gli Orsini, neli5o3 il Papa richiamò da Pe- rugia il celebre nig."^ Bonafededi s. Giu- sto, e immediatamente lo mandò a cam- po con genti d'armi a Vicovaro, allora diGio. Giordano Orsini: ma dopo un me se premurosamente lo fece ritornare in Roma per agevolare a Cesare Borgia l'ira- presa di Siena. L' opinione che Vicova- ro era una terra fortissima continuava nel secolo XVI, e ]Merula lo descrisse a quel- l'epoca come un castello ciun ìiatura Io- li. Inni opere iniinitìssiinwn. Egli narra the nell'assalto datogli neh 533 dalle mi- lizie pontificie di Cleuìeote VII, vi peri colpito da una palla Lodovico Gonzaga óeìlo IiOilo/nonte, generale delle medesi- me. rSeli556 per la guerra tra Paolo IV e Fdippo II re di Spagna e delle due Si- cilie, il viceré di Napoli duca d'Alba u- tiilo a' Culonnesi portò il terrore e la di- struzione nella Campagna romana, co- me descrissi nel voi. LXV, p. 2 34 e ^^3- Il Papa prese al suo servigio Camillo Or- , si ni, capitano as>ai stimato, ma ricusò lo stipendio e previde un esito infelice perla disparità delle forze; nondimeno in Cam- pidoglio fece elo pienti parlate per io-
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Hamtuare tulli ad alTrontare il neràìco. Il re di Francia si collegò con Paolo IV e gli mandò un esercito comandato dal maresciallo Mouluc. Cadde nelle mani dei viceré Tivoli, ov'era FrancescoOrsinicon 4oo fanti, il quale vedendo di non po- terlo difendere perchè debole di mura- glia e vastodi circuito, con l'aiuto del ma- resciallo e del Carafa duca di Paliano ni- pote del Papa, si ritirò a Vicovaro. Inva- no la terra rinforzossi da due compagnie di cavalleggieri pontificii, da due com- pagnie del duca di Paliano, da 4oo ar- chibugieri e da'fanti dell'Orsini; invano s'impegnarono i terrazzani a voler prima morire che essere vinti, poiché militan- do neir esercito del viceré , Vespasiano Gonzaga figlio dell'ucciso Lodovico sotto le sue mura, ad ogni costo voleva espu- gnare Vicovaro per vendicare il padre. Il viceré richiesto da Vespasiano, gli man- dò in aiuto quasi tutto l' esercito e vi si recò egli stesso, ed a fronte degli sforzi de' difensori di Vicovaro, e di Paolo Giorda- no Orsini loro signore, dovè arrendersi il I ."ottobre, espugnandosi da'nemici con inganno e tradimento la rocca. Tivoli e Vicovaio assai giovavano al viceré, onde aver libero il passo delle vettovaglie pro- venienti dal regno. Toltele convicine ter- re de'Colonnesi e altre, dopo la presa di Vicovaro, prontamente si dierono al vi- ceré,come Palombara, Monticelli e s. An- gelo, perciò occupale da'regi. Le milizie pontificie non poterono impedire i pro- gressi delle conquiste del fiero duca d'Ai- l>a; e non riuscì a Giulio Orsini di pren- dere Piglio, ad onta di sue notabili for- ze, onde i romani vedendo il vittorioso nemico quasi alle porte di Roma, erano palpitanti di soggiacere a tremende scia- gure. Nel 1377 però le milizie papali e quelle ausiliarie, dopo la ricupera di O- stia, fecero toruare all' ubbidienza di s. Chiesa s. Angelo e altri luoghi circostan- ti: Tivoli fu abbandonato dal conte di Po- poli,chein tanta commozione diffidava di poter difenderlo, passando colle sue gen-
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lia Vicovaro; intanto ribelIaDdosi Rovia- no e alili castelli. Vicovaro fu assedialo e preso da' pontificii a*i4 fcbJMaio, con grande strade del ticrnico. Questa libe- razione di Vicovaro si vede di()iiila nel giardino esistente nella gran sala del pa- lazzo baronale. 11 Cariala clie nella Sto- rta (li Paolo lì fece la descrizione di (jiiesl* infelice guerra, narra che tulio 1' esercito ecclesiastico rivoltosi contro Vicovaro, e trovatavi valorosa resisten- za, gli convenne batterlo per 5 gior- ni continui, in capo de'quali aperla co- moda breccia e dato animosa mente l'as- salto, ad onta delle prodezze opposte in principio dagli assediati, niciilre e^^si ti- tubavano di ritirarsi nella rocca o di ar- rendersi, gli assalitori entrarono con lau- ta rabbia nel castello, che tra tedeschi e spaglinoli ne tagliarono a pezzi da 4tJo; e il duca di Paliano con istento potè sal- vare un de'capi con [ìienderlo in groppa del suo cavallo. Due altri capitani con 3o fanti rifugiatisi nella rocca, furono costret- ti immediatamente a cedere salva la vi- ta.Tali coiKpiisle, tulle avvenute nel cor- so d'un me>e, per rallegrare la hepiclan- teRonia visi (ecei()coniparire4 pt-'''^'d'di'- liglieria tolti in Oslia anemici, e alcuni stendardi porlati da Vicovaro con diver- si nobili piìgìonieri, che il Papa volle ri- cevere in pubblico: l'ailegiezza di Iloma fu indicibile, eilgiau Paolo IV tiandoan- die in questo saggio di sue emiueuli vir- tù, liberò i yo prigioni e die loro delle somme per ritirarsi in luogo sicuro, di- chiarando nuovamente, eh' egli non ac- consentiva alla guerra per diletto degli al- trui danni, ma per difendere la maestà della s. .Sede vilipesa, e consci \aie i suoi duininii, essendone egli feilele ainmini- sliatore. Il redi Francia frattanto inviò a Iioma il duca di Guisa ct»n altro eser- cito, il (piale pei operare un [«jleiilc di- versivo portò il teatro della guerra iiel- r A biu?zo,o ve léce alcune coiupiistei men- tre le milizie ponlilicie guidale da Giu- lio Orsini e da allii capilaui riuuovaiu-
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no la lagrituevole guerra della Campa- gna romana, per bberare i luoghi occu- pati da'neinici e da'Colonuesi ribelli, ma colla peggio, onile il duca ili Guisa cele- remenle si recò a Tivoli. La storia lim- proveia al duca di Fallano e al marescial- lo Strozzi, perchè dopo l'impresa di Vi- covaro non riconquistai Olio la Campa- gna, operazione agevole per essere il vi- ceré preoccupalo alla dilesa dell'Abi uz- zo, evilando così la desolante guerra che nuovamente le piombò sopra a vieppiù rovinarla. Finalmente nel settembre si fece la sospirata pace. Gli Orsini ritenne- ro la signoria di Vicovaro fino al secolo X\'ll,equal feudo di principato nel i G72 il principe Lelio Orsini duca di Hraccia- no lo vendè a Paolo e Ferdinando figlio conti Bolognelli di Bologna. Nola il Can- cellieri vnt Poss(.'ssì di' Poìitc fili ^t\ p.38o, chei nolognetli assai si arricchirono e nel 1 ()8 J giunsero a possedere 1 00,000 scu- di di ciiliala,già vantando nella loro stir- pe il cardinal Alberlo Bolo^iwlli. Nin- no de' fratelli per evitar spese essendosi aimnoglialOjlafitmiglia nel I G8G si eslin- se col prelato Bolognelli. Dipoi fu adot- tala per la successione allia famiglia di egiial nome, che ebbe tra'suoi illustri il cardinal Mario Z^o/og'm'/// nato in Vico- varo, ed in Roma possedè l'ora Palaz- zo Toi-loiiia a piazza / eiiczia (J .), c- slinla la quale e l'eredità molto diinìniii- ta, col possesso di Vicovaro passò nel con- te Virginio Cenci, che assunse anco il co- gnome di Bolognelli. La romana nobilis- sima famìglia Cenci vanta diversi cardi- nali, di cui scrissi le biografie: già suo fu il Monte (lc'(\'iìri con p.il.izzo, di cui ri- pai lai nel voi. LXXV, p. i 43. olire il l'/t- liizzo j>(il(>i^/iclli[^/ .) sulla pia/za tiel Ge- sù. Della famigerata Beatrice Cenci, e de' luoghi ove trattai di essa e della nobile iaiiiiglia, allre paiole aggiunsi nel voi. L\ \l ll,p. 9.0 3. Fui Olio I Bolognelli che in \ icovaio ampliarono il palazzo b<iio- nalc, e iifabbiicarono III chiesa. Raccoii- lai a Sum.vco il viaggio di Pio VI per con-
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sngfare la magnifica collegiata da lui ri- fabbricata. Leggo nel n.°j5o2 del Dia- lio di Roma, die luued'ì mattina i 8 mag- gio i 789 da essa partì il Papa, e per Ti- voli prosegm il viaggio per Vicovaio, fèu- do del conte Girolamo Bolognetti, il qua- le per diaioslrare la di lui venera/ione, avea latto erigere un grande arco nella strada presso la posta de'cavalli (ora nou più esistente), ornato di varie statue rap- presentanti altrettante virtù, di emblemi e iscrizioni. La principale, che ricavo da mg." Brancadoro, P/o / lìnSubiaco,*ì\- ceva: Pio V I.P. 31. Suhlacum sui benc- Jìciis aiictum nroficisccnti, Hieroìiynìus BologiicUi Pici f'arii bar.fclicitnkin prccatur. Essendovi presso l'arco divei- se botteghe, il conte le ridusse a forma di galleria con vaghi ornamenti, con solda- lesthe del luogo, ivi disponendo vari rin- freschi pel Papa e sua fan)igiia.A'25 mag. gio Pio VI partì da Subiaco, e ripassan- do per Vicovaro e Tivoli si restituì a Ro- ma. Egualmente a Subiaco narrai la vi- sita che di Vicovaro nefeceGregorioXV I, partendo da Tivoli a'29 aprile 1 834, e ^^ commoventi festive e sincere dimostra- zioni di venerazione ricevute lungo la via Valeria e Sublacense, massime dalle co- muni ivi nominate, e qui solo ricorderò quelle di Castel Madama, Vicovaro, Sa- racinesco, Anticoli Corrado, e Koviano; non che di essere entrato ad orare nella chiesa di s. Cosimalo (nel suo convento vi avea desinato da cardinale 1*8 ottobre 1 83o, reduceda Subiaco,indi visitò Vico- varo e la sua chiesa). I quali festeggia- nieuli si ripeterono a'2 maggio nel ritor- no a Tivoli, ripassando per^ icovarOjUuo- vamente rallegrata dalla sua presenza. Di questa anche il regnante Pio IX onorò Vicovaro nel 1847, sia uell' andare che nel ritorno da Subiaco a'27 e 3 i tuaggio. Leggo nel u.° i33 del Giornale di ilo- ma del 1 85?., che a'22, 23 e 24 iwagg'*^ ebbe luogo l'apertura della fiera conces- sa dal Papa a Vicovaro, con gran con- corso delie circoal-iuli popolazioni, tratte
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colà anclie per godere le giocondità fatte dal comune. Che molte e varie furono le merci esposte alla vendila, insieme a co- pioso bestiame, ed elFettuaronsi nume- rose contrattazioni. V'intervenne il car- dinale Altieri allora presidente di Roma e Comarca (ora essendolo il cardinal Ro- berto Roberti), albergato nel grandioso palazzo del principe del luogo il conte A- lessandro Bolognetti Cenci (che Gregorio XVI promosse da colonnello delle mili- zie pontificie a castellano di Castel s. An- gelo). Il comune non ommise diligenze e spese perchè nulla mancasse. Pufeiisce INibby, che la pianta dell'antica città, co- mesi traedagli avanzi delle mura primi- tive esistenti e dalla natura del kiogo,può ridursi a un parallelogramma, diviso in città inferiore e in città superiore ossia acropoli. A pie della città an tica dal can- to di Tivoli la via consolare è attraver- sata dal Ronci, rivo che scende dalle fal- de del Lucrelile, e va a scaricarsi ivi dap- presso nell'Aniene. Questo traversasi so- pra un ponte moderno : anticamentesem- bra che fosse raccolto in un acquedotto, del quale rimangono ancora le vestigia. Di là da esso a destra è una chiesa ru- rale dedicata alla ss. Vergine sotto la de- nominazione di Madonna di Vicovaro e Madonna del Sepolcro. Di là da essa è un bivio: la via a sinistra continua a seguir le Iraccie della Valeria, quella a destra scende a un ponte sull'Aniene, che esistè ne'tempi antichi, rimanendo ancor le ve- stigia del primitivo, sulle quali fu edifi- cato il moderno. E'questa una prova che il bivio è antico anch'esso, e che la via di là dal ponte è un diverticolo, il quale oltre mantener le comunicazioni con Sas- sola ed Empulum, penetrava nel paese degli ernici. Ora scendendo al ponte, sot- to le case moderne è ancora visibile l'a- vanzo del recinto che chiudeva la città bassa: i massi irregolari sono di pietra lo- cale, specie di travertino, e il fiume sem- bra che scorresse in origine più vicino al- le mura. Queste esfendo rimaste corro-
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se, vrnnoro rinfiancatc nrl VII secolo ili cnln n s. Pietio, ed è succeilulo alla ba» llonia. Acauli a (jiieoto avanzo si licnno- silic-a creila a onore dello slesso sanlo da sce ancora un residuo dello speco del- Papa s. Simmaco del .\qS, un miglio piìi l'anlico acqiiedollo di Claudio, livellilo verso Tivoli nel fondo tracciano o Faci- di signirio, il quale traversava in questo ìiiano,chesicliiaraòs. PietroVeccliio. La punto l'Aniene nella dilezione del ponle chiesa odierna fu riedificata ne! i 7 5 5 dal nltiiale, moderno e a 3 archi, esistendo conte Oiiolaiuo Mainandino Rolognetti. gli avanzi di massi (junflidalcri. Sull'in- 1..' grande, hen mantenuta, ma d'archi- gresso poi sono avanzi coiisidcrnhili d'un telliira non corretta, e ornala di quadri arco di opera laterizia bellissinia, che può non ispregevoli del Muccini che sull'ai- credersi «lei tempo di Traiano; e proba- lare maggiore rappresentò Gesù Cristo bilmento fu creilo come un monumento che aflìda a s. Pietro il suo gregge. Per
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che attestasse i grandi restauri e miglio- la strada ampia che si apre a occidente lamenti, che quell'imperatore recò agli «lei diiomosi [lerviene ad un grazioso lem- acquedotti, specialmente della Marcia , pietto (erroneamente Calindn lo chiama della Claudia e dell'Aniene Nuova. Do- rotondo, di s. Maria, e fabbricato da'Sa- po il bivio notalo di sopra, la strada gran- velli nel i4oo) oltagono, di cui pubblicò de sale a Vicovaro, alla destra trovando- il disegno e la descrizione V Album dìRn- si la chiesa di s. Antonio, ornata di pie- iiitt t. i 3, p. c), eretto circa la metà del colo portico sosleniito da 4 colonne an- secolo XVI dagli Orsini conti di Taglia- tiche di bieceia con capitelli d'ordine do- cozz.o, signori di Vicovaro, e dedicato da rico, che per la forma richiamano quel- Giovanni vescovo di Trani (conviene au- le delle cariatidi del Pandrosio d'Alene, ticiparne 1' epoca, poiché trovo nell' U- licchieben lavnrali, Pirsea'tempidiCIau- ghelli,clie GiovanniOrsini abbate di Far- dio o Nerone. Di là da questa chiesa, do- fa ne fu fwtto arcivescovo a' 23 dicem- "ve si volge a sinistra per salire alla ter- bre 1 4 'J'O e governò ic) anni, dopo i quali ra, veddusi a destra gli avanzi deiricin- morì) a s. Giacomo apostolo. Pare ne fos- to primitivo della cittadella di Varia. 1 se 1' artefice Simeone discepolo di Disu- massi sono grandi, ma meno irregolari nellescoarchileltoe scultore, che ainmae- di quelli della cinta inferiore; messi pe- slrò i suoi allievi nelle due arti, e mori rò insieme senza badare allatto al rihai- a Vicovaro. La facciala rivolta a orieu- timenlo delle commelliture; il muro è a te, ch'è la principale, presenta grandi pi- doppia fodera e conservasi ancora la trac- lastri sporgenti da' vertici della figura e eia della porla antica della cittadella. Voi- sul capo sorreggono una statua; i tlue di gendo a destra entrasi nella strada che f.iccia a quelli che solloslanno agli archi ricorre parallela (piasi alla via consola- della parte sono incavali da nicchie le qua- re, e tli là dalla porla orientale della ter- li ricevono le figure in marmo de'ss. ite- rasi unisce con osa presso l'osteria. Lun- tro, Andrea, Gio. battista, Catarina, A- go questa via sono frammenti, pezzi di gala e altri: sull'attico che sovrasta alla colonne, un capitello ionico e altro do- cornice poggia una calotta sferica con gra- rico simile a'descritti. Dopo la chiesa di dinata all' estradosso e sul cui estremo s.Salvatoie incontrasi la casa del governa- spicca il patrono s. Giacomo. .Sulla por- tore, architettura del secolo XVI,equin- ta ilov'è l'iscrizione, riportala anche ria di si giuiii^e alla piazza del Duomo, do- (ìorsignaiii e da IVibby, vedesi espressa in v'è una ff)ntana per la quale fu posto in basso rilievo la b. Vergine, alla quale i uso un sarcofago antico striato colle fi- ss. Pietro e Giacomo presentano Fran- gurc de'coniugi pe'quali servì, e del gè- cesco e Giovanni Orsini che ordinarono liiu d'Imene fra loro. Il duomo è dcdi- <juesto lavoro. Divotissinia è l'espressio-
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ne degli angeli ivi efiigiati, nel vano del frontespizio e sorreggenti lostemnia Or- sini, ed hanno la grazia propria di quel secolo: queste sculture a molta diligenza di taglio uniscono secchezza di mosse, e l'architellura risente del gotico nelle co- lonnine sfilate.Tuttavolta l'edifizio è svel- to, isolato e tutto di marmo, riuscendo vago e ricco. Nell'interno un' iscrizione ricorda il nome di Francesco conte di.Ta- gliacozzo che lo fondò, e quello di Pio II (altra prova che fu eretto subito dopo la metà del secolo XV) che lo dotò d'indul- genze: un'immagine delia Vergine Ad- dolci ala, che ivi si venera, è ben disegnata ed egregiamente dipinta. Nel palazzo ba- ronale meritano particolare rimarco gli avanzi del pavimento d'una dell'antiche vie della Varia d'Orazio, costruito al so- lilo di lava basaltina,e sul quale sono fon- date le case moderne. 11 paktzzo in parte è opera degli Orsini, di cui si conserva- no le armi, fondato fino dal secolo Xlll, ed in parte è de' liolognetti successori nel feudo. Sul i. "ripiano delle scale vi è incastrato nel muro un cippo sepolcrale con iscrizione di IMunazia liburlina. Più importante è il marmo seguente,pure af- fisso nel muro, e che sembra servito di piedistallo al tiburtino Marco Elvio Ru- fo magistrato che edificò un bagno a'cit- tadinidel municipio e agli abitanti di Va- ria. Salendo al 2.° ripiano vedesi rimpet- to la lapide di Valeria IMassima, la cui scoperta decise la questione del sito della villa d'Orazio, e di cui feci parola nel voi. LI V, p. 9, con Nibby in Sabina, il quale la determinò nella valle di Licenza pres- so il villaggio omonimo ne'dintorni di Vi- covaio, come dirò parlando di Licenza e Rocca Giovane. Aderente alla piazza ba- ronale è la porta superiore di Vicovaro, per la quale pocodopo si raggiunge la via Valeria: incontro l'osteria di Testaccio sono belli esempi di petrificazioni fluvia- li, che mostrano a quale altezza ne'tem- pi anteriori alla storia giungesse in que- sto sito il livello del fiume. Si giunge poi
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alla chiesa di s. Rocco, indi si apre una veduta magnifica, alla quale mollo con- trd:)uisce il convento di s. Cosimato coro- nato di cipressi e posto sopra rupi gial- lastre. Presso questa chiesa a sinistra so- no le vestigia d'una gran conserva spet- tante a\ fundus f alen'aiius, del quale fe- ci cenno nel luogo citato. Sulla via Va- leria, fra Tivoli eVicovaro, è a destra una torre del secolo XIII setuidiruta, e intor- no ad essa le vestigia d'un recinto dello stesso tempo, avanzi del Ca.uriun Sac- comurus, nel tev;ritorio dell'antica Carne- ria, secondo Nibby, e fino al secolo XV apparisce proprietà degli Orsini, e sul fi. nir di quel secolo restò abbandonato. Si crede che in origine f)sse costruito da'ti- burtini per repiimere le scorrerie degli Orsini signori di Vicovaro, i quali poi se ne impadronirono e In fortificarono, al- tri dicendoli suoi edificatori. Nel 1821 presso il castello fu scoperta l' iscrizione in marmo, la quale venne rial/ata sul luo- go stesso a sinistra della strada, e ricor- da Caio Nenio Dasso quatuorviro in Ti- bur, maestio Erculaneo e Augustale, pre- fetto de fabbri di Marco Silano in Car- tagine ov'era proconsole, la cui figlia spo- sò il crudele Caligola, il quale obbligò poi il suocero a tagliarsi le vene. Governo (V Arsoli. Arsoli. Comune della diocesi di Tivo- li, capoluogo del governo del suo nome, con residenza del governatore, lungi da Roma più di miglia 87 e da Tivoli i 8. Il suo territorio in monte e in colle, assai ferace, somministra precipuamente buo- ne uve e olive, cereali, massime il gran- turco, frutti, ghiande e pascoli. Giace in bella, amena e fiesca posizione,sopra una collina, proveniente dalla punta del mon- te s. Elia, uno de'più alti della contra- da; sulla sponda tiestra d'un rivo che per la freddezza dell'acque dà nome alla ter- ra di Riofreddo, presso la quale nasce e donde scendendo di balza in balza fascia verso oriente Arsoli, ove passando sot- to il palazzo b;uonale si denomina Fos-
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so (li So-Ciisttll(K e scorrendo perla l'acqua Marcia, denoiiiiuazionecliericor- \alle die a mezzodì d'Arsoli si spalanca, da le sorgenti di queiruccjua f mid'.a, die va a mescersi nell' Aniene, dopo essersi ivi solto sbucciando va oggi a perdersi Bccresciulodcgli scoli cliediscendono dal- nel fiiiinicello, che scende da Uiofreddo le Talde ile'moiili altmeiiti, e pai licolar- e di là iiLirAiiieiie. La strada verso il rni- meiiledelle belle e lim[)ule sorgenti della glio 3j 1/2 [ìassa fra bellissime ipiei eie; iìiinosa ac(piaMarciu. Arsoli sorge a levan- pui s' iiicuiilra una Croce die aiiiiuiiziu te iliTivuli in aria salubre, e vi si pei viene ja vicinanza del paese, ed ivi si Liscia a per la viaValeriaAprulma lasciandoalde- sinistra un sentiero che mena aRoviano. Siro lato l'Aiiiene e l'eccellente viaSubla- Qai noterò, che il tronco della penulti- cense.DicelNibhy, cheadAisoli si va per la ma di delle quercic, mezzo arsa e mezzo via Valeria, la (jiiale dopo essere jiassala verdeggiante, vedesi ridotto a rustica e- solloUoviano lascia a delira la via Nero- dicola in cui si venera d.iviand.uili una iiianaSiiblaceiiseesolca la vallearsolanao divota slaluella della B. Vergine. Nella dell'acqua Alarcia, deliziosissima per ugni pendenza pui, ossia scesa del monte, a de- riguardo: e la via antica dopo un miglio stia della strada, ne'decorsi ottobre e no- e mezzo raggiunge la delta strada gran- veinbre 1 8 jji, apertosi dall'odierno priu- de moderna, cli'è liacciata in parte sulle cipe Massimo uno scavo, vi si trovarono sue vesligia, e in parte se ne distacca di diversianlichi paviineiilidi musaicobian- poco; ma ne segue però sempre laiula- co e nero, uno de' quali serviva ad una mento, esigendolo la natura de' luoghi, camera lunga palmi 35 e larga 2 5, con INe.i 1. "tratto si passa sopra il bel ponte an- uiolti avanzi di pittura, di stucchi e di ticodi pielresquadialeun iigagnolo:que marmi colorali, indizi tulli di aver quel- ito ponte, che forse devesi a Nerva, nel la fabbrica appartenuto a qualche cospi- liordiiiamenio della via, ha 1^ piedi di cuo personaggio, che l'avea costruita sulla lunghe/za e 1 8 di larghezza. Stralonico lo via Valeria, i di cui avanzi anche ivi appa- thiamò r Olslenio, teutonico col volgo i-isconotracciatidaenormipielredidiver- l'appella il l'\ibietli. Di questo ponte si se forme. Passato il miglio 36 molti ri- leiiiioiio alcune eiuilizioni naW AUniin di easiioli traversano la via e scendono nella
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J\oiiiii 1. 1 2, p. 2(j(), in uno alla lapide se- valle,ed a vanti alla chiesa di s. Bartolomeo polcrale anni addietro disotterrala pres- de'fiati del 3." or<line, si entra nella ter- so il medesimo a oriente, mentre dipoi si ra. Confina essaco'lerrilorii di Riofreddo, rinvennero quasi interi scheletri umani, Roviano, Marano, Cervara, ed Oricola la lumulazione de'quali tutti presentava (o Auricola che vuoisi così denominata i caralleri ilell' antica età, in potlere vi- Jalle sentinelle che ne'lenipi feiulali sta- cino alla parte occidentale del ponte, che vano in ascolto, per dare l'avviso se il ne- 8Ì vuole essere già stato al livello di esso, mico avvicinavasi a Civita C.uenzia), 6i crede quindi potei si stabilire come il paese che vedesi sulla punta d' un colle bivio della via Sublacense e della Vale- jn poca disianza e spellante al regno di ria(già magndica (pianto rAp[)ia e la La- Napoli, non checon altri limili del regno lina), non lijsse alla stazione ad Lainnas, ili medesimo, nel (juale si ha ingresso per cui li.'ci paiola nel voi. LX.\,p. 242 e 258, l'adiacente via che comhicealla Valle del né all'odierno thverlicolo d'Arsoli, ma in Cavaliere ed a Cars(jli; de' (piali luoghi un quasi medio punto fra questi. Dove la regnicoli riparlai a Fescina. I suoi fabbri- strada moderna si unisce all'aulica, veiso cali sono numerosi e decenti. Bellissimo il miglio 35, si vede a sinistra una soslru- il palazzo baronale de'principi Massimo, zione di [)oligoni falla a guardia tlcll.i via, de'(piali tratt.ii ancora a I\ilir.zn .ìfii.s- e dono b'mcouUa lu chiesa dis. Manu del- situi (/ .), antichissima e nobilissima fa
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miglia romana de'marcbesi di Baldac- chino^ elle Leone XII elevò al grado di principi, quando con breve pontificio del 1825, secondo Marocco, eresse Arsoli io principato, e divenendo il titolo del pri- mogenito, quindi pel i.°ne fu insignito 1' eruditissimo e odierno principe d. Ca- millo Massimo, soprintendente generale delle Poste pontifìcie. Questi narra nel- le sue importanti Notizie istoviche della Villa Massimo alle Terme Dioclezia- ìie, che l'acqua Marcia, in origine nomi- nata Aufija, condotta a Roma la invol- ta dal re Anco Marcio, che le die il suo nome, secondo Frontino avea la sorgen- te nelle montagne di Ttigliacozzo, ma il Fahretti di mostrò,e più dilFusaniente spie- gò il Cassio, che le sue sorgenti sono nel- le vicinanze d'Arsoli. Quest'acqua è d'u- na qualità tanto squisita, che mosse Tra- iano a proibire di servirsene ad altri usi e solo per bevanda, comechè data a R.0- ma come un gran dono di Dio, al dir di Plinio. ]\Ia si pregevole acqua, trovando il suo corso interrotto, rivolse le sue be- neficenze alle contrade più vicine alle sue sorgenti, ed è perciò, che la fresca e sa- lutifera acqua, di cui gode la terra d'Ar- soli, condottavi da'signori Massimi, si cre- de sia l'antica acqua IMarcia, alludendo- vi anche il nome della sua sorgente, che si chiama Fonte Petricca, e che può es- sere una corruzione del vocabolo Fons Pitroìiius òa\(n.\a Plinio alle sorgenti del- l'acquaMarcia. Laondeconragioneda chi dubitava se quell'acqua fosse la Marcia o la Claudia, che parimenti da que' diu- lorni veniva a Roma, fu posta la seguen- te espressiva moderna iscrizione nel pa- lazzo baronale d'Arsoli, da' giardini del quale poi la detta acqua scende in servi- zio della medesima terra. Barharorum opera Duclihus et arcuhus dirutis Da- timi nohis est Àqua Marcia et Claudia frui. Anche il Corsigoani riconosce l'anti- co spiraglio situalo presso il palazzo baro- naled'Arsoli dell'Acqua, ch'egli dice Mar- sia e condona in Roma dal celebre lago di
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Fucino,cilando Crocchianle.il bellissimo palazzo baronale viene descritto come se- gue dal Marocco. Ad Arsoli, che non man- ca di decenti fabbricati, con una popo- lazione docile e accorta di circa iGoo a- bitanti, n' è principal decoro il palazzo de' principi Massimo, situato fuori della terra in vaga emiuenza, e fabbricato a guisa di fortezza. La volta della gran sa- la fu dipinta da! cav. Benefiale. Ciazio- sa è la cappella sagra alla Natività di Ge- sù Cristo, espressa a fresco con antico e lodevole siile. Era questa anticamente la chiesa pubblica decorata di molti privi- legi e indulgenze, prima che si aumen- tasse la popolazione. Presso alla cappel- la vi è il nobile appartamento del prin- cipe, reso celebre pel soggiorno che vi fe- ce s. Filippo iN'eri. La pittura della volta nella cameia del baldacchino è del Zuc- cari. Vi era una famosa armeria, e tra l'antiche armature si distingueva quella del duca di Boigogna : i cannoni furono squagliali nella zecca di Roma, e il resto fu portato via da'francesi nella repubbli- ca del 1798. Cogli avanzi di quest'anti- ca armeria e con altri recenti acquisti, n'è stata formata dall' attuale principe una nuova, che forse è l'unica armeria pre- sentemente esistente ne'castelli dello sta- to pontifìcio. Inoltre il principe, nelle ca- n)ere del palazzo vi ha collucato diversi mobili e suppellettili antiche ed assai pre- gievoli; fra le quali 6 di quelle casse che servivano negli Sposalizi (f .) òe no\ì\\\ romani, e due di esse pubblicò il conte Lilla nella Storia delle fami^Ue celebri italiane, e precisamente quelle già ap- partenute a Fabrizio de" Massimi e La- vinia de Rustici sua moglie, genitori di Paolo IMassirao risuscitato dal ricorda- lo s. Filippo. A livello delle caniere vi è un grazioso giardino, e jiossiede pure uà elegante teatro. Al pianterreno si gode al- tro giardino, che introduce a breve ma deliziosa villa. La villa si estende sino al- la sommità del monte ove sorgeva ne'bas- si tempi il caslellodi Belmonle, di cui an-
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Cura veduns! in |)ìeili le nuiia ili lecinlo, Cil un piviale di di-u[)po rosso ricamalo, al Iti ()i;ni giorno si va oriiaiulo con nuo- quale l'altnale principe, per disposizione >i abbellimenti, lanlu nelle piunlagiuni, testuinenlaria del defiinlocardinal Fran- /jnantcj ne'fabbricati, fra'cpiali si vede e- Cesco Massimo suo fratello, ag;^iunse una ietta neh 853 una di vola cappella di sli< pianeta situile riccliisMtna, con due eguali le gotico dedicala a s. Maria di iJeluioule, tonacelle, a' quali doni il principe di re- c'd una fibbrica con torre merlala cosimi- cenle unì un ostensorio e un iuceusieie la sui muri d'nn'anlica |)alondjara, ove u nubilissimi. I francescani del 3." ordine guisa di museo Irovansi riunite alcune vi hanno il convenlo e la cliiesa di s. Bar- preziose iscrizioni ed altri frammenti di lolomeo apostolo proiettore della terra, marmi scolpili, non clied'alciuiepregievo- Da un'iscri/.ione si apprende, che uell'au- li lerrecolle.Quesla \illa da Nibby ancora no 1671 il marchese Fabrizio Massimo, è chiamala vera delizia in([uel recesso di figlio di Pietro, costruì il portico, ampliò monti. Essa trovasi aireslremità selleu- e restaurò il convento, come amorevole liiunale del castello, che per la natura co'religiosi. Nel />/;//. Roiii.contA.i7.yp. del luogo è di forma oblunga diretta da i 1 i, ['cr la chiesa pure di s, Lorenzo vi occidente a oriente, colla piazza all'estre- è il breve di Pio VII, Nupcr Nobis, dei tuità orientale, ornala d'una bella fonia- iZ^sin\ii\o\^o\: Instante inarchioncCa- iia e d'una colonna milliaria lolla dalla rolo Maxinii de Urbe niandatur, utar- \ia Valeria e con iscrizione segnante il chìpresbyteriterrae Arsoli tcncantnr in miglio 38, riportala con altre daMarocco, perpetuimi semel in mense ad qfjìciuni e meglio e con erudizioni da Nibby.Da es- dcfunctorunij etniissamde recpiienicuìii sa si trae che l'imperaloreNerva nel 1 .°aa- cantu; eorwn vero cappella/ius ad re- no del suo brevissimo regno si pose a re- lebralionem niissae inipiadani ecclesia^ btaurare e migliorare le vie, fra le quali fu et hora,statisque ìiebdomadae diebus.Vi la\aleria. Una lapiileinoilerna sulla piaz- sono le maestre pie per l'istruzione del- '/a, posta ad onore di l'io VI Ijinoslra ch'e- le fanciulle, le scuole elementari pe'gio- gli nel 1817 soccorse i poveri della ter- vanetli, ed una valente banda fdarmo- ra col far loro a spese del j)uliblico erario nica. Dice Nibby, che Arsala, Arsii- allargare la piazza e le vie: si legge in Ma- lae, Arzulum, terra del paese degli equi, rocco coll'allra eretta nella slessa piazza sebbene non sìa ricordala dagli antichi nel 1800 dal defunto principe Massimo, scrittori, nondimeno il suo nome ha tan- cjuando abbattuto in essa l'albero della la analogia colla vicina Carscoli e coWa. jnetesa libertà, vi sostituì loilevolmeiile O/z-.v^/^/c (di cui a Spoleto) dell'Umbria, il salutare vessillo della Croce. Ma nell'ai- ch'egli inclina a credere d'origine antica, tra lagrimevule epoca repubblicana del echi sa che non conservi le tracce di (piai- 1848, di nuovo sulla piazza si eresse l'ai- cuna di quelle4i terre fortificate di «|uel Ijcro della sedicente libertà. La cliiesa ar- popolo bellicoso, che nella campagn.i mi- ciprelaledeilicila al ss. SaUatoreè patirò- ciilialedel 4 >' di lloma furono incendia- iialo de'signori. Massimo che l'ed idearono, tee ti isti ulte da'consoh I*. Sul picio Saver- - còche fu eseguito con disegno diGiacomo rione e P. Sempronio Sofo. Marocco ri - dellaPorla dal marcheseFabriziode'Mas- marci l'abbaglio dell'avv. Caslellano,che bimi,il di cui fìglioedeiedePietroneliG35 chiamòArsoli,(^(^/.r.9«/(^/(anclie./r.vn/m//j), ^i poscia lapide riproilolla daMarocco,sul e che neppur conviene il dirlo postoat di y//.v ili presentale il reltoiedella medesima là del Teverone, nome che l'Aniene sol- di vescovo. 11 qiiailro della Tiaslìgurazio- tanto piemie dopo il Ponte Lucano. Quin- ne si giudica ilei Dcnnenichino. Clregorio di a meglio distinguere Arsoli da Carsu- X\ 1 donò alla chiesa un calice d'uigcnlo, /</ dell' Luibria e Caneoli del Lazio, di
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fjnesla ne riportò le notizie, dicendola fii- gida e 4 niiglia distante da Arsoli nelluo- go appellato Civita Carcìilia, presso la montagna di Riofi eddo nella vasta pianu- ra e lungi da Tivoli 22 miglia. Circonda- ta da monti e munita di furlissiine mura, era abitata dagli equi, traversandola la via Valerio, essendone avanzi nel piano di Crtr.^o/Z.Che fu una delle 3o romanecolo- uie,cou altre nozioni che io descrissi altro- ve. AncoCalindri chiamò Arsoli, Carsiila degli equi, e che nel sovrapposto monte Brugna o Prugna è la sorgente della cele- bre acqua Marzia. Ma Corsiguani, mentie dice Arsoli vicino a'Marsi,e secondo altri già ne' Marsi, perchè gli equicoli erangli vicini, poi detti Cicoli e la regione Cico- lauo, ben dislin"iie Arsoli da Carseolio Carsoli, cheCluveriocahri confusero in- sieme, che anzi essendo Carsoli nel con- fine del regno, Arsoli e Riofreddo lo di- vidono da'tiburtini e dallo sluto ecclesia- stico. Aggiunge bensì essere controverso se Arsoli fu fabbricato dalle rovine della colonia Carsolana. Che pervenuto Arsoli nella signoria de' gran conti di Marsi, il conte Rinaldo donò al monastero subla- censedi s. Scolastica le terre di Arsoli, Pio- viano (questi due luoghi da altri si dicono donati al monastero nel 776 da Cesario console) e Anticoli. Altrettanto aflcrtna il p. Casimiro, riferendo che il monastero di Subiacofindair832 possedeva tali castel- li, egli furono confermati da Gregorio IV. Eziandio Nibby dice che Arsoli come per- tinenza del monastero di Subiaco fu con- fermalo nelle bolle di Gregorio IV nel- 1*832, di S.Nicolò 1 neir864, e di Giovan- ili XII nel 958, nella bolla del quale vie- ne designato col nome dì fundum. Cosi nel placito tenuto innanzi a Benedetto VII nel 983 si designa col nome di monte : ol(]uc monte qui i'ocatur Arsulej e come Anticoli, essendo stalo occupato dall'ab- bate dj s. Cosimato, venne reso per deci- sione papale al sublacense. Ma nella bol- la di Gregorio V del 997 si chiama va- slelluw quod voraliirAr.mle/mùmoc\iQ
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la terra venisse o edidcata 0 liedincata e fortificata dopo la ricupera fallane da'su- blacensi nel q83 nell'intervallo di que'23 anni. Come Anticoli di Corrado, anche Ar- soli venne in potere del conte Rinaldo nel 1 000, allorché egli la ridonò al monaste- ro di s. Benedetto, il quale sarà quel con- te ricordalo da Corsignani; indi e come Auticoli fu rioccupato da'prepolenti ba- roni nel I o45i,e successivamente riconqui- stato al monaslero dall'abbate Giovanni, il quale nel 1 09.5 vi fece edificar la chie- sa di s. Maria, il che si trae dal Chronicon Sublacense pubblicalo da Muratori, An- ticj. Meda Aevi, t. 4) p-io47- 1^'*^"^ Is- pide esistente nel chiostro di s. Scolastica, posta dall'abbate Umberto nelio52,fra le terre dipendenti dal monaslero si no- mina ancora Arsala, benché da ciò non possa dedursi che fosse allora realmente in potere de' monaci. Non cosi dee dirsi della bolla di Pasquale lldeli i i5e in- serita nel citato CA/o/aVo/i j poiché allo- ra era tornato a far parte de'beni del mo- nastero. Ma dallo stesso scrittore si rica- va, che circa ili 1 5o un Pviccardo de Ar» zuio ne avea usurpato il dominio (notai nel voi. LXX, p. 21 4, che Riccardo si- gnore d' Aisoli tenne custodito 1' abba- te Simeone sublacense, il quale poi riu- scì a fuggire). In quest'epoca, narra Cor- siguani, nel pontificato d' Adriano IV, ardendo io Italia il furore de' norman- ni e del loro capitano Guglielmo, alcu- ni cardinali che con poca saviezza avea- no consigliato varie cose al Papa, furo- no mandati in rilegazione ne' Marsi, e fermatisi nel piano di Carsoli in un an- tico villaggio, gli dierono il nome di Pil- la de' Cardinali, la quale poi fu dirocca- ta. Poscia anche Adriano IV fu nella re- gione, e probabilmente visitò pure Arsoli. Questo luogo neh i83 era nelle mani di R.icere de Arsola, allorché isublacensi por ■ tarono,per mezzo di Oddone loro econo mo, lamenti dinanzi al Papa Lucio III, perché colui riteneva Arsoli, Roviano,Ro- \ lancilo, e s. Maria Velleii: fu scello per
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giiulice il vescovo di Tivoli Milone, il qua- le sentenziò a Al vote tle'monaci, che i ieb- Jjcro così la terra, secondo diversi scrit- tori. Ma il vescovo Miione non senten- ziò a favore de' monaci, poiché il Papa Lucio MI laiuìnhilitcr dctcrininavil la (jueslione, come leggesi nel Chroiiicon suhliicense, presso il Muratori. Altro e ri- jietulo errore fu il credere Arsoli posse- dulodagli Orsini: esso fin dal secolo XIIF r acrpiislcirono i Passamonli qual feudo signorile, ed uno di questi fu Amico die nel I 528 sotto Mugliano, a Caslel de'Mar- si, vedendo le sue milizie disfatte dalle subhicensi, mentre con Napoleone Orsi- ni bbbiite di Farfa guerreggiava pei Fran- cia onde cacciarne gl'imperiali, si scagliò contro Scipione Colonna vescovo di Rie- ti e abbate di Subiaco, e lo provocò a ducilo. Scipione accettò la disfida e ne rotò ucciso con 4oo de'suoi, e circa 800 rimasero prigionieri. Ma la gloria di A- inico fu breve, percliè 3 anni dopo nella guerra fiorentina, per la quale avea pre- si* parte, a'2 agosto i 532 fu fatto prigio- ne a Gavigiiana dalle milizie papali. Al- lora Marzio Culonna, ch'era uno deca pitaiii,per vendicare il cugino Scipione e punire il signore d'Arsoli che ne vantava l'uccisione, lo comprò per 600 ducali, e di sua mano l'ammazzò, come riferisce il Coppi, nelle 3J('//ìOiic Coluiincsi. Arsoli da' l'assamonli nel i536 Io compraro- no i conti Zambeccari di lìologna signo- ri anche di Poggio Ginolfo, come rile- vo da Coisignani e Marocco. Finahnen- le nel I 574 passò Arsuli in potere di Fa- ])iizio Massimo, la cui discendenza tut- tora n' è signora. La peste che afflisse lionia nellinfauslo 1 527, tei ribilmente imperversò in Arsoli e luoghi circostaii- fi. Per la guerra della Campagna roma- na sotto i'aolo IV, comechè Oiicola nel I 7^7 fu fatta piazza d'arme dagli spa- gniioli e tedeschi, che dominando pureAr- soli, il paese patì le conseguenze di <|uel- la furiosa guerra. Nel 1591 il capobaii- dilu Marco di Sciurra, con una truppa di
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j 5oo uomini, de'(juali Hoo a cavallo, re- cando il terrore nell'Abruzzo, nella Mar- sica e nel Lazio, invase pure Arsoli, ma accorso l'esercito pontificio, prontatnen- le lo costrinse ad abbandonarlo. Più fu- nesta per Arsoli un secolo dopo fu 1* al- tra peste dei i656, come si legge nella lapide marmorea sulla facciata della ca- sa arcipretale, di questo tenore. » Ales- sandro VII sommo Pontefice, Fahritio de Massimi barone romano signore d'Ar- soli. Dopo 129 anni, cioè dal 1527 nel quale la peste così atrocemente incrudelì in Arsoli, che lasciò quasi vote d'abitatio- ne tutte le case, l'anno poi 161(3 della no- stra redentione vivendo gli abitatori non tanto perla salubrità dell'aere quanto per la clemenza de'padroni felicissimi, di nuo- vo facendo fiera strage la crudele pesti- lenza in Roma et in altri luoghi convici- ni, portata dal fato in questa terra di Ar- soli, con tanta violenza accese il fuoco del suo contagioso morbo, che in brevissimo spatio di due mesi soli, cioè da'23 luglio sinoalli 24 di settembre, estinsequasi lut- ti gli abitanti, perchè di 900 ne rapì 7 55, restandone soli 1 45, onde peravverlimen- to e per cautela de'posteri è stata lascia- ta questa memoria. L'anno della nostra salute 1 660". Arroge che io aggiunga con Corsignaiii, che anco il vicino Carsoli nel 1 6'^6 patì gran danno pel deplorabilecon- tagio accaduto in Italia, ed allora furono anche feriti vari cavalieri di Roma, i qua- li cacciando per quelle pianure forzar vol- lero le guardie, poste per impedir le co- municazioni, per riposarsi nella delta ter- ra. Narrai a SuniAco l'andata di Pio VI a' I 8 maggio i 789 [)er consagrarvi la col- legiata da lui sontuosamente riedificata, per cui il marchese Camillo Massimo sul- la via consolare e vicino ad Arsoli volle solennemente festeggiarne il passaggio. Si legge pertanto nel n." 1 .5o2 del Diario di Roma, che alle IMolette d'Arsoli il m.ir- chese eresse un arco trionfale d'ordine co- rinli()(di cui fece eseguire l'incisione che lo iicurda),allu nelle due facciale palmi 64,
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e le due minori formanti la grossezza pal- mi '22.Le due facciale uiinon, benché del- lo slesso ordine, non erano ornale da co- lonne come il prospetto principale, ma e- ranvi aperte due (ineslre [)er dar lume a due camerini ricavali ne' due pieni del- l'arco, destinali pel Iratteniinenlo del Pa- pa nel tempo diesi njutavano i cavalli. Sopra le colonne girava una cornice eoo fiegio ornato da diversi emblemi allusivi al pontificio stemma, e alle luminose a- 7.ioni delia dignità sacerdotale, espresse e relative alla consagrazione del tempio di Subiacoe alla beatificazione del b. Tom- maso da Cori, mediante bassorilievi e cor- rispondenti epigrafi, posando sopra due capitelli le statue della Fede e della Re- ligione. Nell'allra facciala rispondente a Subiaco, due simulacri rappresentavano la pontificia sovrana carità e munificen- za per la soppressione d'ogni diritto di pe- daggi, e la nuova via aperta da Ronia a Subiaco, espressi inoltre di sopra con due bassorilievi e loro epigrafi. I due timpani dell'arco erano ornati da fame sorreggen- ti l'insegne pontificie e la corona d'alloro che i fedeli sudditi olTrivano a Pio VI in segno di gioia, e perciò nella facciala con- sagrala a'pregi del sacerdozio, nello spa- zio maggiore si leggeva l'iscrizione: Pio VI P. 31. Suhlaqueum religionis caus' sa proficiscentì, Arsulitanì elAequìcu- lae unii'ersì ach'eiitu ejus^ adspectuciue optatissimo alacres, laedque plaudìinus parenti puhlico. Nelle divisioni minori la
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laterali in due bassorilievi erano espressi l'Agro Pontino prosciugato, e il Museo Pio-Clenientino accresciuto. In altri bas- sorilievi erano rappresentati la chiesa di Subiaco, il palazzo abbaziale, la sagrestia Vaticana, il conservatorio pio, tutte ope* redi Pio VI, con dueepigr;ifi (lequali col- I eiscrizioni riprodusse il Diario^Q leiscri- zioni mg."^ Brancadoro nel libro. Pio VI in Subiaco). Tale maestoso arco fu cin- to di gradinate a 4 ordini di sedili per co- modo del popolo concorso ancora da lon- tani paesi. Inoltre il di voto e generoso mar- chese fece altri preparativi per solenniz» zareil trionfale passaggio di Pio VI al con- fine del territorio del suo feudo. Ma più memorabile resterà sempre per Arsoli l'apposita visita che volle farne Gregorio XVI a'2 maggio 1 834 l'educe da Subia- co, descritta dal Supplimento del n.° 38 del Diario di Roma, e dal n.°43 del me- desimo, con articoli scritti in Arsoli^ S'in- comincia col dire,chegiammai giorno piìi lieto e giocondo spuntò pel fortunato pae- se, quanto quello in cui ili ben amato Gre- gorio XVI si degnò onorare le sue con- trade. Percelebrareil di lui passaggio da Tivoli a Subiaco, al confine del territo- rio erasi eretto un bell'arco trionfale, ed altro pel fausto avvenimento fu innalza- to in vicinanza d'Arsoli con elegante di- segno dalla comune, decorato d'iscrizio- ni e simboli analoghi alla circostanza. Qui- vi allorché il Papa vi passò al di sotto, uno stuolo di giovanette spandevano fiori e terali due bassorilievi alludevano alla vi- fronde per ornare il passaggio del comuu
sita che il Papa da cardinale avea fìllio a tutte le lene della sua abbazia subla- cense, ed all'eseniplar carità colla quale avea allora istruiti i fanciulli nella dottri- na cristiana. Nell'altra facciata si espres- sero l'opere illustri del suo civile gover- no, e nella divisione maggiore diceva l'i- scrizione : Pio VI P. M. Optinio et in- dulgeniissinw Principi , oh itum redi- iumq.faustunifelicem, Cantillus Maxi- musDominus Ai'suli dicavit devotus san- cLitati majestaticj .ejus.'^c^\\ spazi minori
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padre e sovrano. In qualche distanza la magistratura municipale si presentò ge- nuflessa allo sportello della carrozza ad umiliare, in nome dell'intera popolazio- ne, i sensi del giubilo universale e della sudditanza la più fedele, implorando il permesso di condurre colle loro braccia la carrozza, staccandone i cavalli, il che conseguirono dal Papa, ad onta di sua ri- pugnanza per siifatte dimostrazioni. Pres- so la sua abitazione il medico palatino Pietro Sciarla e sua famiglia indigena
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ti'Aisoli.scmprc di vola a'I'api, volle csJnr- A «.'nciahile, col quale mg/ Soglia clemo- iinrc |iubl>licniiieii(c la griiude letizia d.i sinici e, asDislito da'ing." Altieri e Rai l)o* cui eia rum presa, con innalzare un vago lani, conipaiTi la trina benedizione. iVi- «l'co tiioiilalc, largo palliti ^3 ii(puidia- loiiiulo il i'apa, in mezzo sempre a ite* li, tutto ornato di fluii e mirto, l'iappie- rati vivacissimi e all'eltiiosi evviva tle'di- .«iciitava il Diotiiimento un tempio .simbo- voti sudditi, al palazzo Mas>imo, animile lo dell' Elei iiità, e nelle due lionli esibì in liono con siugolar benignità al bacio leseguenli iscrizioni. Crcf^orins Mf I P. del piede l'encomiata nolnlissiain fami- M. Saruti.<iM'tn(tni Dcmilicti palris Spc- glia, rivolgendo [)arole amorevoli special • Clan rtligioiìis cr{:,o adeuiiti , Petrus niente a mg.' Francesco Sax erio Massimo Sciarra ììivd.ìMlat.ctiiiifrntrilnissuis (che poi fece suo nuicsli'o di ctiiiivra e ytmcoìaids non jìiocul a patria domo niagj^iordofno, creò cardinale e legalo di fausta omnia ohsc(picntissiniiadprccan- Pun'cniia) figlio secondogenito del piin- titr. Diceva rollra: Grcgorii P. I\I. Lac- cipc. Quindi si ilegnì) gradire una refezio- tior in l l'hcm rcdcas Bcìicdictns pater ne, imbandita nobilmenle, ed ancod'aiii- aanetissimus fer^'cntiora tua coelitusru- mellervi lutti gl'individui deireccellenlis cepit,K'Ota nusquam te di\'ina destituel sima casa, l'oscia ricevè in Irono gì a/io x'irlus hacfreliis tcmporiim pravitateni samente al b;icio del pi^^l clero, la ma- faeile exiiperalns. Da un lato dell'arco gistratura comunale eg^^nativa, e al- ai mouizzavanu i musicali istrumcntidcl- tre principali |)ersonedel [iaesee'foraslie- la banda falla a bella posta venire da una re. Condiscendendo corlesemenle il Papa terra vicina, e questa era intramezzata da alle vive brame della nuuieroslssima |)u- esplosioni di 200 mortari; mentre nel polazione, accresciuta tla quella de'con- prussimo casino dei Sciarra pendevano micini paesi, si recò alla loggia piuici|)ale dai balconi drappi e altri segni di esul- del medesimo palazzo, che domina il pia?.- laiiza. 11 I*apa si degnò esternai ne coni- zaie del giardino e villa, donde compartì piacenleappiuvozione,di che i Sciarra ne l'apcjsddica benedizioiie,il quale fallo veii- :iiidarono lietissimi. Giunto il treno del ne tramandato a'|)ijslcri con mai inorea i« i'apaa pièdel palazzo baronale, fra il rim- scrizione italiana, che ivi si legge allissn. bombo e l'eco de'morlari, le acclainazio- Questo ougnslo allo fu veramente accom- ni che assordavano l'aria, miste al suono pagliato da tale complesso d' imponenti delle bande edi lulée le campane, si trovò ciicoslanzeche non è lacile il descrivere e a riceverlo il defunto principe Massimo leslerà iii(liineiiticabile:poichè si presentò kfjprinlendeiite gi;nerale delle poste jion- alla vista d'ugniino un sorprendente e in- tilicie, nella quale distinta rappi escntan- canlevole speltacolo, nell'allollalo popolo Zix avea per lutto piecetluto il di lui ar- riunito nell' ain(iio soiloposto piazzale, e live, colla principessa consorte Ciislina gradalatuenle situato nellecircoslanti col- di Sassonia, alla lesla dell" intera ecpel- luiecheeclieggiavanodel fragoiede'mor- Icntissima famiglia, e de' principi Laii- tari, ma piia delle replicale cordialissime tillotli. Del DragoeKiispoli consorti del- inclainazioni di gioia e di liipudio il più li- figlie. Piingraziòil piinOipe Massimo ri- sincero, che unito a'variopinti colori de'lo- spettosamenle il I'apa del segnalato e in- 10 abiti, ed al ripetuto. svolazzar di agitali sidiubile onore che gli compartiva, cor- paiinilini, formava un assieme quanto pil- lisposto con paterna benigmlii. Dopobic- luiesco, altrettanto commovente e edifi- \e tialli-niinento, il l'iipa preceduto «hd- cmlc. 11 i'apa esli-rnala la soddisfazione clero e dalle lonlialci nile d'Ai soli, dalla che ne provava il paterno suo animo per famiglia e croce ponlihcia, si portò nella lauto religioso euliisiasino, si degnò nio- chiesti pan occhiaie, ove trovò esposto il strareeziandio il suugradimenlo al jirinci
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pe e principessa Massimojclie tornò a I)e- nediie in uno coil'intiera famiglia, ed in iiìezzo senipie agli augui'ii e felicitazioni delle po(ioliizioni, pniù alla volta di Ti- voli, lasciando scolpito nel cuore di tut- ti un tenero e indelebile monumento di gratitudine eteina, e di affezione ingenua e costante, rimanendo inognimo impres- so sì fausto e avventuroso giorno. Que- ste diuiostrazioni gli arsolani rinnovaro- no la sera de'4 cu3oS''^> '" *-"' '^ niagi- slratura avendo portato in trionfu lo stem- ma ponliflcio che adornava l'arco, e de- positatolo sulla piazza grande del paese vagamente illuminata, feceavantidi esso incendiare un fuoco in mezzo a'suoui del- la banda, di tulle le campane, ed alle ac- clamazioni d'una popolazione piena an- cora di gioia per l'onore compartitole da Gregorio XVI.
Antìcoli Corrado. Comune della dio- cesi di Tivoli, con territorio in colle, clie produce principalmenle ceieali , olive , molli legumi e pascoli. E" posto sopra un monte dipendentedalla catena del nionte lUifo, chiamato nel!' anticlie carte Cru- jìliiis, sulla riva sinistra dell'Aniene, quasi rimpetto a Roviano, e distante da Roma per la viaSublacense circa 36 njiglia, tra- versandosi il (lume sopra un ponte che dà nome a questa terra. Le acque perenni sono vicine, potabili e leggerissime. 1 suoi 1 loo abitanti circa, sono industri e fa- ticatori: n'è priojaria famiglia quella del tonte \ eloli,e ve ne sono altre di riguar- do. Possiede due chiese parrocchiali, l'uoa dedicata alla ss. Trinità, l'altra intitolata a s. Vittoria protettrice del luogo (della qua- le parlai nel voi. LXX, p. 264 e altrove), di considerabile vastità e buona struttu- ra. Vi sono le scuole elementari, eia sua situazione elevata corrisponde allo svi- luppo del talento e della sottigliezza. Ali- tìciiluni o Anticoluin Corradi fu com chiamato per distinguerlo da Anlicoli di Frosìiinnej l'aggiunto Co rrado l'ebbe da imode'suoi signori, non però ne fu il fon- dutole, come sct-isseiualcuui. In futti, pio-
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va della sua antica e anteriore esistenza si ha nella conferma fatta nell'SS^ da Gre- g(n'io IV de'possedi menti del monastero di Subiaco, ed in cui vi è compreso Ao- ticoli. Indi narra Nibby, che nel q83 es- sendo ritenuto questo fondo da Leone ab baie di s. Cosimato, e nun polendosi da' monaci sublacensi tornare in possesso di esso, si venne ad un giudizio o piacilo a- vanti Papa Benedetto VII, il quale lo fe- ce restituire all'abbazia di Snbiaco, come si ricava dall' originale riportato da Mu ratori, Antimi. Mcdii Aevi t.i,p. 379. A quel!' epoca però comparisce semplice- mente come locusj ma nel 996 Gregorio V nella bolla di conferma de'beni del mo- nastero di Subiaco , riferita dallo stesso IVIuratoriap. q83,lodiceC^<^/t'//?;/«^f<of/ i'ocatiir Aiiticiiliini. Verso il 1 000 era ve- nuto in potere del conte Piainaldo che si dice figlio di Berardo, secondo il Corsigna- ni de'grau conti di Marsi, e qiesti lo do- nò o per meglio dire lo re>tilui al mona- stero, se si vuol credere al trasunto della cronaca Sublacense. Nel io52 si ricorda insieme con altri fondi nella lapideesisten- te nel chiostro di s.Scolastica,coine appar lenente al monastero; ma fino da' primi momenti del pontificato di Benedetto IX (meglio nel declinar di esso), verso ilro4'> era passato di nuovo in mano a'iaici, di- cendolo il p. Casimiro; e mentre Giovan- ni abbate di Subiaco disponevasi a ri- conquistarlo, come avea fatto di altre ter- re, circa il 1075, Papa s. Gregorio VII ne dispose a f.ivore del di lui fratello Od done. Il figlio di questi è quell' Oddone da^Poli, di cui parlai di sopra , il quale riconoscendo la ingiustizia del possesso, priuia di morire diede questo Castrum, in-iieme con Poli e altie terre, a Papa A- driano IV nel i i5'j, facendone allo for- male pubblicalo dal Mm atori.Ma qui Nib- by è in contraddizione,a vendo altrove det- to, cJie il Papa lo costrinse energicamenle a cedere, e poi glienediè l'infeudazione con altri castelli. In quest'intervallo, fra l'oc- cupazione e la rcstituzioue d'Anlicoli, si
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h-»nno tliiP aldi dociunenli nella rronnrti SiiM.icen'i»': il i ." è l'actjuisto clip l'.ililìnle siinnoniinnto Giovanni lece tlella tl»if'<;n di s. Giovanni con tutte le sue pertinen- ze, esistente in Castro JiiticuloA\n<^e per nianliMiere nna specie «li diiiltn; l'altro è Iaboll;ulil*ii'i(pialelUlcl I i i -l.iu'lhi (piale coiirerniiUKlo i beni al nionasteio siibla- ceiise ricorda ancora yììiliculuiìi. Ma pò* .steriormenle tornò in mano de'laici. co- me d'un Gregorio signore d'Anticoli e di Monte Casale; e (in dal 1267 appnrteiie- TB insieme con Saracinesco a Corrado d'Antiochia, pel quale prese 1' aggiunto di Corrado. Questi di regia stirpe e di iia7Ìone antiocheno, colle sue ricchezze e la potenza signoreggiò sopra altri castel- li, e ne riparlai a Sambuci conCorsigna- ni, il quale dice pure che Anticoli antica- mente appartenne alla diocesi de'Marsi. Negli annali Benedettini spesso si fa men- zione del conte Corrado d'Antiochia, co- ìììcs castri Anticuli. come in una carta del r 3o I . Questa contiene i capitoli delia pace falla a' 1 7 giugno, iiilcr Corraduin de Antiochia comitcm castri Aliticeli ex ima, ci Coiiimunitatcm Tihuris cjc alte- ra. Laudo lato per nohilein vinirn Pan- lum Baribclli civeiu. et Caput Milìtiae Tiburis. Già raccontai parlando di Sam- buci, e tornerò a farlo ne'cenni storici di Tii'oli. la guerra de'libuilini contro An- licoli Coiradoeil signoredi esso altro con- te Corrado, per avere il comune ricusalo da molli anni il paganaenlo della gabella del passo di Tivoli , e della vittoria nel i38i riportata da'liburtini. I successori del conte iieli.73G venderono agli Orsi- ni Anlicoli, e da essi rac(|UÌstarono nello stesso secolo i Colonna, e nel testamen- to di ISlarc'Anlonio Colonna vincitore di Lepanto, liilto (ino dal 1 ')()<), nell'islilui- le suo erede universale il priniogcniloFa- krizio, tra'caslelii che gii lasciò sono ri- cordati Anticoli Corrado, ed Anticoli di Fiosinone. l'oscia Anticoli Coriado pas- sò alla linea de'Scinrra Colonna, n'quali tuttora apparlicn*.
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Canfahipo Bardella. Comune «Iella diocesi di Tivoli, c«)n teirilorin in colle, ferace «li grano, «l'uve e «li pascoli. Caii- taltipo è formalo da numerose e graziose fabbriche disposte onlmatamente e con palazzo magiiilìco , in aria buona e con ar(|ua pure buona. Giace in velia di riden- te collicello, sopra una pendice de'monli, con oiizzonte gralissimo, sulla riva de- stra dell'Aniene, circa I 1 miglia disiaiiie da Tivoli e So da Roma, a sinistra della via Valeiia, in luogo che fiancheggia la riva sinistra del Digcnzia, e separa la valle Ustica da «piella della Ferrata. CanlaUi- p«) è così slrellauienle limitrofo di Dar- d«'lla, villaggio ad esso unito, che ponno dirsi uno stesso comune, come lo ripor- ta il censimento deli 827, i cui 600 abi- tanti di buon costume, per «lue terzi ap- partengono a Caiitaliipo, il quale ha la chiesa parrocchiale dedicata a s. Nicola, e come Bardella è succedulo all' antica Dfaiìdela.ya^o ricordalo da Orazio, per- chè ilgelido rivo Digentia,cheavea le sor- genti entro la sua villa, gli forniva da bere ; e nome che per corruzione si convertì poi in/? /^7/v/(7/^. Questo villaggiof'- posto sulla pendice sellenlrionale de'monli che chiu- dono verso mezzodì la valle Ustica oggi delta di Licenza. Della massa Mandelana, parte della quale era il finidus J aleria- nus ili territorio std'iiien'-is. ne feci pa- rola a Poggio Mirteto, anch'esso chia- malo Mandela. Viene ricordala nella la- pide di Valeria Massima trovala nel 1757 presso la chiesa di s. Cosimalo, e traspor- tata nel palazzo baronale di Vicovaro; la- pule che servì a determinare il sito ilella villa d'Orazio, come sostiene Nibby, il- lustrata dalla bella Dissertazione sulla villa d'Orazio di Domenico de Sanctis.e «la luì slesso nel / iti^^iiio antiquario alla villa d'<)razio, e situala presso Licenza. Bai della è sulla via Valeria, e nell'andai vi si volta a sinistra «li s.Cosimaio,lraversan- dosi a guazzo il gelido rivo Digentia di <). ia7Ìo,e (|uindi sempre si sale. Nella cliiexa dis. Vincenzo, cb'è la principale della ter-
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ra, evvi la tomba gL'iililiziacle'Nunez mar- cli'era aTivoli,e di questa si osservano de' chesi di Bardella. Sotto la tei ru sono ru- piaiiciti di musaico, delle mura e una uiae- deri d'un muro a poliedri. Nell'arcliivio stosa tonte. Vi è pure la fonte Blandusia Orsini vi sono varie carte dalle quali ap- (o Bandusia più limpida ancora del ve- parisce essere stato questo vilhiggio nel se- tro), della quale si uìostrauo due ruscel- colo XV di quella famiglia. In esse e co- letti, ed una grotta ben ampia, ove ve- nie pure iu altre memorie de'tempi bassi nivauo riposti gli armenti e ricovrati i pa- li-Q\asi i}eaoaì\iy^lo Bardella. Bardella, slori, rs'el territorio furono le popolazio- Burdelluin, donde deriva quell'odierno ni de'sainesi e de'savinesi; indi soggiun- di Bardella. gè, oh' è ben facile il conoscere che au- Lirciiza. Comune della diocesi di Ti- ticbissima è l'origine di Licenza e d'un'e- voli, con territorio in piano e in colle, che poca molto più remota di Roma. Anche particolarmente produce grano, uve, o- Nibby prova che la villa alpestre sabina, live, farro, granturco, ghianda e pascoli, soggiorno prediletto d'Orazio che prefe- Posta sopra un monte, chea prima vista riva a quello di Preueste, Tibur e Caia, sembra più scosceso di quello ch'è di fatto, è uella valle di Licenza presso il paese o- %'iene abitato da circagoo indi viduijChe pel monimo, in che convengono il De San- carattere, disinteresse e semplicità, perla ctis,ed ilChaupy, nellaDeroui^erfe r/c /a giovalitàe amore ospitale, ricordano quelli inaisoii de campagne d' Horace, mea- antichi sabini da'quaii discendono.il paese tre altri a capriccio la vollero traslocare Ila molti fabbricali non ispiacevoli, cir- a Vacone, a R.occa Giovane e altrove; al- condati da mura con borgo. La strada per tri erroneamente duplicandola, di una tbr- andarvi è a sinistra della Valeria presso mandonedue,la sabina eia tiburtina, meo- il convento di s.Cosimato, e segue rimon- tre era un sol fondo, sabino quanto al ter- tandoloil corso del rivoDigeiitia per buo- ritorio, tibiirtino in quanto alladipenden- ue4 miglia; strada nella piirnavera avati- za. Fra que'che collocarono le pretese vil- zata e nell'estate deliziosa, orrida è però le d'Orazio, una iu Sabina, l'altra a Tivo- uell'inverno, e ne'gioriii piovosi quasi im- li, contraddicendo direltamenteil dichia- praticabile. 1 monti che coronano la valle rato dal po^'ta nelle sue opere, ricorderò Ustica,che (piesta strada percorre, sono co- Cardulo, Kircher e Volpi, allegando uu perti da selve annose. Licenza prese il no- passo della vita d'Orazio attribuita a Sve- lile dal rivo Digentia ricordalo da Ora- tonio. Stringe Nibby il suo dire, che la vii- zio, come quello che bagnava la sua villa la d Orazio fu fra Varia oggi V^icovaro, sabina, nella quale avea la sorgente, e che Mandela oggi Bardella, il pago di Digeu- gravi danni come tutti i torrenti di mou- tia ora Licenza , ed il Fanuni Vaciuuic tagna arrecava al prato in occasione di l'odierna R.occa Giovane, di là da questo pioggia. Dice Nibby che questo rivo ba- alle sorgenli del Digentia. Questo nome starebbe a determinare il sito della villa del paese Licenza fu leggermente alterato d Orazio: esso nasce principalmente dal dall'originale, e già lo era nel secolo IX, monte l'eunecchio da varie sorgenti. Que- come mostra la bolla di s. Nicolò I inse- sto rivoargentinoscorre serpeggiando per rita nel Ball. Rorn. t.t, p.iqS. La terra la valle Ustica e serve di limite in quella di Licenza fin dal secolo XIII fu feudo de- parle a' sabini e agli equi ; e dopo circa gli Orsini, ed oggi appartiene al principe 12 miglia di corso va a mescersi nell'A- Borghese. La chiesa arcipretale divenula iiiene presso s. Cosimato. liiferisce pure angustaal crescente numero degli abitau- Calindri che presso Licenza ammirasi la li, si legge nel n.° 98 del Diario di Ro- villa di Q. Orazio Fiacco di Venosa prin- ma del 1 8 J4.,che da vari anni per le pre- cipe de' linci latini, diversa dail' ultra mure e l'impeguo dei vescovo mjj.' l'icUi
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sicraiiugcllalc le foiulaineitlu (rinin nuo- ilo Jclln valle Ustica, circa t 5 miglia di- ^a cliif».! Kul tlisi'gno (lell';uohilelto Lui- ilunle da Tivoli e 33 d.» Roma. Spci au- gi Valudier, e per la (juale quando Gre- dm opiiiòcUcforse Civitella occupòil luo- yoiio XVI si pollò in Sid>iaco die scodi yo dill'anlica Anici iola, e la chiama cillà I 'o. I\la per diverse vicende, unile alla sihina. Ma Nd)l)y dice die Livio fra le cil- tleficienza de'me77Ì, se ne dovè sospende- lìi de^li anlii In Ialini domale da Tniqui- resnl meglio la fabbrica. L'altuale vesce- nio il Vecchio, nomina Ameiiola, e la po- vo di Tivoli mg.' (iigli, nel fare la sua ne in ordine fra Crustumeriuin e Mechd- visita paslniale in Lieenza nel i8 f i , co- lia; e coll'islesso ordine le raminenlò lMi« noseiulo l' urgente bisogno che se ne avea nio dicendo ih'era no allatto sparile. Quiu- e la iiciessilà di proseguire i lavori, tolta di trova Nibby [)lausij>ile il coiigetlurare, iivolse la sua nlti\ ila a rimuovere le cau- the Ameriola sorgesse fra Crustumerio e se dell'interrotta opera, ed ebbe la bella ÌMedullia, non lungi da iVomento.Trovau- s.orte ili veifere in breve condotto a ter- dosi a tramontana di s. Angelo in Ca()oe,- niine il tempio, in cui ad una pro[)or7.io- eia rovine d'un'antica citlù di mediocre nata grandezza va congiunla In sempli- oteosiooe. consistenti nel recinto, parie cilà, l'eleganza e vari ornamenti-ili rpiel costrutto di massi cullici iiregolai i, par marmo istessoeliesi Irovanel vicino mon- le di [lolledri ilella 3." specie, ivi Nibby te Lucretile, e di cui gli antichi baroni crede per conseguenza che fosse situai. i Orsini già si erano servili per abbellire l'anticaAmeriola, come pur ritenne ilGell, ijuel loro palazzo. Mi;. 'Gigli quindi nella e la quale sembia essere rimasta deserta ilomenica ly novendire i 844 ''*^'^^*^'' '** dopol'impresa iliTanpiinio. A. Coppi nel- niiova chiesa e l'a|)ii al diviu culto, de- la /-'/.s.vc/'/. ?» y-////(7/(»^/ ec, ihceeliesem- dicaiidola alla B. Vergine lunnacolata.Fu bra essere slata non distante da Cornicu- quello un giorno di religiosa letizia per lu e da fomento; eij il cuminend. Cuni- l'inlera popolazione, la (piale con repli- na ne tratta nella Disscrl. sulle trenta cali spari, bande civiche, fuochi d'artifi- <o/(>///<' ^///'^T/zr. Appartenne a'baroni Or- cio, elevazione il' un globo areostalico, e sini, ed oggi è de' principi Borghese. La con ispontanea generale illuminazione e- chiesa pai rocchiale è dedicata a'ss. t'ilip- sterni» per una parie la sua pietà, e per pò e Giacomo apostoli, l'allra testificò la propria riconoscenza alle Pcrcilc. Gomune della diocesi di Tivo- cure del sollecito pastore, all'iiupegiio ilei li, con territorio in colle e inonlc, che sin- suo arciprete d.(«io. Ballista Marcoltilli, golarmente produce farro, ghianda, fie- f alle largizioni de'molli insigni l^enelàl- no, grano, biada, uve, olive e pascoli, con lori che concorsero ad alìVellare il com- p lese di mediocri fabbricali cinti di mii- pimentodella nuova chiesa, fra'quali me- ra, con vasto borgo non dispiacente. Ri- ritano particular menzione il principe d, ferisce Calindri, che fu iletlo Porcili nei Marc'Antoiiio Borghese e il conte Mario |)iioii del suo sorgimento, perchè non era Orsini. che la riunione di [lochi lugurii pel lieo- Ciiitclld. Appodiato di Licenza dal vero de'porci e de'pastoii a cpielli adilet- iS^y in poi, prima essendolo di l'ercile, li; ma il crescer di quegli produsse la ne- nella diocesi di Tivoli. Questa piccola ter- cessila di costruire de'fibbricati, e si for- ra saltinn, che a distinzione di cpicHa del- mò il [laese. Nel territorio era vi un lago, di l'abbazia di Subiacoe di altre ilello stes- cui al presente non restavi che l'improii- Ko nome si appella Civilella di Licenza, la del bacino e la produzione d'erbe pa - piobaliilinente surse ilaliantico pago sa- lustri, e pochi passi di terreno piliidos'). bino (Il Di^eutia.. Sta sopra una dcllcpiin- Due Marocco che l'ercile fu la pallia di te del monte (jennaroo Lticrelile, in tiui» 'piulchelcllcraloespecialaiculc nella me-
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dìoiiia, come il J,' Marcutulli. La chiesa panoccliiale è solto 1' invocazione di s. Lucia.
Riofrcddo. Comune della diocesi di Ti- voli, con teiriloi'io tutto uiotiluoso , che proiluce precipuamente giano, pascoli e aldo, con circa i 200 abitanti. Dice il Cor- signani che situato vicino aliarsi in li- fjidissimo clima, siccouie spiega il suo no- me; e Marocco agi^iunge che alcuni real- mente pretesero che da un rio d' acqua molto fiedda fosse cos\ denominato, cer- io essendo la sua etimologia troppo par- lante, ma piopi iamente non essere in ae- re e posizione frigida. Soggiunge Calin- dri, che ha Cartoli e Riofreddo passa un rivolo, ch'è il confine tra il reguo di Na- poli per (piesta parte della JVIarsica e lo stalo ecclesiastico, Carsoli trovandosi po- co lungi da lloiua e dove si giunge con viaggio d'un giorno (anche meno). Dice ancora, che ne' monti che lo sovrastano miravansianlicumenle profondissimi puz- zi, i quali erano stati ordinati dall'impera- tore Claudio per i>fogatoi dell'acijue del lago di Fucino condotte a Ptoma. Cairn- dri invece scrive, che ne'dtlti monti Irò- vansi ancora i due profondissimi crateri o ricettacoli d'acqua, che i locah dicono pozzi, costruiti [)er uso del famoso acque- dulto che dal lago di Fucino recava l'ac- que a Pioma.Si vuole Piiofreddo edificato da' monaci suhlacensi, prima dell" 'iìS'j , il che notai nel voi, LXX,a p. 276, e nel 1288 trovo un Landolfo Colonna Mili- Icin Rivijri^idi e signore di Roviano, ile- scrivendo il (juale luogo ne riparlerò. Nel- le Memorie Colon/ic.si dtiì eh. Coppi, ri- cavo le seguenti nolizic sui Colonna ba- roni di Riofreddo. 11 mentovalo Landol- fo della Coloima nel 1 287 era signore ge- nerale di Piiofreddo e di Roviano, e con allo de'2 I febbraio confermò gli statuti del 1° di tali castelli. Bonifacio IX favo- rendo i Colonnesi, concesse a vantaggio di altro Landolfo verso d 1401, la dimi- nuzione della (nelà del dazio sul sale e del. focatico nelle terre che possedeva nel
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terriloriodi Tivoli, cioè Riofreddo, Mon- te Agliano, Roviano e Vallmfreda. jNei 1 431 tra gl'insorti Colonnesi conìro Eu- genio IV, il quale esigeva che reslitnis- sero alla s. Sede ciò che avevano avuto dal parente Martino V, vi fu Gio. An- drea signore di Riofreddo, il quale cogli altriColonnesi a'23 aprile sorpresero por- la s. Sebastiano e poi tentarono solleva- re i popoli, repressi però dalle milizie pon- tificie. Continuando essi le ostilità nelle vicinanze di Roma, furono scomunicali e confiscali ne'beni. A'22 settembre il Pa- pa si pacificò co'Colonnesi, ma ebbe cor- ta durata l'accordo. A'i 7 febbraio! 432 Antonio Colonna principe di Salerno ven- dè al magnifico e polente signore Anto- nio della Colonna, signore di Riofreddo, i castelli di Ardea e di Frascati, e la me- tà di quello diroccato di Soiflìrata, pel prezzo di 5 1 ,000 fiorini d'oro. Poscia Lo dovico della Colonna, spo^ò la sorella di Gio. A.ndiea di Riofreddo, ed in pegno della dote ebbe il castello d' Ardea: ru;i il >>igiiore di Riofreddo per liberarsi dal pagamento della dote, o per istigazione degli Orsini di Tagliacozzo, che deside- ravano veudicarePaoloOrsini morto nel i4'6 per opera di Lodovico, a' 12 otto- bre [436 entrò con tradimento in Ardea, ne sorprese la rocca dove trova vasi il co- gnato Lodovico e questi uccise. Quanto agli allri luoghi acquistali nel 1 432 da'si- gnoridiRiofreddo,conieFrascati,essipoco dopo li alienaronOjOndenel 1 .\65 Frascati apparteneva di nuovo iminediatatuente alla s. Sede, onde Paolo II ne dispose ,t favore de' canonici regolari Lateiauensi. Indi Piinfreddo per investitura di Grego- rio XV del 162 I, è marchesato delia fa- miglia delDrago nobile romana,alla qua- le nel giugno I 832 Gregorio XVI die il titolo di principe nella persona del mar- chese Urbano del Drago Biscia Gentile, il cui fratello Luigi ebbe a maggiordo' ino e poi creò cardinale: il Papa regnati- le fece il principe Urbano senatore di Ro- ma, e la sua necrologia si legge ncU'Oi-
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serva tore /tom^/io del i85i a p. 833. Il suo solenne nineraic lo descrissi nel voi. L\l\', p. 4^- '''■'* (]ue*cl>e otioraiono la pnlrin,devesi fir menzione onorevole di d, A ndieaConti piofe>soie di fisico-iniileiua- lica, ed astronomo nel collegio romano, uno de'4o della società italiana delle scien- ze, autore di molte memorie di astrono- mia e malematic<ì,clie fanno parie de'co- i\ tietti (Jjitis-roli ttstrono/ìììci i.\i\l\ in luce da!»!! astronomi della specola di dello col- legio, cioè i professori Cajandrelli e Ri- cliL'hach; profondo scienziato, i cui distinti ineriti si leggono nell'elogio esiitente ne- gli atti duU'eiicomiata società italiana, e nella biografìa pubblicala dal -(jior/ialc y/rreiflico,sc\\Uiìóiì\ principe d. Balilassa- le lìoncompagno-Ludovisi. A'nostri gior- ni di Riofreddo inoltre fior'i Luigi Fabia- ni valente pittore, die si distinse negli or- nali e nell'esprimere al vero gli animali, e perciò lodai nel voi. L, p. 269: in altre epoche ebbe altri illustri. La cliiesa par- roccliiale è dedicata a s. Nicola vescovo di Mira detto di Bari.
Rocca (^/o4'/7//f'. Comune della diocesi di Tivoli, con territorio in colle clic som- ministra in più grano, uve, gliiaiida, le- gna da fuoco e pascoli. Osserva Marocco cheraddiettivo di Giovane le derivò per non contare molta antichità d'origine, on- de n'è ristr<'lta la popolazione di circi 4<'0 abilanli. Molti antirpiari dcscrivemlo la villa d'Orazio parlaiono di Rocca Giova- ne e circostanti luoghi. L'Oistenio collo- cò il /^///f/wy^^/rr" Paciinac in Rocca Gio- vane, al tempo di Orazio cadente, ove e- siste un'iscrizione che determina ivi il /,/- ìiuni slesso, e per la i." volta pubblicata esatta e giusta l'originale da Lorenzo Re professore d'archeologia nell' università l'oinana eamalo inaestrodi Nibl)y;il «piale pure riconoscendo in tpieslo luogo il /'V/.- lutiìi T'iiiiinnc. dice naturale il supporre clif in origine il tempio abbia servilo ad annodarvi unn popolazione, la quale poi fu causo del villaggio di Rocca Giovane, pei cui i suoi piiaiurdii sono aiitichissiuji.
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Anche larciprele Sperandio nella Siil'i- un .v</r/v/, conviene che l'antica deità Va- cuna della Sahind (ove ne riparlai e ri- parlerò a MonleLibietti). ebbe templi ina- gnilìci, e di uno esistere le vestigia nella valle deirantico castello di Digentia oggi Licenza, di (pia dalfaltro castello di Roc- ca Giovane a pie del monte Lucrctile, e celebre come creilulo unodecaralteri in- dicanti la lamosa villa sabinese d'Orazio Fiacco. La valle di Licenza Nibby la di- viilein due [larti, l'anlerioreapresi iu mo- do aiifitlìatrale fin pressa la mola di Roc- ca Giovane, dove i monli si stringono e formano come una 2." valle inteiiu, che dopo essersi dilatala lino alle sorgenti ilei Digentia termina nel dorso de'monli del- la l^ielrae Pennecchio; ed a questa 2/ val- le corrisponde mirabilmente la descrizio- ne grafica che il poeta fece della sua vii ♦ la. L'asse della valle è nella direzione da sud a nord, e la divisione fra l'esterna e l'iiiterna incontrasi circa 2 miglia dopo s. Cosimato. La slrada o piuttosto sentiero rimonta il corso del rivo, e sebbene sia incomoda, il disagio viene allevialo dalla bella veduta. Dopo la mola di Rocca Gio- vane trovasi una specie d'osteria abbm- donala, della Lamato. I monti nello strin- gersi lasciano ampio il lelto al Digentia, che riceve ad ogni passo il tributo ilell'ac- que die a destra e sinistra scendono in piccoli rigagnoli da'moiili adiacenti. Do- po Lainalo un senliere a sinistra diverge a Rocca Giovane, ed un mezzo n»iglio do- po incontrasi la via propriamente detta di Rocca Giovane, che in (|uel puntosi mo- stra il paese con tutta la sua imponenza collocato so|)ra rupi in cima a un monte selvoso. La prominenza di Rocca Giova- ne copre tuttora il recesso da'venli austra- li, come a'tempi d'Oiazio, e ne fa un na- scondiglio ameno. Dovi; il monte Lucre- tilu rimane sco|)erto d.i'boschi, e vestito ili prati odorosi di timo e di serpillo, che una delizia [lasseggiaivij e fa ricordare con piacere i versi del poeta. Le possessioni di Rocca Giovane e cuu lilulu di uiitrohcsi)»
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lo, le acquistò a' nostri giorni Luigi del Gallo ricco scieuzialò, e l'eredilò il niar- cliese lìglio. La chiesn pairocciiinle del- la terra è sotto l'invocazione di s. Nicola vescovo di Mira denominato di Bari.
Eo\'inno. Comune della diocesi di Ti- voli, con territorio in colle, che special- mente dà i prodotti di olive, castagne , ghiande e pascoli, con qualche (abbricato ragguardevole, come il pjdazzo baronale già de'Colonna, ed ora ile'Barberini Co- lonna di Sciarra,come leggo in Calindri, e Marocco che lo dice posto sopra un col - lioello d'ogni verdura spogliato, poco di- stante da Arsoli e da Subiaco, e quasi di fronte ad Anticoli. 11 Nibby nell'articolo Roviaiio e Roviancllo,Rahiaìium et alimi Ruhianuni, Rimanuni , la dice terra di circa 700 abitanti, posta sulla riva destra deirAniene,36 miglia distante da Roma, evi conduce una strada disagiata per un' ora di cammino che si distacca a sinistra dal tronco della via che mena a Subiaco, la quale si lascia al miglio 33, Giace so- pra un col le ch'è l'ultimo contrafforte d'u- Jia lacinia del monte s. Elia verso detto fiume. L'origine del nome della terra può trarsi da un qualche fondo, che ivi aves- se la gente Rubria, che non è ignota nel- la storia, specialmente negli ultimi tem- pi della repubblica, giacché d'un Lucio Rubrio Dosseno questore, di cui ci riman- gono molte medaglie, parla Cesare nel lib. 1° delle Guerre civili, il quale seguendo le parli di Pompeo si dovè arrendere a Corijuio; e da quel tempo cos'i fedele fu al dittatore, che questi lo nominò alla pre- fettura (Il Roma insieme con Lepido, al- lorché dovè partire per la Spagna. Quia- di da pr (ledi uni Ruhi-iauuiu, fiiiidus Ru- hriaiLUs polè nella corruzione della lin- gua formarsi fundus Ruhìanus o Ruhia- nulli semplicemente, com'è evidente che da questi nomi deriva l'odierno à\Rovia- no. Ne' tempi bassi la i.^nemoiia che ap- parisce di <|uesto luogo è ilell'HSj, poi- ché nella bolla di Gregorio IV, fra'beni coulcrmuli aimuuaslero subluceuse si uu-
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mina pure un castellum Rnhianum,c\ìè appunto questo, e vi conviene anco il p. Casimiro da Roma : lo' stesso si trae da (piella di s. Nicolò I deir864. L'impera- loreOltone 1 nel diploma del 0)67, col qua- le confermò i beni a tal monastero, no- mina un Oìanuin iiinius, et Oiaiiuin mi- jiux, cioè Roianum inaius^etRoianummi- nus, che evidentemente corrispondono a Roviano e Roviauello: la mancanza del- l'iniziale /?, dice Nibby, probabilmente è difetlo della carta originale nella quale pel tempo si sarà cancellata, ovvero è di- fetlo dei trascrittore che l'ora mise. Ver- so il 1000, soggiunge Nibby, era venuto Ruhianum in potere del conte Rainaldo, che si dice francese, il quale lodonòo re- stituì al monastero sublacense,come si ha dal suo Chronicon. Ma Corsignani, tanto ben informato della storia de'suoi Marsi, dice Roviano già appartenente alla dio- cesi Marsicana, e nella signoria a'gran con- ti de'Marsi, e che Rinaldo figlio di Berar- do, non mai francese, donò Roviano con altri castelli al monastero sublacense di s. Scolastica. Nella lapide del i o52, esisten- te in quel chiostro, fra le altre terre del- lo stesso monastero si nomina ancora Rvviam', come pure nella bolla di Pasqua- le 11 dell I i5.Però leggo nella delta lapi- de stampata, Ruhianuni mains, Rubia- nuni minus. Le iovine d'i Ruhiaiiumiui- nus, che oggi diconsi Rovianello,sono cir- ca un nìiglio distanti da Roviano, e si ve- deche appartengono a un castello de'tem- pi bassi. Quanto a R.oviano, nel salirvi si lasciano a destra i ruderi d'una villa ro- niana, forse quella chediè il nome alla ter- ra, secondo Nibby, ma che non sieno la- li l'andrò a dire. Da Roviano per sentie- ri alpestri e per un bel bosco di querele si può andare ad Arsoli, e si sbocca nella strada grande verso il miglio 36. In que- sta traversa prima di scendere alla vi;i si hanno belle vedute della valle dell'Aiiie- ne e di quella dell'acqua Marcia. Rovifi- no ebbe i Coloniiesi a suoi baroni, che lo possederono iu feudo cuu titulo di priu-
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ci[ialo, da'qiiati pnssù nel laino dopiiii- cipi Colomiu di SciaiiH. Nelle Mi /norie Ciì/o/iiusi del già lodalo Co|)|»i, apiu'eti do le seguenti nuzioui.Laiiduli'o delia Co- loiinu nel i 287 era signore generale di Tioviano e Rioficddo, e con allo de' a i fcl)l)raio di dello anno conferniò gli sia- Ulti del castello di Roviano. Ad un altio L.indoifii Colonna nel 1 4') l circa Boni- lacio I X diiuinoi (|(te'da/.i di coi feci men- zione parlando di Uiofrcddo. Nella guer- ra di Paolo III contro Ascanio Colunna, iieli.Ti4' 1 esercito ponlilìcio coiunnil.ito da Pier Luigi Farne>es"iu)j)ailronì di llo- viano e degli altri costelli del Colunlle^e, onde il Papa ne fece suianlellare le for- tezze. !\Iorto Paolo III a' 10 novembre I 549, Camillo Colonna col lavure e l'a- iuto de" vaNsalli ricuperò ail Ascanio as- sente le avite castella, inclusivamente a lluvianu; indi Giulio III lascii) die godes- se Iraiiquillamcnle i beni riconquistati. Nel 1623 Oddone Colonna e Alfonso suo f'ialello, ed altri coereili dA padre Mu- zio seniore, venderono a Carlo Darberi- 111 fratello d'Urbano Vili il castello di Iloviuno, per il prezzo tli scudi 57,5oo con islroinenlode*24»uvenibre. Pel nia- IriintJiiio di Cornelia, superslile de'Bar- bermi, con Oiulio Ces.ire Colonna prin- cipe di Corsignano, (pu-.ti lascialo 1 avito cogiionie a^sun^e (juello di IJarberini, ed ebbe tra'lìgli inascbi Urbano e Carlo. Dal 1 .''iiac«|uero Rlalfeo, Prospero ed Etto- je, ed al secondo denominali toccò il ca- stello di Roviano, per cui ora ne porla illilolo di principe di Roviano d. Prospe ro Rarbeiini Colonna di Sciarla, di cui |)arlai ne' voi. XIV, p. 298, e LXXIV,p. 34 1 , dimorante nel Pa lazzo ScìarraCo- loniui (P.Jìu Roma. Siccome neh." dei citati voi. indicai che di lloviano ne trai- la Fi.uicesco Parisi nelle dotte Istruzio- ni ncr In j^i(H'fiitii iiiinic^dUi. inlld sri^rr- tc.rin, e di cui in questa mia opera mollo mi giovai, qui riprodurrò il da lui riferi- to. t^>nesta terra posla sulla falda d' un niuiile, dove <djiluioiio ^li c({(UCijIi, con-
TI V fina con Scarpa, Anlicoli Corrado, e Ma< rano, non clie co'due culli paesi d'Arso- li e Riofieddo. Di Ruvi.inofm freqieu- le men7.ii)ne la cronaca e i diplomi dell'ila sigile monastero sublaci'iise, die sin dal- l'Vili secolo n'era padrone. Fu castello fornito di do[)pie mura, e serv'i talvolta di [ii'opugiMColo ali' opposta fortezza di Anlicoli Corrado, de'Corradi principi di Anliocliia, riservatosi nel 1 244 dall'impe- ralore Federico II nella capitolazione con Papa Innocenzo IV, come si ha da Mal- ico Parisio, /list. Aiii:;l. Le leggi muni- cipali, che prima in pule si concordaro- no e oisiii'vni-oiìoiiitcr nnhilc.SyC'f nriiilru- U'\ \>iros ci. Jacohum Odoiiein et Niro- Iduni filìus nuondani Octnbianì de Rii- Inailo ex una, ci syndìcos Ritbianìcx ai' trra, furono quindi del lutto terminate, ed ivi pubblicale 111*1 iT.'ò'i per mainili lì • i uni x'iritni d, Landidphiini diì Colitnif)ii't mi/i lem Rì\'ìfrìi^{di^ac!{ulnanidoniìniini l^eneralcni in platea juxta ecclesiani s, Joliaunix. pala tinnì Castri memorati, et reiiid. Nieolai de Pari sii s. Nel 1 4^4 "''' " i^ìiifìeii.f^ et polens \'ir Johannes Andreas de Coluinpna prò se,et nomine Landtil- plii suifratris germani, considerans tri- />idatìones, et an^astias tinniinihus, et U- /u\'er.\ilali e/usdem Castri Ruhiani, oc- easione fidelitatisrnnsen>andae, ah ho- stinrn ineursa, per eotnitem Talearotii, et ejus gentes, dafas, idtirco in recom- pensa tioneinpraeilietor uni ohsequior uni eie. diminu'i alcuni pesi già dall' univer» sita e comune di Roviano addossatisi. E nel I fyCi'iyJohannesdeColuiniia miles- ar- moriiin ete. Respieiens affeetione, sinee- ritalem,et fìdetitafem quamliominc Ca- stri nostri Rubiani erga Nos, et Sta funi nostrum liahent, cuinque elapsis tempo- ri bus prò Nobis. et Statii noatro nutllos passi fiierunt labores ete. Nos, non inten- denfes laij'iismodi eorum afjectionem, n- iiimiipie. sineeritatem, et fìdeni raeuani prorsus, et inaneni e\>adere, li diiuiniri maggiornieiile. Nel 1.565 per sentenza dei guulici compi uinissaii iuioiio sopite lo
tiiiioiilepral ^•lf'iSOiia,c(jii '4«iie),ivioa( Hiiida Lucilia 4 '•iiìiilaijiialeT "'' "el monaiiei •"'"fai s, funi,
U
li'tiiln
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tìilTeiviize insoile tra l'Ili. f"" Muzio Co- Juiiu;i, e l'uni versila di Roviaiio, pegli alti ili Gaspare Reiulelli nolaro camerale, l Colonna signori di Roviano talvolta vi di- morarono , e perciò diversi loro figli ivi nacquero. Mentre vi risiedeva ildctloMu- zio nel 1 568, la moglie gli partorì una fi- glia, e volendosi far cnii>[)aro Pietro .M- dulìrandini (fìalello di (iiovanni e Ippoli - lo e padre di Pietro, poi tulli cardm.di e il 2.° Papi Cletnente Vili), gli scrisse una lettera l'S marzo, e perciò gli mandò la bomhace cheavea toccato il s. battesimo della neonata (anticanientenel ricevimen- lo de'ca pelli o delle f;isciede'neona!i si le- i[iì\i\ Padriito). Ma Pietro si ricusò, come uvea fallo ad altri. Muzio ebbe pii^i figli da Laura Frangipani, e poi da Giul.aSau- lacroce: uno di essi fu Alfonso ablegalo a Venezia, per recar la ben ella al caidinal Lorenzo 7-*//;.'/? ere. Uo da Clemente \ IH, I discendenti di Muzio ebbero avauli il liibnnal della rola alcime controversie in^ torno al prezzo della signoria di Roviano. In uno de'libii dell'archivio della chiesa parrocchiale di s, Gio. Ballista di Rovia- no appai isce, che da Odilo Coloima cugi- no del contestabile Ascauio (il (piale scri- vendo a Scipione Parisio gli die per ti^ lolo cV onore quello di amico honoraudo, e il simile praticò la moglie d. Giovanna d'Aragona, con Ascanio Parisi fratello di Scipiorie),ivi nacqucio Odoardo neli6 i 3, Florida Lucilla iiel:Gi6,e Costanza nel 1 6 I 8, la quale poi fu monaca domenica- na nel monastero dell'Umiltà di Ronia, tenuti al s. fonte da Gio. Battisti Parisi abuepote di Scipione e Ascanio mentova- li. Dal i632 in poi, per disposizione d'f /■• baiiO f ///Barberini, Roviano ebbe il ti- tolo di principato, come .rilevasi da vari diplomi di privilegi concessi e confermati in que'tempi da Francesco Colonna, i cui discendenti formarono nelle persone di d. Urbano e d. Carlo Colonna Barberini la 24- generazioue per linea mascolina de- gli antichi signori dellaColonoa(della qua- le riparlai uel vul. LVllI,p. i 3u). Dal eh.
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marchese Filippo Bruti Liberali imparo [)erchè Francesco Parisi nella sua oper.i raccolse le riferite nozioni su Roviano, cioè nella XXIT Mciiioi-ìa sulle belle arti nei sagri te.'ìipfr RfpiTni.tW recenle pubblica- ta co'lipi di Ripatransone.Egli narra, elici Parisi da qualche secolo trasferiti da Ca- vaillondi l'arancia in R^oviano, vi acquista* rouo buona possidenza, e Ira quelli che vi fiorirono nomina il ven. Andrea Pa- risi di Roviano vissuto nel principio del X\'ll secolo, e l'encomiato Francesco Pa- risi nel decorso, celebre per la sua operfi noW Z^pislolografla cSegreteria,o\U e al- Ire, il cui fratello avv. Luigi sposò Lucia zia [):iterna del inarche>e scrittore, la qua- le per genialità si distinse uell'idear dise- gni di fd)l)iiche architetloniche(che i pre- lati ili lui fratelli custodiscono in Pioma incornici l»en conservati), uon che nel suo- nar l'arpa, cioè la 1 .""che co'pedaii per suo uso e per quello del fratello Gaetano da Germania venne in Roma verso il 1782. Restata vedova Lucia nel finir del trascor- so secolo, passò il rimanente de'suoi gior- ni perlopiì.» in Roviano, ove morendo nel 1810 fu sepolta nella cappella geutiliziii della parrocchia di s. Gio. Datti>ta. La fi- glia superstite Agnese Parisi sposò in Ro- ma Pietro Anni vitti, da cui nacque d. Vin- cenzo attuale professore d'eloquenza nel collegio Urbano, che per le molteplici sue belle e dotte produzioni letterarie enco- miai in piìi luoghi. Questo degno e dotto sacerdote, nel 1. 1 3, p. i q i deW Alhn/n ili iìomrt, pubblicò un eruilito articolo, inti- tolato: Le mine di s. Maria delV Olivii sulla via Snblacense al miglio xxxrrr, col disegno di esso e dell'eroineiiza in cui elevasiRoviano. Eccone in breve un estrat- to. Castel di Roviano domina nel sotto- posto suo territorio alcune cadenti mii» raglie, che distaccandosi dalla via Subla- cense poco dopo il miglio 33 s'incontrano a sinistra dello scosceso sentiero che con- duce al castello. Se il paese merita qual- che reminiscenza, anche perchè circonda- to da'ruderi dell'antica via Valeriane da*
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ci[i:ilo, ila'qiiali piissò nel ramo dopriu- finn con Scarpa, Anticoli Corrado, e Ma>
ci|)i Coluniia di Sciane. Nelle Munnric. raiio, non che co'chie culli paesi il'Aiso-
Colomusi >\c\ già loilalo Coppi, appren li e IlidfVeJilo. Di Uovi, ii)i) fui frefjieii-
ilo le seguenti nozioni. LandoII'o della Co- le lueii/iniie lacrunac.i e i diplomi dell'ili'
lumia nel 1287 era signuie generale di signe iiiDiuislero sul>iac;'iise, clie sin dal -
Iiuviuuo e Riofieddo, e con allo de' 21 l'VllI secolo n'era padrone. Fu castello
fcl)l>raio di ilullo anno confermò gli sia- furniìo di doppie mura, e serv'i talvolta
Ioli ilei castello di R.oviano. Adiinallro di piopugnaculo all'opposta fortezza di
Liindulf» Colonna nel 1 4o i circa Doni- Antiboli Corrado, de'Corradi princi()i di
lacici l\ diiuiuui.pie'da/'.idi cui feci nien- Anliucliia, riservatosi nel i 3 ^4 d-ill'iinpe-
zione parlaiidu di lìiufreddo. Nella guer- ralore Federico II nella capitolazione i.on
va di Paolo III contro Ascanio Colonna, Papa Innocenzo IV, come si ha da IVI.il-
nel I 541 l'esercito ponlilìcio comandato leu Parisio, Hist. Aii^L Le leggi niuni'
da Pier Luigi Fariiescsimpadronì di Ilo- cipali, che prima in parte si con<:ordaro-
Viano e ilegli altri costelli del Col(inne>e, iiu e osserv.irono m/r/-//r;/<//('v, <'//;/vf(/cu-
onde il Papa ne fece smantellare le for- tt-s s'irns d. Jiicnlni'ii Odìiwin et Nini-
lezze. Morto Paolo 111 a' 10 novembre Iduin filìus f/unu(Li./ii Oilablaui de Hit-
l54c), Camillo Colonna col favore e l'a- In'anocx UfUi,etsyudicos Rubìnnit'Xnt'
inlo de' vaNsalli ricuperò ad Ascaiiio as- tcra, furono quindi del tutto terminale,
sente le avite castella, inclusivamenle a cil ivi pnhiilicale nel 1287 f)cr mnfrnifi-
l'ioviaiKj; indi Giulio Ili lasciò che godes- < iinn'iru/iid.fjandiilphitmffo ColiinìiìH't.
«e IraiKjiiiliamenle i beni riconquistali, nii/itcìn lli\'i(n)j;idi,tici\iil)iiinidoniiuuf/t
Nel 162 5 Oddone Colonna e Alfonso suo f^cncralc/niii pl/ilcn /(LVfa ccclesiam s,
fiatedo, ed altri coeredi del padre Mu- Joluinni.'!. judatiuin Cristri memorati, et
zio seniore, venderono a Carlo Barberi- reind. Nicolai de P(ii'ìsiìs,^ii\\/^'i\ ma-
III hatello d'Urbano Vili il castello di i::;nilìcu.<!^et jìotens vir Joìinmies Aiidreax
Iloviuno, per il prezzo ili scudi 07,^00 de Coliitnpiia prò se, et nomine Ldndid-
con istroinenlode'24 novembre. Pel ma- j)hi <!(ii fratria germiini^eonsideranx tri -
Irimonio di Cornelia, superslile de Bar- l>ulalione.i,etangustiush()mini/ni<ì,cl Lì^-
l>erini, con Giulio Cesare Colonna prin- iiiversitati e/iisdem Cfistri Riihiani, oc-
cipe di Corsignano, (pienti lascialo l'avito ra'iione fidetit{ttisro/i<!cr^>audae, ah ìio~
cognome a^sun^e (|iudlo ili Barberini, ed stiiiin incursii, per eotniteni Talearotii,
tbbelra'lìgli inasclii Urbano e Cailo. Dal et ej'iis genlex, diilax, id*irco in reconi-
i.^iiacijnero Rlalfco, Prospero ed Elio- peasalionemprnedietorumohsecpiioruni
re, ed al secondo de'nominati toccò il ca- etc. diminuì alcuni pesi già dall' uni ver*
stello di Roviano, per cui ora ne porla sita e comune di Roviano addossatisi. E
iltilol(jdi principe di lloviano d. Prospe- nel i /liyì^Joliannes drCohininu niiley ar-
10 Barbeiiiii Colonna di .Sciarla, di cui monini eie. /iespieiens' n/reetione, sinee-
parlai ne' voi. \lV,p. 298, e L\X1 V, p. ril(ilem,el fidelitatem quanihoniine Cu-
341, dimorante nei Pn lazzo SeiarraCo- stri nostri Ruhiani erga Nos,et Statnm
lonna (f^'.juì Roma. Siccome neh." dei nostrum kahent^cumqiw elapsis tempo-
citati voi. indicai che di Boviano ne Irai- rihits prò Nohis, et Stata nostro multos
la FraiicuNCo Parisi nelle dotte Istrnzio- passi fiierunt Itdmrcs ete. IVos, non inten-
Ili pi r la ^ iin'cndi i/npiigala nella segre- dentes tm/'usnindi eorum affectioneni, a-
te.ria, e di cui in (picsla mia oper.i molto jii/niipie sineeritatcm, et fidem s-r/ri/u/ii
ini giovai, qui riprodurrò il da Ini riferi- proisiis^ et inanem evadere, li diminiù
Ili. (fucsia lena poila sulla falda iV x»n maggiornienic. Nel 1 56;) per sentenza dei
molile, dove .•b.Uruiio ^^li c<pucoli. con- giiulici compi uinissari furono sopite L'
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tlilfei» iize insoile tra l'Ili. "tio Muzio Co- Joiiiiii, e runiversitùtli Roviano, pegli alti <li Gas[)ai'e Rentlelli notato caiueiale. [ Colonna signori di Roviano talvolta vi tli- 11. orarono , e perciò iliversi loro figli ivi nacquero. Mentre vi risieileva il detto Mu- zio neh 568, la moglii- gli pallori mia fi- glia, e volendosi farcnm^iaro Pietro Al- iloliiandini (fratello di Ciiovanni e Ippoli • lo e padre di Pietro, poi Inlii oaidiuidi e il 2.° Papa Clemente Vili), gli scri>seiiiia lettera l'8 marzo, e perciò gli mandò la lioinliace clieavea toccato il s. battesimo della neonaia (anticamente nel ricevimen- to de'capelli o delle f;isciede'iieoiiati si re- sta va /*rtr////,o). Ma Pietro si ricusò, come avea fallo ad altri. Muzio ebbe più figli da Laura Frangipani, e [)oi da Giulia San- tacroce: unci di e>si fu Alfonso ablegato a Venezia, per recar la henelta al cardinal Lorenzo Prudi creato da Clemente \ 11 !, I discendenti di Muzio ebbero avanti il tribunal della rota alcune controversie in^ toi no al prezzo della signoria di Roviano. In uno de'libri dell'archivio della chiesa parrocchiale ili s, Gio. Ballista di Rovia- no apparisce, che da Otido Colonna cugi- no del conleslabile Ascanio (il quale scri^ vendo a Scipione Parisio gli die per ti" iulo cV onore quello di amico honorando, e il simile praticò la moglie d. Giovanna d'Aragona, con Ascanio Parisi fratello di Scipione),ivi nacqucio OdoaidoneliG i 2, Florida Lucilla nel:6i6, e Costanza nel 1 6 I 8, la quale poi fu monaca domenica- na uel monastero dell'Umiltà di Roma, tenuti al s. fonie da Gio. Battisti Parisi iibnepote di Scipione e Ascanio mentova- li. Dal i632 in poi, per disposizione d' £,'/•• liciiLO /^ ///Barberini, Roviano ebbe ii ti- tolo di principato, come .rilevasi da vari diplomi di privilegi concessi e confermati in (pie'lempi da Francesco Colonna, i cui discendenti formarono nelle persone di d. Urbano e d. Carlo Colonna Barberini la 24-" generazione per linea mascolina de- gli antichi signori dellaColonna(de!la(jua- Ic riparlai uel voi. LVlll,p. i 3u). Dui eh.
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marchese Filippo Bruti Liberati imparo [)erchè Francesco l'arisi nella sua oper.i raccolse le riferite nozioni su Roviano, cioè nella XXIT' Mcmoriasullc belle arti nei sa^^ri tempri Ripa/li, (.W recente pubblica- la co'lipi di Rìpatransone.Egli narra, che i Parisi da qualche secolo Irasf-riti da Ca- vaillundi Friinciaiii Roviano, vi accpiisla- rono buona possidenza, e tra ipielli che vi fiorirono nomina il ven. Andrea Pa- rigi di Roviano vissuto nel principio del XVII secolo, e lencoinialo Francesco Pa- risi nel decorso, celebre per la sua opera <^u\\' Epi sto t ogni fia e6'i'^/r?c7*/^,olti e al- tre, il cui fratello avv. Luigi sposò Lucia zia [)ateriia del maichese scrittore, la qua- le per genialità si distinse nell'idear dise- gni di fd)l)i ichearchitetloniche(che i pre- lati di lui fratelli custodiscono in Roma incornici beucunseivali),noii chenel suo- nar l'arpa, cioè la i .''ehe co'pedaii per suo uso e per quello del fratello Gaetano da Gerniaiiia venne in Roma verso ili "82. Restata vedova Lucia nel finirdel trascor- so secolo, [)assò il rimanente de'suoi gior- ni per lo piìi iu Roviano, ove morendo nel 1810 fu sepolta nella cappella gentilizia della parrocchia di s. Gio. Datti^ta. La fi- glia superstite Agnese Parisi sposò iu Ro- ma Pietro Anni vini, ila cui nacque d. Vin- cenzo attuale professore d'eloquenza nel collegio Urbano, che per le molteplici sue belie e dotte produzioni letterarie enco- miai in pili luoghi. Questo ilegno e dotto sacerdote, nel 1. 1 3, p. iq i (\e.\\'Albuni di /ìo//i(7, pubblicò un erutlito articolo, inti- tolato: Le ridile di s. Maria delVOliK-a. sulla via Siiblaeeiise al miglio xxxur, col disegno di esso e dell'eruineuza in cui elevasiRoviano.Eccone in breve un estrat- to. Castel di Roviano domina nel sotto- posto suo territorio alcune cadenti mu- raglie, che dislaccandosi tlalla via Subla- cense poco dopo il miglio 33 s'incontrano a sinistra dello scosceso sentiero che con- duce al castello. Se il paese merita qual- che reminiscenza, anche perchè circonda- lo da'rudeii dell'antica via Valerio, e da-
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gliiivaii7Ì del mnij;nifico acquedolto di Q. porvo nilificiole, tai^liali) in forma rotoli- Marzii*, più lo riniiilii pei' I nrceimute io- di nel inisso ilei iiioiite, che nella bucci» Ville. Imperocché sono ieli(iuie di non ha <) [xcdi di diametro ci 771 almeno di inultoainpla chiesa campestre cliestdcoi- piofomlilà, della quale ^li iiltiiniiB pie- le con piccolo convento da oltre a 6 seco- di sono inondiiti da ncqui. Il Calindri lo li sorse in onore alla B. Vergine, (piasi a chia'na piofomlo cratere, e co'Iocali Un- lompcrecoU amabile relii^ione del suo no- C)i ilil Pozzo. INIaiocco e^nalmenle lo da- me un certo orrore di cui natura impron- nomina cratere asiai profondo, detto da- tò quel passaf^!>io. Si denomina va la cine- f^ii abitanti ffnrni di Pozzo, e^li giudi - sa s. Maria dell'Oliva, da una pianta d'o- camlulo ibrmatodalla natura. Invece Nil>- Ilvo che ritenevasi senza umana industria hy, lenendo presente la relazione del Ve- nata e cresoiula, vi primeggiava sul cam- nellinie pubblicata ila! Cassio, le cui stra- panile, verde e robusta resislemlo del pa- uez/e però rigetta, airenna senza dubbio Il ull'ardore del sole e a.l.i fur/a de'ven- die il poz/o sia artiliciale, ililllcile essen- ti. Ne'viaggi impresi con numeiiio guada- do il rintracciar lo scopo perchè venne a- gno di anime da s. Francesco d'Asisi, al- perlo. Quelli die uè vollero attribuir la lorcliè peregrinò al s. Speco di Suhiaro, cagione all'acquedotto dell'acquaMarcia, a vantaggio spirituale del circondario, da si appoggiarono ad uu passo di Plinio , Im (u scelto il luogo per una chiesa e con- che Nibbycon buone ragioni crede inter- vento de'suoi religiosi, e del tempio neg>it- poi, ilo dal Cassio e da altri, volendo sal- tò lai. 'pietra, mentre il clauslro fu coni- vare la fama di quello scrittore; poiché pito regolarmente verso il i^Sy, e restò Frontino, magistrato dell'acque .soltoMer- in piedi in cura de'tninori conventuali si- va e Traiano, apertamente dice, che la no al secolo decorso. Le divote genti ere- Marcia avea le sorgenti non presio i le- devano che il santo di pr<jpria mano vi a- hgni 0 dal Fucino, ma sulla via Valeria vesse piantato un cipresso, oiulecou filu- verso il miglio 3tì, cioè precisamente sul- cia e successo davano agl'inlerini a bere la falda opposta del monte s. Elia, nella dell'acqua con avervi infuso alcun botto- valle Arsolana , dove pur oggi vedonsi «e di esso. Adunque questi avanzi, come sbucciare circa 2 miglia prima di perve- inaiiifotamente si conosce dalle supeisti- iiire ad Arsoli dalla moderna strada che li tracce, non sono profani di romana vii- si distacca da quella di Subiaco. Q. testo la, come [)i etese l'illustre ìVibby; ed i sas- profondissimjpo/zo è veramente una me- si che servirono alla casa di Dio, sebben raviglia, e giova indicarlo a chi visita i luo- crollanti e coperti d'edera, sempre ispira- ghi,()OÌchè vi sarà (pialche indagatore for- no Venerazione: ciò che fu sagro una voi- tuiiato di cose della natura o di opere del- la è sempre sagro. r<»nlichità,che avemlo i mezzi e il corag- Scarjxi. Comune della diocesi di Ti- gio di discendervi potrà verificare le mi- voli, con territorio in monte, da cui rica- sure e conoscere l'uso primitivo di quel vasi grano, biada, ghianda e pascolo, a- baratro. Ihondo da Forlì dice che get- bilatudapiìi di 1000 individui, fra'<pia- tandovi un sassodi duelibbre di peso, non li<;vviqnalchepossuleiite dicousiderazio- perveniva a toccarli fondo se non dopo ne, 3 miglia hjulano dall'osteria della Fer- aver con pausa recitato due esametri di lati, donde parte il sentiero che vi con- Virgilio. Conclude N'ibby, che (inora non eluce. F posto sopra' un dirupo del mon- sì conosce l'uso di (piesli pozti, e non te Peschioso, sulla riva destra dell'Aule- doversi presumere di spiegarlo a danno IK!. la quale si sale con molto dis.igio. Un della verità e del senso comune. Di Scar- mezzo miglio fuori del paese, verso Ilio- p 1 egli non riiiveuiie alcuna memoria nn- ficJdo, nel luogo chiamato Cuicto è un leiiurc ali i8i, allorché bccoudo la ero-
T I V T I V 29 nncn di Snbiaco, Costo e il stio fì^jlio 6e bili mnr«ìrnni, e rofTiiiono a s. Ilenedet- iScnrna ebbero in consegna la torre eli l\o- ìo,jttrc liacrcditario pcj-fiiichaììt ta/n in iate. Però trovo in Petriui che fu signo- ipsisFormìs^quam in f'aUe frigida. Non leggiala dogli Orsini, e riporterò un suo la trovo però Ira le possidenze ilei mona- racconto. Insorse suUìnir del i54t' un im- stero sublacense, nulla dicendone Nibby pegno fra Ottaviano Monci da Falestri- e Marocco, e altri die consultai. Questo iia e Tontarello da Gallicano, per cui sta» luogo lo trovo chiamato anche / alle- bilìrono entrambi concordemente di ve- fredda, y\v:\\eMenioricColnìuiesiòe\Co^- nire a duello. Datoiedel campo fu Orso pi, dicendo che nel secolo XIV già era Orsini, e lo assegnò nella sua terra della de'Coloima, per cui verso il i4oi Doni- Scarpa. Ottaviano scelse per suo padrino facio IX concesse a favore di Landolfo il capitan de Rossi romano, e Tontarel- suo signore, la diminuzione de' dazi sul lo il capitan Amati zagarolese. Due delle sale e focatico di sue terre nel territorio convenzioni furono, che la querela doves- di Tivoli, compresa Yallefreddn. Dtscri- se lerminarcolla spada, chesarebbe a eia- vendo s. Vito, nellarticolo Subiaco, e le scun di loro consegnala, quantunque el- signorie de'maicbesi Theodoli, vi coni- la si rompesse in pugno od uno de'com- presi Vallinfreda acquistala con titolo di battenti, e che il campos'intentlessea /?(?• contea feudale. Pare che già la possedes- se transito^ cioè che la tenzone non s'in- sero nel iSps. La chiesa parrocchiale è tendesse finita senon pei' morte o disdet- intitolala all'arcangelo s. Miihele. Essa ta. Si stabih anche il giorno dell'abbai- è arciprelale, ed il santo titolare è pro- timenlo, e concordarono trovarsi nel luo- tettore.del paese. Il giuspadrnnato della go destinato 1*8 dicemlire prima dell'ore medesima appartiene al comune. Viene 16, come fecero: ma giunti a Scarpa nac- retta da un aniprele e da due vice-cu- que un contrasto sulla scelta dell' armi, lali-Altra chiesa è sotto l'invocazione del- perchè Tontaiello diceva che spettava a le ss. Anime del Purgatorio, e denomi- lui, attesoché era stato ili. "a dar la men- nata del Suffragio ; giuspadronalo della tila, e INlonci gli avea fallo presentar il car- pia confraternita del Suffragio. Di recen- tello, allegando per testimonio del suo del- te fu compita una chiesa rurale delta ilei lo Gio. Salomone da Palestiina ivi pie- Cimiterio, per quello che vi ha adiacen- sente; ma questo rispose non saper nulla, te : è dedicala in onore di s. Rocco, ed an- ondefu dichi.Tratol'elezione dell'armi ap- the questa è propria del comune, partenere a IMonci. Mentre però le cose 7^ m'<770. Comune della diocesi di Tivo- erano giunte a questo punto, e dovea fra li, con territorio giacente in monte e col- uiomeoti seguir la pugna, comparve in le, piodncenfe particolarmente grano, 11- Scarpa all' improvviso un tromlielta di ve, biada, ghianila e pascoli, con suflicieo- giustizia, il quale presentò all'Orsini un li e mediocri fabbricati abitali da quasi breve (forse di Paolo 11 1) di tale efficacia, 800 individui. Tranne Calindri, non tro- rh'egli spaventato licenziò! duellanti, or- vai che altri ne parlino. La chiesa parroc- dinandoloro rlie immediatanienleparlis- chiale è sotto 1' invocazione di s. liiagio sero dalla terra. La chiesa pnrrnrchinle è martiie e vescovo di Sebaste, il quale è sagra alla Decollazione di s. Gio. Rattisla. anche proiettore del paese. Degna poi di f allinfrcda. Comune della diocesi di singoiar menzione è una immagine as»ai Tivoli, con territorio in monte, il cui mas- miracolosa della li. Vergine, che esiste ia Simo prodotto consiste in grano . uve, venei azione presso gli abitanti sotto lo ghianda e pascoli. Il paese racchiude buo- speciale titolo dcll'Jthiminata. Fu qiie- ni fabbricali e circa 1200 abitanti. Dice sta tla tempo immemorabile trovala pro- Corsignani che lo possedevano alcuni no- digiosanienle da un pastore nel luogo
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cliinmnto/; /V////^/;/.cloiuIe porlnln<ii nel- Ir ri\'/tro, nomi; clu* porl.i niiroiM i-ri- in cliiesa pnnoccliiiilo, da se lece riUjiiiu conili la sua aiilion tlcsliiuizioiie. A po( :i nli'iiiilico silo, il die con istnpore si lin- «li^Linriida essoavcii oii;^ine iinac<»pii»sK- iioxò più il una volta. C<)nlmos^o il pò- j-iina e pma surgelile d' aci|ua, la «puilc polo da lei vorosa divo7ione pel replica- per aililìcinle nctjiiedotto, di cui si con- to porlento, nel medesimo luogo eresse servano ancora gli avanzi, si trasportava in SMo onore la chiesa tnllora esislcnle. in Ciir«i'oli; acipi-i die al presente in Car- Kellardiivio tl«'lla pairocdiia si conser- Mili fui ma il fonte dilaniato di s. l'.eiie- \a un'aulica incisione di rame della stes- detto. 11 dominio oi^iioria fcudile di \'i- so s. Immagine, con iscrizione relativa e varo, appartenne all'antica e nol>ilis>>im.i del seguente tenore. Dcìparae J irgiiiis fimiglia Cenci romano, di cui più sopra ^:/ì'gcx,fjiiac nmltisah hiiir sacndis in- feci parola parlando di Vicovaro, il che tram (emioni Jivaririisis fìncs, in lo- viene coiilermato dal suo slentma genti- co uhi {'ii/go (livilur li Pantani, jirndl- I17.Ì0 esi>teiile non solanieiile negli avanzi ginscrcjìcrta^ihitluvìnTcnijìln a fluida- del miinillco pala7Zo bai onale, situato mentis ereetn deeenter loeala iiiagnnni nella sommità di Vivnro, e distrutto nel JwpidorunìJrequentiaiii,niajoi'i(jiiefer- terminare del passalo secolo dal furore \-ore gratin rum suh titidn^ La Aladon- dell'armate repuhhlicane francesi, nia e- na ss. dfll Illuminata, r(7/j!,'^/oAV.v.v///?f' fY)- ziandio in una foiilana costruita lungi litur. Quanto all'origine ilei paese, non mezzo migliocircadal paese, ove trae [lu- si conoscono autentici documenti', ma in re origine utì limpido e ahbonilante ca- csso si conserva la seguente costante e pò d'acqua, che arlilìciosamenle condol generale tradizione orale, la cpiale perciò tata a traverso le filde d'un monte, ora Sembra credibile e verace. E' indubitato fornisce a Vivaroecccllenleacqua, come rlienclle sue adiacenze, lontano circa due già la somininishò al duoccato palazzo, miglia dal paese, nel luogo di (lai «.oli ora Impciocchè va riferito, a lode ilella fé- nppai tenente al liiijitrolo regno di Napo- della de'vivaiesi verso il Papa lorosovra- Ji, esi"*tessela ricca e potente città di Car- no,i he nella detta e fatale invasione slra seoli. poiché passando per »piesle contra- niera, essi pieni di valore e ardilo corag de Ovidio Nasone, tli lei canti»: Frigida c(io, seppero sostenere il fuoco e l'aNsedio Carseolis nee olis.'is (ijila ferendis Ter- delle troppe per circa 6 mesi. Soggiaciu- rn, sed ad segetes iiigeidnsns .-Iger. Ed (i per la diNpanlà delle forze, subirono la ora ove surse, benché sia tie>cinta ani- vendella del vincitore, indispeltito dalla |)ia, fcdla e annosa macchia, pure si Irò- singolare opposizione. Da'Cenci, il caslel- "vano i suoi ruderi. Pertanto si vuole, che lo di Vi varo passò in proprietà del prin- il paese di Vivaro f)sse un piccolo e ben cipe Boighise, a cui appartiene tuttora, monito ca>tello, nel (piale lacillà di Cai ■ Ginenm dì Gennzzann. seoli conservava 1<; biade, 1 cereali, i suoi Vedi il voi. LVIlI,p. i3o. Compren- viveri per sua provvisione slraordiiiaria. de (ienazzuno. Cave, Olevano e Rocca di Distrutta poi Carseoli da'[)ossenti ronia- Cave.
Ili, palle de'siioi abitanti si rifuggirono Cim'criio di Palesfrina.
liei liiogodeirodiernotlarsoli, edificarono Vedi il voi. LVIII, p. 1 3o. Compren-
Jl paese, e dalla Hlib.illula Cnrxenli \'i\p- de l'alesliina, Castel s. l'ielro, Oallicano,
pellaioiiu Carsnii. Com'era ben natina- C<.lonna e Zagarolo. |p, altra parie du'cilladini di Carsoli s'\ C,m>ernn di Palnmhara.
litirò nel detto castclloelo ampliò; quin- Palnnd>ara. Comune della diocesi di
tli in progresso di tempo (h/i'Arr/ che cu- Sabina, cnpoluogodelgovci iiodcl suono-
•lodiva di Carseoli, si disse volgarnun- me, con re-idenza del governatore, ilistau-
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le ila Roma miglia i 8,ecÌ!ca 5tla Militi rnaiin chiesa arcipretale, parroccliiale e Celli, per una straila die c1iveii;p a desti a collegiata, ed inlifolfila a s. Biagio vesce- delia Konienfana poco dopo il G." n»iglio ve e mailiie, è ampia di gotica maniera da Roma, e che dicesi la stradi) delle Mo- a 3 navi, con buone [)illiire e q altari, es- lelte. Il suo teniloio in colle è feitilee fé- sendo abbellito il maggiore da maimidi- condo, producente grano, uve, olive e buo- versi, venerandosi ivi molte reliquie. La ne Irulla in gran copia, non che canape, fece edificare Onorio 111 Savelli, la cap- pascoli e altro. Questa gios'a e nobile ter- pclla gentilizia della qual f;imiglin fu ri- ra sorge sulla cima d'un allocoHeisoIato dotta in .<;agresli;i, dove si vedono aiico- e conico, che si direbbe rotolato dalle vet- ra diverse tonibedcgrindividni della me- te del vicino n)onte Gennaro, clie sovra- desima,ednvefu tumijl;ito Giovanni Sa- standolo da una parte rende il clima al- velli con qnell'epitafiìo che Marocco dice q l'Olilo uni ilio, pei ò in situazione amena riportalo drdloSperaiidio. Questi ap. 4i2 e aria buona, fra le vie Nonientana e Ti- e seg. pubblicò l'iscrizioni di Palombara, bui lina. Al suolato orientale giacciono in aia non l'epitaffio : epigi ali iVuiì Giovan- distanza gli Apiimini , diiimpello ha il ni Savclli sono solo nella chiesa del s. Aii- Tevere, a destra il piccolo fiume Allia, a gelo Custode da lui fondata nel i 6 i 4 P''<^s- sinistra r Anieneo Teverone. La sua in- so l'osteria della Fiora. Bensì di s. Bia- tei na estensione è considerabile, con fab- gio riporta 3 altre iscrizioni non appar- bricati cinti di mura, ed alcuni di nioder- tenenti al Savelli, una delle quali pro- na ed elegante costruzione, pe'snoi 3ooo lissa è del valoro'^oe piudenle milite Gio. abitanti circa, socievoli e cordiali, con mol- Bnltista Tosi nobile, ivi nato da famiglia te famiglie comode e coltissime, poueii- oriunda milanese, che dopo molti onore- dosi molla cura all'educazione. Dice ÌNib- voli officii e guerrt-sche imprese, si distin- l)y,chela parte bassa del castello è affatto se tiel T^o/v/r-o di Belvedere, e innrì in Pa- moderna, la palle superiore però è gene- lombara neliGoo, erettagli nel 1778 da ralmeiite fabbricata ne'secoli XIII eXIV. Hielro Paolo Tosi collaterale della curia E' provvisto di leggeris-iuie acque, ma nel- Capitolina: nell'esequie celebrate in detta l'estate essendo poco copiosa quella della chiesa, si sospesero due insegne militari f(Hite lontana un 4-° <J' miglio, conviene dal defunto riportateconlio i turchi nel- sittingerla altrove e più distanle.Quasi tut- la battaglia di Lepanto. Ambedue i Tosi le le abitazioni hanno ottime grotte per sono lodati da Speraudio a p. i84- Note- conservare gii eccellenti suoi vini, cavate lò che oltre a questi , Palumbara vanta nel vivo sasso su cui è edificato il paese, non pochi suoi illustri. Ragguardevole è 11 palazzo baronale, già de' Savelli, esiste la cliie«a suburbana di s. Giovanni in Ar- nella rocca e fu edificalo nel secolo XV gentella, abbellita da colonne di prsgio e in forma di fortezza, conservando nel nìtz- d'un campanile formatosecondo l'uso nio- zo un'alfa torre con baluardi costruita nel nasfico sulla foggia di (piello di s. Maria secolo XllL Vi sono residui di buone pit- in Trastevere di Roma. Ebbe il mona>le- lure, massime nella volta della sala in cui ro di benedettini, Onorio IV vi poseigu- sono espressi i più valorosi eroi dell'an- glielmiti come padronato di sua f.imiglia, lica repubblica romana. Da tutte le parti e poi fu commenda cardinalizia. Avverte il palazzo presenta lo stemma de'Savelli, e il p. Casinuro da Ron)a,che per errore d'i belle modanatuie nelle porle e nelle fi- alcuni fu la chiesa cbinniata di s. Pietro, iiestre, le quali sonocosliuited'una pietra e che la fabbricasse un cardinal Jacovo arenaria compatta locale, che apparente- Resaro poi Papa nel secoloXl II. Oltreché niente seoibra marmo, specialmente per questi non si conosce, la chiesa già certa- la palina che il tempo le La dato. Lapri- meulc esisteva neh i 1 i, e l'altare della B,
3i TI V T I V Vergine fu edificato nel r 170, con iscri- Palombara succede all'nnlicUissima Cnj- zinne che per intero si leg^e in Speran- slnnieiii clie die nume n c]iiesta parte della dio. Il l'iazzn nella ilcrarcliiii cardimili- Sidjina, cliinninnduM Stibiiui Croslitnie- -///.descrivendola diocesi di Sabina, ricor- ihi. in nllesso dcll'cniinente e isolala sua «la le st'L;nenli cinese esistenti a siiotcnipo. pusi/.ione in aria peifella, e delle nome- Di s. l'.fjidio ahbate anlicliissima e par- rose anticaglie e medaglie d'ogni specie roccliialecon 7 altari, nel centro della ter* di frequente ivi trovate, prove del suo au- ra; di s. Maria del Gonfalone con 3 altari, lieo splendore; ritenendo inoltre, secon- del sodalizio onioninio, situata alle railici do alcuni, che (lameria e Anjcriola occu- «lei paese, rilevandosi dalla lapidediSpe- parono il sito di Castel Chiodalo e Cre- r indio, che fu fabbricata nel 1307, con- Ione appodiali di l'alombara, posti a ?.o sagrala iieli5io, e restaurata da'confrali miglia circa da Roma. Il llanghiasci, Bi- iieli67o;dis,Pietroneirinle:no,dalPiaz- hliof^rafìa dello Stato Pontificio, chia- ra credula forse la più antica in cui s'iu- ma l'aìombara, terra nella Sabina, l\t- cominciò a celebrare ilciillodivino,e Spe- liimluira, Coitnirniiirn. Cu^tnimciinin. rancho riporta 1' iscrizione di Clemente Lo Sperandio quahlìcando Palombaia XI V e ilei vescovo carilinal llezzonico, ri- castello antichissimo, che sempre si di- guardante la confi aternita di s. Giuseppe; stinse fra le cospicue terre di Sahimi di s. Nicolò nuale; di s. INIaiia della Neve (nel quale articolo notai che sebbene nel snbnrbana.edi moltadivozionejdella Mi- voi, LVIII, p. i3o, in esso aveva pro- sericordiao oratorio. Sperandio ci dà poi uìesso di parlare di Palombara, rilene- le lapidi della chiesa imale di s. Maria di va poi meglio 1' eseguirlo in cpiesto co- Loreto, neli702 eretta dal prelato Gio- me governo del distretto di Tivoli, se- vanni Bussi; e della chiesa rurale de'ss. condo il consueto metodo), riportò le te- Claudio e Caterina, edificata nel i 7 i ^d.i stiiiionianze di Baudrand e Facciolati in ClaiulioleMaireVignoli.vo//('r/V/7/o/rdel- favore di Paloinbara, che successe aCru- le lettere aposloliclie (è dello anche gian- slumeria, e chiamata da alcuni anco (io- nizzerò tale ollìcio). A Icnipo del l*iazza lomhara; né tacque clie diversi scrittori era vi un ospedale pe'pellegri ni in cura del- sostengono che vera menteCrustu mio non l'arcipretedis. Biagio, ma sconcertato nel- fu ov'è Paloinbara, ma nella selva poco reconomico;ed il monte fi umentario del- distante appellata s. Giovanni della Tor- lacompagnia di s. Antonio. Vi sono le scuo- re; da qui scorre l'Alba, oggi Rio Mosso, le elementari; e le maestre pie alle quali luogo infausto per la rotta ivi data da'galli l'io V I colbreve (7/»i.v/r(//. de'i 7 diccrn- senoni a'romani. il Calindii dice che ne' I)rei8i5, /{idi. Jìoni.cont. t.i4, p- 260: remoti tempi fu qui Cameria, e nel ter- Cnnrcssio domus adrnppellanininnuii- rilorio Crnsltunio o Colombara; Cruste- rupntam s. Marine ì'irginis Àn^clnruin merla riferisce Castellano volersi a Paloin- /// terra. Paluniìiariae dinecesis Salii- bara; e !\I.irocoo inclina a seguir quelli neiixìx pertiiirnlis favore inagistraruni che vi riconobbero l'esistenza di Carne- pianini puetlariirn ejiisdein loci. Il Piaz- ria in vece di Crustuinio colonia romana, 7a riferisce col Matlei , che Tarquinio il da molti dotti ritenuta in Paloinbara, e »Supcibo(o Prisco), vinti i sabini nel cara- che recano meraviglia i ruderi esistenti nel pò Collnlino, debellò le coloniedell'nnti- territorio nel sito detto Rotavelle, inte- ro Lazio (li là dell'Aniene, fra le quali Ca- stimonio della splendidezza de'suoi anti- Dieria oggi Palombara, fibbricata dagli chi edilizi , con avanzi di volte dipinte , nlbani molto piima di Roma, e abitata fraimnenli di colonne, ed avanzi di bagni «lagliaborigenicherisiederonolungoleri- e di mura ciclopee. Finalmente, per non vedi tal fiume; ma egli piulto»looi)inachc ricordare oltre opinioni, leggo nel Nibby
T I V essere incerto quando si toiiiiò questn ter- ra, che a cagione di sua posizione proba- bilmente non fu il luogo trascurato nell'e- poclie primitive della popolazione italica; nondimeno non potè trovar nella terra al- cun avanzo sia dell'epoca dellindipendeu- za, sia di quella della dominazione roma- na; quindi crede non doversi calcolare le pretensioni di coloro ciie dierono a Pa- Jombara i nomi di Antcninac, Crustunie- rii e Camcria, città poste altrove: le due prime fondale da'siculi, l'ultima dagli a- boi igeni, e di esse e di altre parlai anche a SABiiVA.Egliritieneche Antcnmae iov^es- se sul monte, che domina immediatamen- te il confluente dell'AnienenelTeverea si- nistra della via Salaria, poiché è appunto ante anincni qui iiifliiitin Til'cn'jn, cìv- ca 3o stadi da Roma e ftiori di porta Col- lina: che Crustumcrii si volle in diversi luoghi, come a IMonlePiOtondo, ma doversi riconoscere fra Fidene, Ficulea e Nomen- to, nel ripiano di Tor s. Giovanni fuori di porta Salaria, nella tenuta di Capitinia- no, al confluente de' due rivi principali, che formano l'Allia: e che di Gz/z/pr/V/, lun- gi da Ruma circa 20 miglia, egli ne sco- prì le rovine fra Tivoli e Vicovaro, quasi a mezza strada fra' due luoghi, un 4° di miglio circa a sinistra della via Valeria, e che del suo territorio alcuni fondi perven- nero per eredità a s. Gregorio I, che li do- nò al suo monastero di s. Andrea al Cli- \o di Scauro, e vi fu edificato il dìruto castello di Sacoomuro, che ricordala Vi- covaro. E' dubbio se il castello di Palom- bari! prese il nome da'Sa velli, che signori di Palombaraaveanoper islemma una pa- lomba (dice Nibby che il nome di Palom- ljara,e Paliimhcu'ìa ue'bassi tempi, è co- mune a molti luoghi, e forse derivò dal- l'abbondanza de'paloiubi), ed è impresso nelle monete senatorie de'medesimi, co- me si può vedere nel Martinelli, Aìitiq. Roin. Pont. Deiiariì p. 36, e lav, 2, 4, vi; ovvero se il ramo de'Savelli feudata- ri di Palouibara prendesse dal castello il nome e lo slemma della palomba in
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campo azzurro. Avendo scritto articoli Sulle principali famiglie romane,e7Ìandio di quelle che dominaronole conlradeche vado descrivendo in quest'articolo, ed o- ve sono nozioni analoghe, in quello de* Sin'clli riportai le notizie de' signori di Palombaro che incoiniuciarono con Od- done I del 1 064; quindi Oddone 1 V sposò una Sa velli e d'allora in poi questo ramo prese il nome di Sa\'elU-Paloinhara, una delle 4 li»ee di sì potente e celebre stir- pe, e nella quale si compenetrarono le al- tre. Questa linea fu la piii feconda di uo- mini grandi che celebrai, s'ingrand"i al di sopra dell'altre, con privilegi e prerogati- ve, e la dignità di ]\IaresciaUo di s. Chic- sa {/^^.); poiché parte per eredità e parte per compre fu pure signora d'Albano e della /ì/(:\7^7(7''.),ter minando in parte nel- la nobdissima casa Sforza-Cesarini ( F .), e parte ue'iMassimo principi d'Arsoli per la marchesa d. Barbara ultimo rampollo de' Savelli-Palombara , morta in R.oma nel 1826, e per essa i Massimo eredita- rono in Pioma il Palazzo Palonihara e la T'illa Palonihara, pel narrato al ci- talo articolo. A SABiSA,con Sperandio e altri , riportai que' personaggi che la si- gnoregaiarono 0 vi fiorirono ne'bassi tem-
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pijfra'quali i discendenti d'Alberico duca, marchese e patrizio, che dalla casa loro lasciata e abitata in Roma presso la re- gione e chiesa di s. Eustachio, ove avea- 110 la cappella gentilizia di s. Michele Ar- cangelo (della quale riparlai nel voi. LV, p. 278, 274 e 275), si dissero conti di s. Eustachio, cioè i figli di Giovanni nati d'Alberico, Saraceno, Orrigene e Dono- ne, come si ha da un documento del 1 084: essa fu in istretta congiunzione di sangue colla Savelli, e si estiuse nel secolo XV, passando molti de' loro feudi e beni ne' Savelli, i quali più volle ebbero comune il nome co'rinomatissimi conti di s. Eu- stachio. Le memorie de' signori di Pa- louibara, senza conoscersi il cognome del- la fiiiìiglia, incominciano nel secolo XF, denominandosi soltanto signora di Pa- 3
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lunil'iun; oMnnorropailn (l'im conte Ol r.dmn importanti noli/iecidà sui signn- lavinno fintcllotliOcldone.lorsi'cjuell'Od- ri «li Piil'itnb;ira, che ripeterono lo slesso clone del I 004 snnicoitlnto, il <|iinle ()t- Halli, Ndjby calti i.Fìj^li racconta, che Pa- taviano nel 1 o<)'^ fece donazione della ine loiid)ai'a è nominala nel principio dei se- lli del castello di Camerata all'abbate del colo Xil dalla cronaca Sublacense , che Dionastcro di Faifa, con chiese e sue [>er narra aver Giovanni 32. "abbate ili s.Sco- linenze; indi nel i i i i donò all'abbnte e lastica compratola rocca di Camerata per monaci di s. Giovanni in Argenlella, mi 3o lire da' figli d'OiIeiico, promettendo miglio e ine77o distante da l'alombara, 3 di pi estar loro aiuto nellagnena ilie a- chiese e molle possessioni situale in quo! veaiio conOddonedi l'alombara. .Mapii- Icrriloriojdatchesi [xiòargomeiilarech'e- ma rhi' l'abbate ne venisse in possesso, es- gli ne fosse assoluto padrone. Questo Ot- sendostataoccupata la detta roccadaLan- tavìano altro figlio del mentovato duca e done, figlio di Gregorio d'Anlicoli Cor- ninrthese Alberico, fu padre di Oddone e rad(),econoscendoeglidi noi^poterla lun- Crescenziocontie relloridi Sabina,c!ieos- go tempo ritenere, tratti) di venderla a sendonati da OiKlone, Giovanni eCrescen- Oddone. Il che venuto a cosnizione ili l'ie- zio, il I. "ebbe 3 figli, rioè Ottaviano, altro Irò, successore dell'abbate Giovanni, fe- OddoneeCi escenzio, il quale ultimoOddo- re inlenilere a Oildone, che gli avrebbe ne,Sperandio crede progenilore de'Savel- donato la metà delia rocca per compenso, h,eche secondo il Muratori nel logSsigno- se l'avesse aiutato a ricuperarla dalle ma- reggiava Palombara; e cos'i i due Oddo- ni del nuovo tiranno. In falli Oddone li- ni che al possesso di questo castello e del- niti i suoi soldati a quelli dell'abbate, not- l'altro di INlonticcHi, luiig'Unenle stati di telempo assalì di repente i nemici. ficiU pertinenza di casa Savelli, si leggono nel inenle li superò e s'impadronì della loc- I 198 nella vita d'Innocenzo HI, è vero- ca; il perchè Oddone ricevè dall' abbate simile che possano appartenere alla slessa anche 60 lire d'argento a titolo di com- discendenza. Inoltre Sperandio dice in al- penso delle spese fatte per tale spedizio- troluogo,che nel corso del secolo XII gli ne. Oddone ebbe per successore nella si- scritlori delle cose italiche ci rammentano gnoria Ottaviano (forse ilgià riconlato o primaOddonel e poiOllavianoconli dil'a- a'ti o, dice Marocco; maSperandio dichia- lombara, l'uno figlio e l'allro nipote d'Ot- rò giuniore e nipote del seniore), chininii- taviano seniore nato di Alberico duca e fo conics Puli/m/'an'ci' in un decreto di marchese. Vuole di più Sperandio, che Ottone conte Palatino deli 1 Tq. Questo Gregorio [lenultimo figlio d'Alberico, fu Oddone da Ratti e dal IVibby si chiain;» progenitore delle famiglie Conti e de'Con- Oddone I per distinguerlo dagli altri: il li Tusculani e de'Colonna. Qui peròcre- simile fnò io. Da Ottaviano nacquero Fi- do opportuno ricordare, di aver dichia- lippo e Oddone II, nel tempo de' quali, rato a Savf.lli famiglia, colla legale au- cioè neh 1 80, Landonr Frangipane (^z////- torilù di lì atti snostoiico critico, che i \c- jiaiitt funocciizo fff. fu preso co'mioì po- ri Savelli avanti Onorio 111 del i 9. 1 fi, non chi segnaci .scisinaliii in Palonibara, o- vanno riconosciuti; per cui non parerle- v'erasi litiralo nella rocca per soolenci si dibileTassertiva di Marocco, che 1 Savelli nello scisma, dal caidiiial Ugo Pierleoni, dominarono in l'alombara anche avanti e da l'apa Alessandro III fu condanna il I 2 16, come rilevasi da mss. antichi, e to a j>erpetiia carcere nella fortezza diCa- neppure ne fu signore Luca SavclU fra- ve presso (icnazzHiio, o come altri voglio tcllod Onorio 1 II, come vuole, per la no- no rilegalo a far jx-nitenza nel inoliaste - tizia esistente nrll'archivio de'minoi i os- 10 della (Java, ove morì impenitente al servanti di Palombara. Il p. Casimiro da diredi Novaes: e non in rtn-ci ncrjH'iuo
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ìncliisus, come per errore scrisse Anlo- iiio Pagi, e notò il p. Casimiro. Lo Spe- raudio fa l'antipapa fratello d'Ottaviano, onde il Papa comprando da lui il feudo pervenne a impadronirsene co'suoi ade- renti, e rilegatolo in Cave pose fine allun- go e doloroso scisma. Però questo punto schiarirò con Lodovico Agnello, Storia degli Antipapi, che meglio narra il fal- lo. Landone Sitino (perchè forse di Scz- zc), fu ricovrato nel suo castello dal fra- tello del defunto Ottaviano, dove fu fat- to sorprendere da Alessandro III per mez- zo del cardinal Pieileoni, onde da questi condotto a' piedi del Papa, pianse e de- testò l'errore, e fu nella Cava confinato e messo in ceppi. Lo storico, sebbene rico- nosca che r antipapa sostenne lo scisma presso Palooibara, facendosi credere le- gittimo, riporta pure un'altra narrativa ove non è nominata Palombaia, ma una rocca inespugnabile vicino a Roma, tenu- ta da urj iniles frater Octaviani, in odio di Alessandro III (che fosse un Conti fra- tello di Ottaviano o Vittore V, ili.° de' 4 antipapi co'quali dovè lottare Alessan- dro III? giacche i Frangipane sono ri- conosciuti per un ramo de'Couti), il qua* le era dalla costui violenza pii^i degli al- tri travagliato. Laondeconsigliatosi il Pa- pa co'cardinali e pacificatosi co'congiun- ti d'Ottaviano, a gran prezzo comprò dal signore del luogo il detto castello; e cosi per r industria e destrezza del cardinal Pierleoni, occupò la fortezza e prese l'an- tipapa. Nibby riconosce, che l'antipapa Innocenzo III erasi ritirato nel castello di Filippo e Oddone II, i quali neh i8o Io consegnarono. Nel i i gS a loro era suc- ceduto Oddone III figlio di Filippo, il quale prestò in quell'anno al vero Papa Innocenzo III giuramento di fedeltà, fa- cendo il simileOddone di Monticelli. Fi- glio o nipote d' Oddone III sembra che fosse iSicolò di Palombara, che nel 1279 andò podestà in Siena, officio che allora si concedeva soltanto a persone ragguar- de voh. Il suo figlio Cecco fu padre di Co*
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la Cecco eh' ebbe guerra cogli Orsini e fece prigione Carlo fratello di Francesco Orsini, onde Giovanni XXII s'interpose per la sua liberazione. Il p. Casimiro di- chiara che tutti i ricordali dominanti di Palombara non conosce a qual famiglia appartenessero, e poscia fu signoreggia- to da' Savelli. Ecco sull'origine di que- sto loro dominio quanto produsse il Hai- ti, Della famiglia Sai'clli.W testamen- to d'Onorio IV Savelli, pronipote d'O- norio III, può rischiarare questo punto storico, fatto nel 1-279 o nel 1 282 mentre ancor era cardinale,e confermato da Pa- pa quando. onorò di sua presenza Palom- bara : è riportato intero dal Ratti colla i]ala,rogatis in Castro Palninhariac in camera palata Arcis cjusdeniCastri an. Dom. 1285 ind. 1 2 mensis jnliidie 5. Es- sendo compreso in esso Caslris Paluni- hariae qual feudo della famiglia, forse ne fu fallo l'acquisto verso quel tempo, so- spettandosi che lo avesse venduto al car- dinale il detto Nicolò quando passò ma^ gislrato a Siena, o al di lui fratello Pan- dolfo; e però il Cecco vivente sotto Gio- vanni XXII non può esserne stato signo- re, che per usurpazione 0 per qualche al- tro motivo, che gliene avesse procurato un possesso momentaneo. Dopoché i Sa- velli circa ili 400 vennero ad una certa divisione di stati, Palombara restò nella linea de'signori di Rignano, per disposi- zione di Gio. Battista Savelli, chela la- sciò a Jacopo secondogenito. Molte vicen- de passò questa terra sotto i Sa velii,e mas- sitnein tempo del dominio di Jacopo, che distesamente racconta il p. Casimiro, e qui riproduco. Avendo egli nQ\i^55 ban- diti giustamente alcuni suoi vassalli pe' loro gravi misfatti, questi fortemente sde- gnati contro di lui, rientrarono all' im- provviso nella loro patria coll'armi alla mano, e prima sagrificarono alla loro cru- dele rabbia e furore due innocenti figli di Jacopo, tagliandoli barbaramente a pezzi ; poi si resero padroni di lutto il ca- stello, che per coprire la loro ribellione
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olFrironn subito a Papn Calisto HI, i' liliale non solo non volle ncceltarlo, ma vi spedi il laidmal Prospero Colonna af- finchè r avesse consegnnfo a Jacopo le- giltimo signore di e«so. Ouesla saggia ri- soluzione del P.'ipa fu cagione d'un altro tiimullu, poiché gli Orsini e specialmen- te IS'apoIeone, temendo clie il Colonna non occupasse per se il luogo, \'\s'\ por- tarono col loro esercito e lo tennero as- sediato finché sopraggiiinli a favore del cardinale il Pojano, Francesco Sarclli e altri capitani della Chiesa, furono co- slrelli a sciogliere l'assedio e ritirarsi. Entrati quindi in Palombara i soldati pontificii, uccisero circa 20 di que' scel- lerati, ch'erano stati de' principali a sol- levare il tumulto, perchè servisse d'esem- pio, e perchè in avvenire i vassalli si mo- strassero più riverenti e piìi ri>peltosi co" loro padroni. Leggo nel Piazza che i felloni furono impiccali e poi squartali, per salutare dimostrazione di seveiilà. Ma qui non cessarono le disgrazie di Jacopo, jueiilre nel 1460, conoscendo di non po- tersi opporre airim[ietuo»o Jacopo Picei- jiiiio capitano del duca d'Angiò, il (jiiale dall'Abruzzo passalo a Rieti crasi impa- dronito di molte castella degli Orsini, e minacciava ancora d'insignorirsi di tutte le sue, spontaneamente g!i si arrese. Ma sopraggiunto Alessandro Sforza signore di Pesaro, il quale combatte v,» per Ferdi- nando duca di Calabria, ricuperale in pi i- ma le castella degli Orsini, voltò poi le ar- mi contro (juelle di Jacopo, molte delle quali prese colla forza, principalmente Ta- rano e Canlalupo, rimanendo solo a Ja- copoAspra e Palombara, leqiiali non ven- nero in potere dello Sforza per le grandi pioggie cadute in que'giorni, onde fu co- stretto lasciar la campagna senza compi- re l'impresa. Frattanto Uenato d'Angiò rnntinuando nelle pretensioni al regno di IS'npoli, contro Feidmando I licoiiosciu- lo tlal Pupa, Jacopo impiudinlemcnte si gettò nel suo partito. >el \\C)i essendo perciò incorso Jacopo udlu sdegno dilNo
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nini iul se (icccrsito jìratsidio, nniduiiid iiPiiluinl>ariaadjK)rta\ l rhisinlrrvraL ngri , asxidyiis excursioiiibus inJesUun linhiicrat, il Papa fece impiccerei 1 vas- salli di Jacopo, e poi gli toUe fyyW</ «*- i)lt lìi Tdjìanhnu- fmic non ultima. Ira 1 quali quello di Cretone, il cui popolo giu- rò fedeltà nelle mani dello stesso Papa, mentre dimorava in Tivoli a' 3 agosto I 4^3 1 . Dipoi Poggio Nativo fu prima ven- duto ni capitolo Valicano, indi da esso di- smembrato, Sisto IV a'i5 gennaio 1 4^0 lo concesse in vicariato al cardinal Giù. Battista Savelli , e dopo la sua morte ai fratelli, nipoti, posteri e successori in per- petuo,coirannuo censo di 3 libbre di ce- ra bianca. Narra Ratti, che i figli di Ja- copo non ebbero successione maschile, perciò il castello di Palombara fu eredi- tato dalle temmine, due delle quali Uar- tolomeae Baltistina eraii^i maritate lai.' a Francesco frale'lo di Mariano Savelli, la seconda a Giulio di lui figlio, ambedue i quali ereditarono la porzione spettante alle loro rispettive mogli: anche il cardi- nal Gio. Dattisla Savelli ne possedè la me- tà. Dopo lj morte di Jacopo, Palombara soggiac'pie a nuove e più funeste disgra- zie, poiché nel 1 4^2 fu occupato da'sol- dali di Ferdinando I re di Napoli, che fu- rono 5 squadre di cavalli, i 000 fanti, 1 00 cavalleggiei i e 1 00 giannizzeri, ed inoltre gli stessi Savelli congiurarono al suo ster- minio. Questi fu Troiano, il quale seguen- do la parte Orsina , mentre per lo più t Savelli come guelfi erano stati adesca col- legati, benché talvolta furono uniti a'Co- hjiiiicsi nemici di essa, si portò co'suoi sol- dati all'assedio di Palombara, per iuipa- dionirseiie totalmente, adendola goduta per metà sino a quel tempo il detto car> dinnl Savelli. Non sarebbe andato a vuo- to il suo disegno, se Troilo figlio di Ma- I ianoc nipote del cardinale, clieavea nel- le sue mani la rocca, non si fosse op[x>sto all'impeto di Troiano, benché con grave e iruparabde danno di sua paUia. Lisci-
T 1 V lo co'suoi «solJati dalla rocca, cominciò a gettar fuoco e pece sulle case de'paiom- baresi, le quali essendo allora per la mag- gior parte composte di suvero e di strame si accesero agevolmente; e di tal maniera che scorrendo il fooco pegli edifizi vicini, Troiano e Bartolomeo Liviano co'solda- ti Orsini fui ono costretti a lasciar il ca- stello mezzo bruciato, di cui nella prima metà del secolo passato restavano le ve- stigia. Cacciati così gli Orsini, per le di- scordie tra'Savelli stessi, fu cagione che Papa Alessandro ^'l s'impossessasse di tut- te le loro terre, le quali sino ali5o3 ri- conobbero il dominio diretto e indiretto della s. Sede, inclusivamenle a Palomba- ra: ma poscia furono da Giulio II beni* gnamente restituite a'Ioro signori, traen- dosi da ima lettera scritta da Troilo Sa- velli a' I 3 giugno i Sog, a Girolamo del Poggioscrittore de'brevi apostolici, ch'e- gli allora dimorava quietamente in Pa- lombara, e che si proponeva di anda- re a visitai e le terre del suo stato per ri- crearsi. Dice Ratti, che essendo ci esciute le possidenze e signorie delia casa di Ma- riano, i di lui figli Giacomo e Troilo già erano venuti tra loro a un'amichevole di- visione r8 gennaio 1 009. Fu pertanto sta- bilito, che Palombara la principale terra di loro casa fo^se comune a' due fratelli e loro eredi. Poggio Nativo, Montorio e Rocca Priora fossero di Giacomo e suoi eredi;Aspra, Cantalupo, Montasela, Pog- gio Moiano e Castel Chiodato apparte- nessero a Troilo e suoi eredi. Che Castel Gandolfo fosse di madamaDionoraedella figlia di Paolo, finché loro fossero paga- te le doti, e poi fosse comune a'due fra- telli. La casa e visrna di Roma egualmen- te fosse comune a'due fratelli e loro ere- di, e mai potesserodividersi. L'uffizio del- la corte Savella fosse di Troilo, e per com- penso si dierono a Giacomo 36 cavalle ch'erano di Paolo, cos'i 2 5 bovi e 3o bu- fale; e le vaoplie rosse di Paolo si vendes- sero perioot> ducati per la dote di loro sorella Francesca, e quanto avanzasse al
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suo maritaggio fosse in comune tra i fra- telli. ìVun molto tempo però, s'i pe'Savel- li. sì pe'paloinbaresi durò questa quiete, poiché nel 1 556 accesasi la già deplorata guerra fraPaolo IVegli spagnuoli coman- dali dai trudeleduca d'Alba vicerèdi Na- poli, Palombara fu sottoposta all'ultima sua desolazione, per non aver voluto con- cedere ricetto a' nemici, secondo quanto leggo nel p. Casimiro, e nel Carrara, Sto- rici di Paolo If. Il duca d'Alba aveudo mandalo a Palombara un commissario per cercare che ivi si dasse aiuto ad alcu- ne compagnie di cavalli, radunossi il con- siglio del comune do ve a veano grande au- torità i due fratelli Savellì, soliti sempre a procedere d'accordo e a reggere co'lo- ro consigli la terra. Ma questa volta in- sorse tra essi dissensione di pai eri suU'an»- mettere l'istanza del generale spaguuolo. Il fratello maggiore si accese di sdegnoal- la richiesta, anche per le strettezze del luo- go; il fratello minore con più saggio con sigilo procurò di vincere tal ripugnanza e fu d'avviso di doversi cedere alla neces sita , aveudo un esercito potente vicino- edessere pazzia il resistere. Per mala ven tura vinse il più pernicioso e ardito eoa siglio del fratello maggiore; inutilmente il minore esclamando provocare così cer- ta e irreparabile rovina alla patria, come l'esito dimostrò. Tornato il commissario dal duca, ed esposta la ripulsa avuta con parole acerbe e irritanti, il duca si accin- se a vendicarsi, stimandosi offeso; pertan- to mandò contro Palombara Vespasiano Gonzaga con una scelta mano di soldati, i quali non ostante che i terrazzani sulle mura osarono fare qualche atto di difesa, ruppero tosto con impeto la porla, ed en- trati precipitosamente nel paese, gli die- rono un gran saccheggio, e iasolentemeo- te procedendo, appiccato fuoco alle case a un tratto si propagò l'incendio desola- tone. I miseri fanciulli e le tremanti don- ne ebbero in quel tremendo infortunio scampo per pietà di d. Francesco della Tolfà di potersi rifugiare in un piccolo
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li» iVA«itr-ifl,i, li Piaz?^ e.. :a foHne ima toninola villa ridila ru>lMl<«' tua famìglia i''>n.;ina rl<»gli ^taxij*'".' "■•. ;ii il (>«i'»'re di fj«?jli EiBjtii, ncoi .
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vrUi.iir, ', 7 ni- .<i e *
trovar ,iu, i'.i..>igii«. 1; Viatiei v<jw>l«che «■(m»t \I«ii;i-,M.tt« .tv«»44e un'altra villa. £>i •.< Mai<iCfln, che <w» SI amm^^tccheivi fiv l'Olio cam[>c«t<i <Jeli«j«?, ' i tta
U» (liver*r)j e fi>i''»e lifXe.v i. -*((iio
(l«^il»; ><dve, cjttne aitr't^e. La rjxiKVi par- rufxliiale d'antica ereuone è de<lica(a al la M. [(nmarolata G»ncezioni» di 3iC3na Vergine. Fa già parr<^>cehiale la chieia di ». Ciò. BaUi«la leamdo Piazza, ed Evao^ geli»la secondo Speraodio e 9iUby, di- stante mezzo miglio , o«e «mio i ruderi della 3(aMa Sta lianiu dagli avanzi U due' sa u «cor gè evtere «tata ampia e magni- fica, perchè il luogo fu molto popolato. Sperandio che riporta due lapidi della cfueaa parrocchiale, produce pure qiiella di qiiesta chieu: In hotwrtim. Divi ./onn- iii.i /^^njiqcùstae. La dice d'antichi oaima fiindazioue, e già abbazia ^vernata da.' monaci, nei ser^lo pa««ato ridotta a be- nefizio iemplice e unita alia menia ve- icolile e capitolo deJla cattedrale di Sa bina in Magiiano, quando Pio VI ne: i-^-- altnlìui al vescovo cardinal Cor- ftm^oi breve D'icut /w ?. la &col ta 'i ' ^tcre Twiioiie 'lei beneilciodi }. G ■i^fiWa da' vescovi predecessori ai - na»ii,e tuttoaò per quanta narra a p. . : _ e 3o8. Allora la rendita era di scudi 3oo: a tem^ del Piazza nel 170 3 era mbe-
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rwfì/^o «<:mplice di «elidi 1 'W>, <vi« i' '>*> Uuj^o di manienere tu» '•>',' *'"'; "/.^ dutiore ai parroeo oeila '. ■ . .»-
.Suz%ano fu ««girw>re^iato 'l>i .a/<ii. ' > quali nel i^/'^y 1' aqiii4Caro<u> 1 pr r>.. ,•
Cfuùd C^hùidam, à ^(t^nt >di P.ÌÌIM» bara nella dioeew di .WM(u»,<on territo' rio in eolie produeente il neeew^rìo a(U doetle popoia^uMW;, eoo acque nH'nìO-rtuì n't*t chiariMime. Oiacesai li'nitt i^ft'UtwX ta di non perfetta aria. <U*tMUe 'U bfna^ ■xo miglia^ ^ a settentrione di Mett<.«<ia, e T a mezzo/fi di Palomlv. ''. '- Jie d nome di Quorijjjo
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Ci>otro gli Ortini di 5Conte ELotondo. \f<rr.
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. . .e- La ghia» pi'i'Mtf-
chiale porta il tit<Ja 'iella B. Vergine de-
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cuilelluccio. Il Savclli minor fialcllu Ire- iiitriite, nuli polendo vedere la disgrazia (lellii p.itiia e degli amici, oppresso dal- l'.illluione, chiuiiiù il fiiitcllo autore di l.iDlc rovine, e nialedicenilolo , beslein- iniaiidulo e nuipiovciiMiilolfj di sua per- I macia , appoggiò il petto alla bocca del suo at'cliib(i"iu. e IroNalomodo di scari- cario siuicise. Dopo questa catastrofe an- dò scemando il luslio e l' inipoi laiiza di l'alombarae la sigin)ria de'Savelli, i cpia Il a poco a poco perderono (juasi ttille le loro terre e castella; e già per la rapida e successiva decadenza, portò la camera a- [)ostolica nel 1576 ad impossessarsi della metà di Palouibara per guarentire i cre- ditori de'Savelli, e dtll'allra prese posses- so egualmente, ad coiii/nodurn < rcdìto- iit/n, a' 10 ottobre 1596. Finalmente, ai 7 gennaio 1637 il duca Bernardino e l'ab- bate Fabrizio di lui fratello e poi caldina le, venderono Palombara unitantente al i-.istello di Stazzano, ad. MarcantonioDoi- gliese principe di Sulmona, pel prezzo di 385,000 scudi, e tuttora la [trincipesca fa- miglia d'ambedue u'è in possesso. Dn mi- glio prima d'entrare nella terra a destra nella pianura è la cliiesa e il convento di .s. Francesco de'miiiori osservanti, le cui eludile notizie puie appreiulo dal p. Ca- simiro. Ad istanza del p. Filippo da Mas- sa e con facoltà di Pio 11 de'aS ottobre 1458, il suddetto Jacopo Savelli sommi- nistrò lutlociò ch'era necessario all'edifi- zio, consagrando la cliiesa il francesciino bilonlino Giovanni vescovo. Riportale la- pidi ivi esistenti, die pur si leggono nel- lo Sperandio, il novero delle relicpne die possiede, e quello de'servi di Dio die fio- i irono nel convento. INella chiesa sono 4 aliali: nell'altare maggiore è una bella ta- vola rap[)resentanle la 13. Vergine a'cui piedi stanno s. Francesco d'Asisi e s. Au- tomo di Padova, ed una cartella ha l'c- pigiafe: J ii^o prccor valeat lu.stris fio- iiius dliiui Stilulla. Abbiamo, finf^^nn- ^lio ifi-/r origini- e Inìsliiziiinr di lA/- I ili l ri f^iiir di III' -\i^'i , dir w xrinrd
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urlili (Jilrsa del lìifiio di'un.MM. Ox' srr^'aiiti della terra di Piilomhara, con iilniiii ya^i^ì istorici dilla nu-drkima /rr;v/. Roma I 788. Nell'uliveto diesi tra- versa aiulaiitlo dal convento a Palomba- ra, vi è un olivo il cui tr(jiico misuratu da ÌNibby nel 1 8-23 avea \i palmi di circon- feienza. Questi inoltre parla della suddet- ta contrada di Rotavelle , a 2 miglia di Palombara verso setlent rione, pe'molli a • vanzi di reticolalo, laterizio e incerto ap- pai tenenti ad una villa romana, e varie conserved'acqiia,come nel luogo chiama- to Martini di forma circolare che presen- ta G7 piedi e mezzo di diametro; conser- va esistente presso l'andamento dell'an- tica via che legava la Numentana alla Va- leria, l'iaz/a, Sperandio, Calinilii e Ma- rocco riferiscono che presso l'alombaia e distante un miglio, in luogo ameno, i due imperatori Filippo e Giulio Filippo suo figlio vi costruirono una magnil/ca villa, nobilmente aumentata da A niellano, per cui sotto le sue rovine trovaronsi vasi d'o- ro e d'argento e d'altro metallo, con di- verse medaglie e frammenti di statue e altri marmi. Palombiira ha dipendenti i 3 seguenti appodiati,
.S'/^/r,rY7//o.Appo(liatodi Palombara nel- la diocesi di Sabina, piccolo castello si- tuato sopra d'una bassa collina a 1 miglia circa da Moricone e 3 a mezzoili di Pa- lombara, in sito ameno con fertile terri- torio.IMarocco ne biasima il clima, pregiu- dizievole a'buoiii abitanti, che però non mancano di limpide acque, con comoda e pubblica fonte poco sotto al paese. Non è cinto di mura castellane, stabilendone la circonferenza le abitazioni, con due porle. Il migliore edifìcio è il palazzo ba- ronale, rinchiuso da alle mura guaste nel- la più parie, con due torrioni mutilati a- gli angoli estcr.ii, riuscendo piìi di ab- bellimento che di fortilizi. Nibby lo chia- ma Fiiiidits Slatiamis, nome derivato- gli dalla gente Slaliiiy e da fimdus Sta- liiiiins ili lece <piello di Sfazziino, Ana- sUisio Ribliulccario nomina una Miiaa
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Slaliana nel lenilorio sabìiiese fra'fou- ili assegnali al Baltislerìo Lateraneiise, Della / ita di s. Silvestro I; ed in que- sta si (.lice pure die un fuiidian Statici- nulli venne assegnalo al tilolo di Equi- zio, ossia alla chiesa de'ss. SilveslmelNIar- linoa'iMonli in territorio .sabiiwnsi: ren- dendo lai massa soldi 3?o, ed il fondo soldi 65, l'ima e l'altro donativi di Co- stantino I il Grande. Pertanto fino dal secolo IV questo nome era stalo dato al- la contrada. Il Piazza crede che nel luo- go fosse una sontuosa villa della nobilis- sima fadjiglia rotì.ana degli Stazi, seguen- do il parere di Degli ElFetli, ricordando alcuni illustri di tal prosapia, e che ivi si vedono rovine di fiibhriche auliche e si trovarono anticaglie. Il Maltei vuole che quivi Mecenate avesse un'altra villa. Di ce Marocco, che se si ammette che ivi fu- rono campestri delizie, il clima sarà sta lo diverso, e foise deteriorato dal taglio delle selve, come altrove. La chiesa par- roccliiale d'antica erezione è dedicala al- la ss. Inìmacolata Concezione di Maria Vergine. Fu già parrocchiale la chiesa di s. Gio. Ballista secondo Piazza, ed Evan- gelista secondo S[)eraudio e Nibby, di- stante mezzo miglio , ove sono i ruderi della MassaStatiana: dagli avanzi la chie- sa si scorge essere stata ampia e magni- iìca, perchè il luogo fu molto popolato. Sperandio che riporta due lapidi della chiesa parrocchiale, produce pure quella di questa chiesa: In honorem Divi Joaii- iiis Evangelistae.hdi dice d'antichissima fondazione, e già abbazia governata da' monaci, nel secolo passato ridotta a be- nefìzio semplice e unita alla mensa ve- scovile e capitolo della cattedrale di Sa- bina in Magliauo, quando Pio VI nel 177^ attribuì al vescovo cardinal Cor- sini,col breve Decetnos, la facoltà di scio- gliere l'unione del benellciodi s. Giovan- ni, fatta da'vescovi predecessori al semi- iiario,e luttociò per quanto narra ap. 182 e 3o8. Allora la rendita era di scudi 3oo: a leuipo del Piazza nel 1708 era un be-
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ncfìzio semplice di scudi 100, con l'ob- bligo di mantenere un cappellano coa- diutore al parroco nella cura dell'anime. Stazzano fu signoreggiato da'Savelli, da' quali nel 1637 1' aquistarono i principi Borghesi cui tuttora apparliene.
Castel Cliiodato. Appodiatodi Palom- bara nella diocesi di Sabina, con territo- rio in colle producente il necessario alla docile popolazione, con acque aU'mlorno non chiarissime. Giace su d'una collinet- ta di non perfetta aria, distante da Roma 20 miglia, 6 a settentrione di Mentana, e qu.isi 5 a mezzodì di Palombara. Crede Nibby cheil nome di C^;'o^rt/o derividal- l:t piirticolar sua posizione, ch'è come in- chiodato a una pendice. Esso fu edifica- to ila'Savelli, come chiave per difendere l'accesso di Palombara da questa parte, contro gli Orsini di Monte Rotondo, Men- tana e s. Angelo. Oggi è de'principi Bor- ghese, che hanno successivamente acqui- stato in questa contrada quasi tutte le ter- re che un dì appartenevano a quelle due potenti famiglie. Dice Marocco, che auti- cameutei suoi barouiSavellidoveano stan- ziarvi ne'mesi meno pericolosi per la sa- lute, e che forse il distintivo di Chiodato provenne da qualche fortificazione ese- guila da loro. Il parroco conserva un si- gillo collo stemma de' Savelli, a motivo della sua bassa posizione, con l'epigrafe: Trojlo Sahello dominante 1 574-11 Piaz- za, seguendo il p. Rircher, dice che nel- l'area di questo castello fu già il famoso Cornieolo. ma adonta di tale autorità e diqnella del Maltei, inclina a credere che ne! luogo fu già piuttosto o l'antica Me- dullia o Caraeria, riconoscendo Cornieo- lo nell'odierna Monticelli. Castel Chioda- to chiamarsi anche Diodato, e fu già di qualche conto. Lo Sperandio ancora lo denomina Castel Chiodato o Diodato, e opinache l'antica Genina debellata da Ro- ma occupò il terreno ove ora sono que- sto castello e Cretone. La chiesa parroc- chiale porla il litulo della B. Vergine de- gli Angeli, e di s. Margherita da Cortona.
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Sulla moggior campana vi è questa iscri- yione ìii carallere gotico: Mc/ilini stin- tliìin snontitiicain in honnnni I)t(} pn- lrinfì/\f^G lihcrntìoiicin. Sperandio ci dìi 5 iscrizioni esistenti in detta cliiesa, e ri- guardanti i Lucarelli e Micaielli. Il Piaz- /.» disse la chiesa parrocchiale sotto l'in- vocazione della l'uiilicazionedella B. Ver- gine, di slrultiua moderna, poiché l'an- tica chiesa pai rocchiale fuori del castello e in molta venerazione era intitolala a s. Alargherita. Forse (|uesta sarà perita e per conservarne la nieniorìa ne fu aggiunto il nome nll'odicnia parrocchia, che pare ahhiacaaibiato di lilolo,se però non eriò Piazza.
Crctom'. A ppod iato di Palombara nel- la diocesi di Sabina, posto nella strada da Mentana a Palombara, distante dalla 1/ () miglia, dalla 2. 3, da Castel Chiodato nn miglio a settentrione, e da Roma 20. Piazza dichiara che il nome deriva dalla Datura eminentemente cretosa del suo auolo in silo basso, per cui nella stagione piovosa è tulio fangoso. Dice che alcuni vogliono ivi esistesse l'antica Ameriola,e- gli opinando piuttosto la vecchia Ficul- nea, non trovando>i ne'convicini teriilo- l'ii verun altro luogo al quale sì adattino tali vocaboli allora memorabili, e poi mes- si a indovinare rideulità, i significati e lo stato ili loro anliihUà. Sperandio ritiene che Genina occupasse il silo di Crelone e Castel Chiodalo. IMarocco ripetè ro|)i- iiione di l'iazza, e loda la bontà de'pochi abitanti. La chiesa parrocchiale è sagra alla ss. Immacolata Concezione, giacché osserva l*iii7Za, ch'è degno ili rimarco es- sere la n)aggior parte delle chiese parroc- chiali della diocesi di Sabina dedicate in onoredi Maria \ ergine, cominciandodal- la calledrale. Ln tempo Cretone co'diril- ti feudali appai lennca'Savelli, i (jualifur- he l(j edificarono come avamposto di i'a- lombina, centro de'loro ilounnii da rpie- fcla parte, come rileva iNibby. Sullii por- la ilei p<ilaz/.o baronale si legge inciso: Trujumisilc SabvUis. Già dissi a Paiom-
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barn, che nelr.jfìr Pio II tolse Cretone a JiicupoSavelIi insieme con altre terre, [)er- chè crasi imito agli Aiigioni che aspirava no al conquisto del regno di Napoli; e che il popolo di questa terra gitnò fedeltà in Tivoli nelle mani del Papa a'3 agosto. Ui- toi nato poi in potere de'S.ivelli, questi lo possetleiono sino ali 637 in che lo ven- derono a'principi Borghese che ancora lo ritengono.
Mentana, f . Sabina, Nomento eOn-
SIM FAMIGLIA.
Menile Fl(i\'iu. Comune della diocesi di Poggio INIirteto, con lei 1 ilorio in mon- te, che fra gli altri prodotti dà grano, fie- no, ghianda e pascoli. I suoi circa 700 a- bitanti, che si aumentano nell'estate per quelli che lasciano i uocevoli climi, sono dedicati all'agricoltura eritraggono gran- de utile dalla neve, che ivi come luogo freddo in abbondanza raccolgono, ed in apposite conserve o ghiacciaie mantengo- no, di cui provvedono in detta e altre sta- gioni, oltre Roma, i luoghi vicini. Sanissi- n)ae ridente n'è la situazione, stando sul- la vetta della falda d'una delle creste del monte Peniucchio, e mentre è sopia uu ripiano altissimo degli Apennini, viene di- fesa dalle bufere tempestose de' venti sel- tenlrioiicili, e dal soflìo gelatoe umidodei gì ecali, come leggo in INibby. Quenti dice che gli abitanti, come tulli cpielli de'vil- laggi della Sabina che non sono a contat- to delle strade grandi, conservano il ca- rattere semplice, niorale , laborioso dei pi isclii sabinii il lusso e la miseria sono banditi da questi monl.iiiari, e contrasta- no colla corruzione della metropoli, ilal- la (piali- disiano 28 miglia perla via osen- tiereche vi conduce da Moncone; inoltre trovasi a ponente e a circa 8 miglia da Petescia. Al tempo del Piazza esistevano le seguenti chiese. L'attuale parrocchia s(jlt(i l'invocazione dell'Assunzione della I<.\ ergine,cun di votaiinmagme della me- desima [)oco lungi: la chiesa di s. IVIarli- no già parrocchia ne'conlmi del castello diingiouc del comune,e fabbricala iuunu
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ad esso: la chiesa rurale di s. Bonosa. Spe- ]-<indiù riferisce ch'eravi un pio conserva- torio e ritiro di vergini senza clausura. Ca- lindri e Nibby dicono che il paese ha buo- ni e regolari fabbricali; le abitazioni so- no bene edificale, io proporzione alla lo- calità, ed il lungo essere tenuto con mag- gior polizia che tante altre terre sebbene più considerabili. Narra Piazza, che il ca- stello fu fabbricato dal popolo del castel- lo di Mascilli, non molto lungi, di cui es- sendo padrone un barone romano, tanto lo aggravò con gabelle, pesieangarie, che non potendo più sostenerne l'oppressione, lutti di accordo di notte colle loro mogli e figli, ed armenti, lo abbandonarono, ri- manendo Mascilli vuoto e desolalo d'a- bitanli, di cui si vedono ancora i misera- bili avanzi, testimonio parlante e rimpro- verante la rapacità e l'avarizia dell'inde- gno suo antico signore. I fuggitivi furono benignamente accolti nel territoriodi pro- prietà del cardinal Flavio Orsini(creato ta- le da Fio IV nel 1 56 5 e morto nel 1 58 i ),il qtiale non solamente die loro il terreno da poter lavorare su questo ameno e fer- tile monte, ma generosamente contribuì all' erezione di rozzi abituri , capanne e case di tavole, delle quali ancora eranvl de' residui nel ijoo ; finché stabiliti- si bene i popolani, disfacendo a poco a poco le anteriori abitazioni, le costruiro- no di materiale, e in miglior forma e pro- prietà.Grata la popolazione all'animo be- nefico del cardinale, a perpetuo monu- mento di riconoscenza verso il benefatto- re, imposero il di lui nome al nuovo pae- se, ed è quello che porta di ])Ioiitc Fla- vio. Dipoi nel seguente secolo e nel pon- tificato d'Urbano Vili, lo acquistarono dagli Orsini i suoi parenti principi Bar- berini, i quali lo possiedono ancora, cioè dal principe figlio di d. Maffeo Barbe- rini Coloima di Sciarra, il quale 1' eb- be nella divisione de' beni di d. Corne- lia sua ava, ultima de'Barberini. In que- sta terra neliSiq vi morì il celebre car- diuale Lorenzo Lilla vescovo di Sabi-
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na, mentre con zelo ne visitava la dioce- si, a cui allora apparteneva Monte Flavio; poscia Gregorio XVI nell'erigere la nuo- va sede vescovile di Pogu;io Mirteto, a questa l'atlribuì.con Monte Libretti e Ne- rola. Nel voi. LXVI. p. 281, ricordai il sinodo celebralo nel 18 53 nella cattedra- le di Foggio IM irtelo, dal suoi.°e zelan- te pastore mg."^ Grispigni.
Monte Libretti. Comune della diocesi di Poggio Mirteto, con territorio in colle e in piano, dal quale più d'ogni altro pro- dotto gli abitanti ritraggono olive , uve squisite, grano, legumi, lino, canepa, {'ut' n'>, legna da fuoco, pascoli e frutta d'o- gni specie, generi che si portano a Roma, come fanno altri paesi sabini. La situa- zione è bella,comechè posto su d'una col- lina da più alti colli e monti circondalo, non che da folte macchie, onde le sue vicinanze sono pittoresche, osservandosi gran parte della Campagna romana, dal lato di mezzodì e di ponente che resta a- perto. Esso è distante 3 miglia a ponen- te di Nerola e circa 24 da Roma, per la via Salaria propria, ossia per la strada che vi conduce da Mentana per Grolla Ma- rozza, strada alla quale circa 3 miglia do- po si riunisce quella moderna di Piieti : nella via Salaria che conduce a Roma si entra dopo 6 miglia al così dello Passa di Corese, castello già degli Orsini e ora de'Barberini, con chiesa dedicata all'As- sunzione della ss. Vergine. Deplora Ma- rocco l'aere non buono, al che contribui- sce la putrefazione delle foglie delle mac- chie e degl'insetti, per cui la maggior par- te de'Iaboriosi abitanti si ritirano nell'e- state a Nerola, a IMonte Flavio e in altri luoghi vicini. Bensì celebra l'abbondan- te caccia di selvaggina che può farsi nei dintorni, essendo riservata al barone del luogo quella della macchia della la Vil- la a monte Maggiore. Diceche a 3 miglia nel luogo dettola Zolfa trovasi un'acqua sulfurea, di cui si sente in poca lontanan- za il nauseante odor di zolfo, che non ser- ve ad alcun uso e sarebbe eccellente per
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baioni, COint foisc li a viM nviili jiilioamctl te pe'iiidei i di veccliie imirache ivi si ve- tloin) e creduli avanzi di terme. L'iiUer- iiu del paese Ii.i una popolazione di cir- ca 3uo individui , mentre da Goo sono sparsi ne'casali del li-rritorio. Il fabbrica- lo cinto di Minra giace tulio in piano, re golai melile disposto e non diruto, sem- l)rando nella sua maggior parie di siile moderno: sono ben tenute le vie, e riesce ili prinoi[).ile ornaineulo al paese il vasto i)al.iz/o Icuoiiale di nolidiilo imponenza, ilifcso nt'gli angoli da 3 torrioni di soda coslruziune e di bella appariscenza. Non vi mancano ncque leggerissime, esisteii- tlo una copiosa fonte a breve disianza, la quale sorge da una collina dove trovasi ima lunga grolla cliiusa ad arle,che apre- si S(jllimlo per lo spuigo necessario. La chiesa a rei pretale e principale è sol lo l'in- vocazione ili s. Nicola di Bari, con G ol- tane sodalizio del ss. Sagramenlo,edovc lorono trasferiti i pesi di messe e altro «Itfli'anlicliissima e demolita chiesa di s. l\Iaria della Rocca. Lo .Sperandio ripor- ta io lapidi in essa esistenti, e mortuarie, tranne quelle che ricordano la sua con- sagrazione eseguita in uno all'altare mag- giore a'iG «prilei 535, da LorenzoSan- torelli vescovo Volilen; e la restaurazio- ne falla nel 17 7 3 dal comune e dall' ar- lipiete Paolo Mazzetti, in teuìpodel IMaz 7.J esistevano pine, e foise sussisteranno, lu chiesa di s. Maria di Capocroce, lungi mezzo miglio dalla terra, di molla popo- lare divozione per la miracolosa imuiagi- ne che ivi si venerale la chiesa o oralo-
I io di s. Maria delle Vigne poco di>tan \f. Piazza non con viene con Rii cher edlu- verioche Monte Libretti !>ia l'antico Mon- te Lucrezio o Lucretile, oggi Gennaro, celibi alo di frequente da Orazio nell'ani plificar le prerogative della sua famosa A dia l'slica, e che tpiivi appunto fosse la (olile Ijlondusia che dà oiigoieal liume o rioDigenlia. Dichiara egli ritenere, che
II nobile villa Oraziana, la quale nel sei- tcmbrc e nell'ollobrc di>eniva un crudi -
T I V lo liceo e «ccademia de'p'h virinovi soni conlempuranei, fosse ov' è il castello ili Vacone, a cui crede adattarsi il tempio vicino di Vacuna e il suniuosn suo pa- lazzo, ove ilice averne osservato le v«'sti- gia. lì. in ciò lo conferma la fonie lìlon- duvia amena, e il rivo Digcnlia che scor- re alle railici della Mandela, oggiih Po^- ^io Mirteto, e quello del rio del Sole ri- parato da folti elei e querele , chiamalo dal poeta hmpido, fresco e più del vetro risplendente. Da tutto questo il Piazza de- sume l'errore di (piclli, che da Monte Lucrezio crederono derivalo il vocabolo Monte Lìlirctti, cospicuo castello che per ranlichità coiiìprovala in avanzi d'alcu- ne fabbriche rumane, e per le qualitù di silo ameno e fertile, ue'prischi tempi non dovè essere luogo oscuro e privo d'enuli • te memorie. Quanto airo[)inione del silo del tempio di Vacuna, senza contraddir- mi al riferito di sopra ed a Sabina, ripor- tando soltanto le diverse opinioni aggiun- gerò: che il .Maroni, De lùrlrsia et /•'/)/• S(Oi>i.<; /f(V7/////T, parlando del vescovo Gi- rolamo Clarelli de'maichesi di Vacone, riporta questa nota.» De celebri f^aru- //,/('. idesl J'ictoriae fino, uh nunc J'a- conix oppidumconauìe Piazza ^n^Wn. Ge- rarchia Cardinalizia, Monte Libretti, non (ìis'^ciiticiLtc ci. 'i'iro D. de Sanctis in e- riiditissifìia disscrtatione. de Villa Ho- ratiana , wv7^/jo eruditorum iipplinau. Più credibile, soggiunge Piazza, e più f<i- cilea persuadere quello che ne dicono al- cuni scrittori, sul vocabolo Monte Libret- ti, è che solendo i romani dare qualche pausa civile e c|ualche ristoro discreto ai loro liberti, cioè a que* Sen'i{l .) i qua- li liberali dalla servitù erano falli degni della cittadinanza romana , né polendo questi trattare fainiliarmeute co' nobili romani, a veano loro assegnato questo ter- ritorio, che perciò chiamossi Mmilr tifi [Jherti. donde agevohnentc se ne trasse il vocabolodi Monte Libretti e nelle scrit- ture pubbliche dicesi Mon^ Li/iertinn- rum. Il Monte Lucrezio o Lucretile, crede
T 1 V rinzza, elle fosse il monte fra Correse e Ncrola, o ne' vicini conloini, e che se ne fi» menzione nella T ita dì s. Silvestro /, ila Anastasio BibIiotecat'io,al tempo di Co- stantino I: Possessìo in territorio Sahi- neiisi, (iiiae cognomi un tur ad duas Cn- sas sub Monte Lucrctio. Conclude, che su quel monte mai non fu la villa d'Ora- ùo, e che fu a Vacone e non altrove, o- pinione in cui si confermò per l'iscrizio- ne letla nel giardino de'principi Pio pres- soil tempio della Pace di Roma e ora con- servatorio delle zitelle: Familiae, et Li- ìicrtorum Septunii SaìiiniJaiiuar etAi(g. L'OUlenio dice essere d'opinione che que- sto monte debba chiamarsi Monte Ali- vei-to, e che cos\ si denominasse antica - niente in alcune donazioni del i o48 flute al monastero diFarfii; onde poi per la si- niilitudinedel nomesi nominò MonteLi- hretti, e questa egli stima la vera etimo- logia, la quale però non ripugna che più anticamente da'romani non si chiamasse Monte de' Liberti, perchè fosse tutto que- sto territorio destinato a uso de'rouiani liberti. Dall'eruditissimo Piazza passan- do al grave e critico Nibby, egli chiama Monte Libretti, Mons Britti,Q dice che poche terre hanno dato luogo circa alla loro origine e nome a tante congetture moderne, come questa, nella quale Clu- verio volle riconoscere il Mons Lucreti- lis d'Orazio, ed il Mons Lucretius d'A- nastasio. Altri ne derivano 1' etimologia da'brettoni, ingannati dal nome di Mons B rie tonum, campus Brictonum e Bricto- nnrum, col quale ne'bassi tempi si trova indicalo. Altri come l'OIstenio lo confu- sero col jMons Aliperti. Le scoperte però fatte nel corrente secolo presso monte Cal- vo hanno rischiarato ancor questo dub- bio; poiché nel 1825 nelle rovine d' tuia villa romana magnifica del tempo degli Antonini, furono trovate molte scullme che si ammirano nella villaBorghese,mol- ti marmi preziosi, e molti condotti col no- me di C. Brutti Praesentis, suocero del- l'imperatore Comodo e padre di Druzia
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Crisplna augusta, personaggio rlveslilodi molti onori e di dignità souime dui ante l'im[)ero d'Antonino Pio, di M. Aurelio, e di Comodo sotto del quale morì. Egli pertanto fu il signore delle terre di que- sta contrada, nella quale sorse poi il ca- stello di Monte Libretti; quindi il campo e il monte furono denominali Campuse 3Ions Bruta , e poscia Campus e Mons Bryttii, giacché ne'bassi tempi quel no- me trovasi scritto Bryttius in luogo di Bruttìus, e così venne 3Jons Bricti, Mon- te lo Britti, Monte lo Bretli, e finalmen- te .Monte Libretti. Marocco poco ne disse, e sembrò inclinare a credere, che il luogo appartenesse ad una famiglia di Liberti di qualche imperatore, che ivi abbia avuto rorigiiieo la tomba. Nibby aggiunge, che la via Salaria ancora iu questa piute fu delta via Brieta , e così come cofifine è indicala in un documento del codice fìir- fensedel i o36, e riportato dal Galletti, in Gallio antica città di Sabina. E del ca- stello, castellimi quod voeatur Bricti, si trova menzione in un contratto del io 18 citato pure dal Galletti; e M.irocco vi ag- giunge una tesliinoniauza del 1 096, nella quale é nominatoli conte Laudo, de Op- pido quod nominatur Britti. Era perla n> to fin dal secolo X sorlo questo castello, che or col nome di oppidum, or con quel- lo di castrimi si ricorda in piii carte dei secoli XI e XII quando era già sotto d'un conte. Neli2y2 n'era signore Pietro Se- niurile figlio d'Oddone, e questi in quel- l'anno lo vendè a'3o ottobre a Giovanni Miirgaiii, come ricavasi dall'istromento o- riginale esistente nell'archivio dell'ospe- dale di s. Spirilo in Sassia, e ricordato dal Galletti nel Primicero. Passò nel secolo XIV in potere degli Orsini, i quali circa 200 anni dopo lo venderono a' principi Santacroce, Da questi passò nel secolo XVII a' principi Barberini, e da essi nel principio del secolo presente per eredità pervenne a'principi Sciarra Colonna, che tuttora lo possiedono. Giacché gli Orsini della linea de'siyiiori di s. Gemini^ nella
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(lcIog:i7Ìonc ili Sjinlcin, dopo il i Cì'io per il comune \a I'l-cc restumnre nel t 778, co- un nnlione e (ioo.ooo scutli, come alle- me si lin dalia lapide poila sopra l'arco sta il Coppi, lo alienarono in fìjvoie de' tiella porla, che si legge presso Speran- lìailicriiii; «piindi nella divisione de'Ioro dio,insiemea due alti e mortuarie de'fVla- heni, l'ebbe d. Malico Bai bciini Colon- rinclli e de'Gervasi. Ni-lla »ia del borgo Ila di Sciarra, rpialo nipote di d. Cerne- sol mino esteriore ilelli ca^a parrocchiale lia ultima Sllper^lile de' Bai berilli. vi è mi bassorilievoesprimenlc alcune uin- yl/o///o/-/o/?o//i^//K>. Comune della dio- le marine con vari amorini, che dalla fur- cesi di Sabina, con territorio in colle, dai ma del marmo sembra aver servito di quale singolarmente si trae grano, gran- frontead un'arca sepolcrale,di buona scul- toreo, legumi, frulla, uve, olive, ghianda tura greca lodata da Marocco. Il Piazza e [lascoli, distaiile di iVeiola miglia ilue oltre la della chiesa descrisse quelle di s. e mo77o,ila IMonte Flavio 4, da Scandii Leonardo del comune, il quale lo elesse {^lia 5, da iMoiile Libretti G, da Roma a proleltore, con antico cimilerio, onde 28. Da questa al paese la via è la Nomen- cretlesi che f jsse la primitiva parrocchia; tana (ino al suocoiigiungimenlo colla Sa- la chiesa o oratorio di s. M-nia degli An- laria aulica a Grolla Marozza, quindi per geli,ruialeedi popolare divozionejlachic- iStarzanoeMoriconepei' 3 miglia seguen- sadis.Crocedi monte Calvario, |)0^ta sulla do il ciglio sinistro della [iiofonda conval- cima d'un vicino monte, eretta nel 1 fiHS le del ramo orientale tiel rivo di Correse in onore del ss. Crocelisso, con cappelle SI giunge a Molitorio Romano. Sebbene della l in Cnicia per la saliti del monte, sia posto sopra una delle vette piLi alle del a similitudine di Gerusalemme; di s. Bar- luonlo Lucretile, eJ ardua sia la salita che bara, chiesa rurale, pure mantenuta dal vi conduce, onde poco frequentato, non- comune, la cui festa si celebra con gran dimeno è ben I ibbiicalo,ecoine allrcler- concorso.poichè apprendo dalMarini,. J/f- re sabine dislinguesi per una ospitalità ììii)i-ie di s. fìiii-ì>in-aiiì Sciiiuli-ii^li.iyye- cordiale, il che allerma Nibby; e Piazza iieraila per protettrice principale anche lo chiamòdocile,pioe industrioso. Il Ma- Monlorio Romano, a motivo che diversi rocco lo dice situato su d'un colledi vi- martirologi antichi diconochc pali il mar- •*o sasso e perciò privo d' ogni verdura, tirio in Roma presso Monlorio Romano, dove però si gode unclima salubieper la /// jh'iIc M:>'ili\- .Inrci, in jimcdin r/iuxl sua clevatez7a, e bellissimo orizzonte che />/7/^?..v/////;r//c<7'/////r vicino a vScandriglia. ricrea e rallegra. Ivi si penuria d'acqua, Riferisce Piazza, cherunlico nomedi que- per cui gli abitanti devono provvederse- sto castello fu ,l/fy}//<7, luogo ameno e al» ne al torrente e fosso della Mol.i, posto tissimo, donde si gode il Lazio e la Sabi- nel territorio in un luogo dello le Capo- iia, e che poi si chiamò Montoi-io dall'ai- re o s. Angelo, lungi dal paese un miglio tczza del monte sulla cui cima è posto, circa verso vScaiulriglia. Il fibbricalo è ir- con l'aggiunla di lìnniann come piìi vi- regolare, anguvle le vie tranne la media cino a Roma, per distinguerlo i\.\ Mon* delta delle botteghe, e quelle della piaz- tono in Valle appodialo di Pozzagliaepo- za per vastilù e per l'abilnzioni che l'or- slonella stessa Sahind. Da principio Mon» nano non ispregievoli. La chiesa parroc torio Romano fu un lenimento, e poscia le situata incontro ni casino del signore del i\\\ iitstruiii. che dovè la sua origine a- luogo, (dedicata airAnnunziazionediMa- gli Or>ini, onde più volle e riconlatonel- ria Vergine, con '> altari e molle reliquie, le carte de'secoli X.IV e W, che si con- Kssa cantica e già esìsteva ne'primi anni servano nell'archivio della nobilissima fa- tici secolo XVI quando la consagrò Lo- miglia in Roma, come riportaNibby.laon- rcnzo Sonlorclli vescovo Volilcn, <j liudi ile non pare che loisedc'Savelli couicscris-
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se Marocco. Di questo Meritorio però e chiaotalo Mons Aurcum, si fa menzio- ne in un placito tenuto in Ga vignano nel 998, in cui reclamò l'abbate di Farfa per alcuni beni, che gli erano slati usurpati in Sabina, in loco, (jui tlicitur DIoils Au- reus, come riporta Galletti nel suo Ga- hio. Il Caliuclri suppose che quivi già fosse Trehula Su/Jcjiate, di cui parlai a Sabi- na; ma Sperandio, sebbene conobbe che altri ebbero eguale opinione,propende per Rocca Siuibalda. Aggiunge Calindri, che neli32o i cornetani e toscanellesi lo sac- cheggiarono, bruciarono, e fecero prigio- ni molti abitanti; e chi ivi è la grulla del b. Amadeo. Di questa parla Piazza de- scrivendo il convento di s. Angelo presso Scandriglia, posto tra le foci di valle om- brosa in un angolo d'orrido scoglio, san- tificalo dalle austere penitenze del fran- cescano b. Amadeo confessore di Sisto IV, il quale die a lui il convento e Chiesa/ di s. Pietro Molitorio diRoma verso il i 47 i • 11 castello fu ritenuto dagli Orsini fino al secolo XVII, i quali lo venderono a'pi in- cipi Barberini, cui spella ancora, cioè a' Barberini Colonna di Sciarra, i quali lo riceverono pel principe d. Maffeo quale nipote dell'ultima de' Barberini d. Cor- nelia.
Monte Rotondo. Citlà della diocesi di Sabina, con residenza del proprio gover- natore, e con territorio in piano e colle, fertile ed ameno,bagualodal Tevere, alla cui sinistra riva giace. Principalmente è ferace d'ogni sorte di cereali, di stupen- de frulla, di eccellenti vini, di pascoli e altro necessario: in alcune parti vi sono diverse vene d' acque sulfuree, che for- se al tempo degli antichi romani servi- l'ODodi salubri bagni, essendosi rinvenuti in diverse occasioni molti pezzi d'acque- dotti di piombo. Monte Rotondo, uno de' paesi più nobili, più belli e considerabili dell'odierna Sabina, sorge sopra una flo- rida e deliziosa collina in clima salubie, a destra della strada di Rieti, couiune- nieule delta via Salaria, tua che ivinou
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è la slessa, poiché cpiella via antica diver- ge dalla moderna prima del casale diMar- ciliana. La via che vi conduce è carrozza» bile, ed ha una sola salila in sua vicinan- za. Il colle su cui siede la città è di medio- cre altezza, e non come afferma l'autore (ìeMonuinenli Sai/ini, a livello del JJow te Qni/i/tale (][ Roma,essendo molto più allo. E' distante da Mentana circa 3 mi- glia, da Crelone 5, da Palombaraia, da Roma quasi 1 5 o meno, cioè più di i 2. Si distingue per molti, grandi e ben archi- tettati fabbricali e comode vie : però ge- neralmente le antiche abitazioni sono di opera saracinesca del secolo Xlll.Lapiaz* za principale si chiama Landjruschini, dal nome del celebre cardinale vescovo di Sabina e beneficentissimo dei luo- go, del quale poi nel i853 fu fallo pro- tettore, ma morì a' 12 maggio i854- E' circondala la cillà da mura edidcale da' Barberini quando ne acquistarono il feu- do, in uno alle porte che vi danno l'ac- cesso, le quali sono 3, cioè porta Romana delta pure di s. Rocco, porta Canonica, e porla di Palazzo. Fuori di porta Rouìa- na fu fabbricalo il borgo, le cui case di- stinguonsi per la costruzione recente. Il palazzo baronale è magnifico: fu edificalo nella signoria degli Orsini, ed il loroslem- nia si vede in più parti, come pure quello de'Baiberini loro successori nel dominio, i quali grandemente l'abbellirono. In esso sono pitture non ispregievoli, ed una tor- re altissima che scopre un immenso oriz* zonte, e servi per la triangolazione della n)ap()a. Forse fu in tale torre, che Piazza chiama rocca, in cui LeoneXrilegì) in per- petuo carcere il cardinal Bandinello ^auli, creduto complice della congiura orribil- mente ordita dal cardinal l'elruccidi Sie- na, contro la santissima persona del Pa- pa. Trascorso qualche tempo, per le pre- ghiere de'fralelli, eper gli uffizi di Fran- cesco Cibo cognato di LeoneX, questi gli restituì la libertà con alcune condizioni, ma pare che morisse in Monte R^otoudo, uou senza sospetto di veleno. La basilica
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rollcgi.it.i è iK'dicala a s. ISIaiia Mudila- k-iin, m:igiiìncainente eclincatn (Ih Urba- iiu Vili e suoi |)iiienlì, che inoltre v' i- stiliii \a colU'^inla e |)iUioccliirtle con ca- pitolo composto cl(li'arci|iiclc [);n roco e ili 6 canonici, il i ." con i ou sculIi di pre- benda, i canonici 5o scudi per cadauno, oltre nitri preti e cliieiici per l'unìr.iatu- la. Alloicliè il l'cipa onorò di sua presen- za Monte Rotondo, celebrò nella meile- siiiia e le lasciò in dono i licclii e nobi* li parnruenli die avea usalo. Ila 7 alta- ri e nel niaggioie vi è uu avello di niar- nio prezioso scanalalo, trovato nelle rovi- nedell'anlica chiesa di s. Andrea, nel qua- le il cardinal Francesco Gai bei ini nipote d'Urbano \ III, dello uicdisima collegia- ta segnalato beiit-fallore, vi iipo>e il cor- po ili s. Si^lo uìartire. Inoltre ijuivi si ve- nerano altre insigni ieliquie,e cpielle del- l'antica e diruta chiesa dis. Colomba. Tra' fpuuh i iiieiilano nu'nzione quello diCarlo Marnila rappreseli la ule is-.Fili[)poe'iia- coQJo apostoli protettori della cillà ; un ss. Salvatore di Ciro Ferri ; ed un Pur- gatorio della scuola di Zauipieri. Nella la- pide esistente nella chiesa e riportata da Sperandio si legge che da'iondami'nli fu eretta e con ca[)iiolo dotato, neliG3f) da Carlo Bill bei ini capitano generale di s. ("Iiiesa e fratello d'Urbano VI I I,e dal suo figlio Taddeo P/cfcllo di Roma, di gius- jiadronato loro, in onore del ss. Salva- tore, di iri'Oinacolala Concezione, e di S. Maria Mad.laien 1. Di più Spcraiidio pub- blicò altre 10 la[)idi esistenti nella sagre- stia e nella chiesa, quasi tutte mortuarie delle principali fimiglie, oltre i deposili del (bua Franciotlo Orsini marito di Ca- milla Sa velli, morto nel 1 (h y, e di d. N'io- latile sua (iglia che ivi cessò di viverenel I ()3o di 28 anni,essenilovisi recata perdi- porto.Quesla chiesa, una delle più ampie, tlillc DJeglio architettate e delle più bel- le della Sabìi)a,meritò che Gregorio XVI Dcl 1 83G l'elevasse al grado di basilica mi- nore, e r.<uicessc al capitolo, ora compo sto dell'arciprete e di T cauouici, tutti i
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privilegi propri delle basiliche minori di Roma, l'ertantu si legge nel n." 8 delle Xiìlizì'c (Iti i^loriìo del iSl^, che I' an- tica città sabina Erelo, oggi Monte Ro- tondo, solenni/zò nel geimaio la clemen- za di Ciegoiio XVI, che si degnò eleva- re la chiesa matrice di i. Maria Madda- lena, giù collegiata, al grado di basilica minore. tK'iC) poi di detto mese festeggiò il solenne possesso di proiettore del > muiie, [ueso dall' arciprete d. Pietro \ naiizi in nome del cardinal Giacomo Lui- gi Drigiiole poi munifico vescovo di Sa- bina, la cui morte deplorai anche nel voi. LXIII,p. 3i I , dicendo della stabilita vil- leggiatura del seminario diocesano. Rife- risce il Supplemento al o." 8^ dcl Didvlo di Roma deh84 ), che il cardinal Luigi Lambì uschini vescovo di Sabina, si recò in Monte R(jtoudo a eseguirvi la solenne consagrazione della basilica collegiata di s. Maria Madd.dena, incontrato da' dio- cesani con di volo e gì ulivo entusiasmo. In- coimn lò le sagre fiizioni verso la sera de* 4 ottobre col prescritto dal ceremoniale romano, e nel seguente giorno di dome- nica, in mezzo alla sagra pompa clericale e all' alFollalo esultante popolo, compi i riti della consagrazione , pronunziando dottacalfettuosa omelia, in cm rese i me- ritali eiicomiiad. Antonio noiicompaguo Liidovisi principe di Piombino, attuale patrono del tempio, per la cui pia mu- nificenza era (pieslo divenuto non chebel- lo deHantico lustro, eziandio lietodi nuo- vo splendore. Foco il novero de 1' altre chiese di Monte Rotondo descritte dal Piazza, alle quali nggiungi-rò le notizie che ricavo ila altri. La chiesa parroc- chiale di S.Stefano protomartire con 3 al- tari, situala nel mezzo della città, restau- rata dal suo p.ii loco Clio. Battista Salva- ti : due Lipidi di essa pubblicò Sperandio. La chiesa di s. Ilario vescovo è pai rocchni- Ic, egualmente dentro la città, restaui ala nel declinar del secolo X\' II. Dice Nibby che vi è di[)inlo il martirio dis. Stefano (-e [Mue non è nella prcccdenlc), e si re-
T 1 V piil.i del Mantcgua. Aggiunge, che pro>50 di essa è un'ara sepolciale con loculo so- pra percontenereleeenendi Cocceia Giu- sta, alla quale il raoimuientofuerello Ja' genitori IN'icolao e l'annicliide: l'iscrizio- ne che pubblicò è piìi corretta di quella di Speiandio e (\ì:\\' autoi e de 3Ionuììieii(i Siibiiìi. La chiesa di s. Nicolò della con- fiateinita del Gonfalone con 3 altari. La chiesa della ss. Immacolata Concezione, con convento de'miuori conventuali esi- stente linigi dalla città un migIio,possedu- la già da una collegiata di preti secolari, e poi per molti annida'frati Amedei ofcan- cescani del surricordalob.Amadeo, i quali avendola abbandonat-a per fiero contagio, qua odo essi volevano ritornarvi come fon- dazione del popolo si oppose il comune, onde sotto Clemenle\ li furono sostituiti i conventuali. La chiesa è glande, mae- stosa, e ornata di molte nobili cappelle, come di s. Antonio di Padova privilegiala da Benedetto XIV pe'defunti, di s. Chia- ra con sepolcro delle sorelle del 3.° ordi- ne, di s. Giuseppeda Copertinocolla tom- ba de'confrati del Gonfalone. Nella fe^la di s. Francesco vi è indulgenza plenaria concessa da Leone X nel i 5 1 5, ad istan- za de'suoi parenti FranciotloeMarioOr- sini allora feudatari del luogo. A sinistra dell'altare ma^ariore vi è il monumento
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sepolcrale del celebre Giordano Orsini ge- nerale di s. Chiesa, morto neh 484) "^'^ rappresentalo a cavallo in marmo d'ec- cellente scultura, erettogli dal fratello car- dinal Battista. Vi è pure la lapide sepol- crale di Paolo Orsini morto nel i 554) fi*^" rito in armi e in leggi; e tutte le luime- lose altre lapidi sepolcrali di civili fami- glie del luogo riprodotte da Sperandio. La chiesa o oratorio suburbano dis. Roc- co della compagnia della Morte con mi- racolosa immagine della Madonna , che come quella di Pioma dà sepoltura a'morti nelle campagne. La chiesa di s. Maria di Loreto annessa alla collegiata, con anti- ca e divota immagine di Maria Verdine. La chiesa dellaTrasfigurazione del SIguo-
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re delle monache cirme'ilane di Mor.le Tabor esistenti, avendo fondato il mona- stero il concittadino Gio. Callista ( Spe- randio giustamente lo chiama Domenico, fatto vescovo da Urbano Vili neiiGi'i, egregio per pietà e dottrina legale, come dissi nel vol.LXlX,p. 47>i'ip'ii"l«T"dod'A- melia) Pichi vescovo d'Amelia, la cuii." istitutrice fu suor Innocenza Darberinidel monastero delle Carmelitane dell'antica osservanza, detto della s<. Incarnazione o Barberinedi Roma. La chiesa rurale e an- tica di s. Restiluto martire, lecui reliquie trovate nella via Aurelia nel i 58o ivi ri- posano, secondo la lapide che leggo in Spe- randio, ma per quanto con lui poi dirò sembrano diverse da quelledis. Restiluto pur martire che dicesi eretino: la chiesa fu già de'canonici di s. Giorgio in Alga, poi ricchissima abbazia concistoriale con 5ooo scudi di rendita. La chiesa subur- bana di s. Francesco con convento di cap- puccini, e^stente in elevato e ameno luo- go, fabbricato nel i6io dal comune. Piaz- za e Marocco dicono che quivi fu la villa di Marco Giulio MiU'zJale , asserendo il i.° che nel declinar di detto secolo si sco- prirono sepolcri e urne con ceneri, oltre diversi epilalìl, fra'quali quello di Giulia Forlunala figlia di Marziale. Leggo però in Nibby, che uscendo dalla cillà nella vi- gna Cristaldi vi è la detta lapide che ri- porta, e male da Sperandio, il quale dice che dall'osteria Mei nella via consolare fu quivi trasportata; laonde aver torto l'autore òe Monumenti Sabini, di trarne argomento per dichiarare essere stalo il terreno Cristaldi la villa del poeta Isl^v- ziale. Imperocché ritiene cerio avesse il poeta un predio nel territorio Nomenta- no, che sovente ricorda ne'suoi epigram- mi, ma l'iscrizione non si sa dove origi- nalmente fosse; chese realmente fosse 1 in- venula ne'dintorui, era un argomento di credere che il sito di Monte R.otoudo era parte del territorio Nomentano, com'egli crede, e perciò non compreso in quelli di Erctoo di Ciuslumerii. L'autore de'.l/o-
48 T I V T 1 V numrnti Sii!>i/ii narra che prcs^o il casal Giunone Eiclina.le fredile ac»|ue e il (ìit di s. Matteo (li disottenaroiio irainmciiti ine dell'agro Eiclino, le pentole e \\.\>i dibiisli e!>tntue,eriscrizionedi Poniponia di lena colla eielini, e cliiainuti /•'/:,•/(- discendente da un libello di T. l*oin[)o- niis Ij-ctiiuis e celebri, la villa di Vale- nio Attico, die Mbby piemie per nuovo rio vicino ad Eicto, l'edile tl'Eielo clic indizio , che Monte Uolundo l'osse puile faceva spezzare i vasi iinpeiTctli per coii- del territorio Nouienlano, sapendosi che servar loro il credito che godevano, l'.i l'omponio non ebbe in Italia altri fondi inlo ricevuto da Ereto (piando Turno ic practcr .■Irtlcntinuni l't Nomciildiinniy de' rutuli difese d re;'no, che fu colonia /7/.s7/<7/m/)/v/(Y//(/f/j. Inoltre (juivi >ono le de'laliui e [)oi de'sabini, e che re-.eicito inaeslrepie per l'educazione delledonzei- di Nauzio console romano e de' sabini si le.el'ospedidedecentissinio per ambo ises- portò vicino ad Ereto. Essere il suo ter- si de' religiosi benfratelli. Gli abituiti a- ritorio in vicinanza di quello di Nomeulo, scendono a c{uasi 2800, colli e gentili, con e che vi ebbero le ville Seneca, Q. Ovi- molle famiglie di civile condizione, che dio e Marziale. Nondimeno ritenere pro- vantano di aver Ira loro dorilo ìIIunUì b.ibileche l'antico Ereto f(j-.se (pialche mi- ntile lettere, nell'armi e nelle dignità ec- glio lungi dal silo di Mutile Uotontlo, ov clesiasliche. Nel gì 3 fu eletto l*npa />^7/i- vero col suo nome ne abbracciasse i dm- ilo o La/i(loiu'[f .), di (lueslo luogo, che torni, pe' vestigi del tempio di Giunone oltri vogliono nato iu Foronovo, figlio lontano circa un miglio. L'ampiezza del di Trailo o Tramino, che non giunse a territorio la congettiuM anco ne'secoli cri- goveinare 7 mesi. Prese abbaglio l'iaz- stiani, coinechè tra le prime a essere il- 7u, con dire che fu caro a Ottone III, il luminala dalla fede, dalle diverse chiese fpia!e fu eletto imperatore nel f)()G e l'a- dirute,sparsi essendo 1 loro avanzi ne'cam- vo Ottone 1 nel qGi. Sjierandio oltre il pi e ne' boschi, testimonianze di mimo- ricordato vescovo Pichie gl'illustri delle rosa popolazione. Nomina diverse chiese lapidi sepolcrali. dice che la famiglia Boii- che ancora sussistevano e di aulica ere- figli s'imparentò colla Plebi, e l'raiicesco zione, già d'aiUichi e vicini castelli che re- S()<).sò la suddetta Violante Orsini, ripor- slarono desolati e abbiiulunati, dalle fa- tando alcuni illustri della medesima. Ma- zioni e guerre precipuamenle de'Iìracce- locco ricorda il p. Bernardino Machiloni schi e Sforzeschi, e perciò si rifugiarono fissisteiile generale de'conveiituali, morto in (|uesto luogo e ne aumenlarono la po- nel iGyJ in Roma in odore tli santità. L'o- polazione. Sperandio dice che Ereto cosi ìiginedi Monte llotondo il Piazza li f,ì vcnissecliiamatod.iiraggcttivo 7V/(7(////, derivare dall'aulica e celebre cillà sabina che luiulo orotondo vuol ilire, e col (piale d l.iilo o l/cnlu^ edificato 0 d<i greci o si dislmgiie ancora il monte e castello in- da'siculi o dagli aborigeni, prima che I> lialzato e riempilo cogli avanzi di rpiella iiea veui.sse in Italia; dicendo Solino che città e colonia de'Iatini e poi de' sabini, fu chiamato Ereto d.d vocabolo /////.velie molli secoli prima che la greca favella pe- in greco significa Giunone, [lerchè quivi neirasse in Italia, e che già ne'primi se- a\ea tempio ed era venerala, iurse nel luo- coli della Chiesa in della citlà (huninmte go ove sono gli avanzi della chiesa di s. non era che (piella di 1 vero Dio. Ad esso Antimo. Che poi il vocabolo dal greco tra- e sotto l'in voc.i /ione di diversi santi, e spe- dolio in latino fu detto Tcnluni e in voi- ciahncntedopo la caduta della citlà, ven- gale /ìntdiulo, come vuole Cluverio, col nero nel vasto territorio innalzali molti quale si chiama coll'aggiunto di lAi/z/csu templi, (le'(pi.ili resta ancora quello di s. cui elevasi, rileniito l'originario d'/v'/c/f». ricstilulo nobile romano o forse 01 igina Da esso sono famosi nelle storie romane rio di Litio, clic fallo crudelmente ino
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rire da Diocleziano e Massimiano, con- dotto il cadavere in Eretoereligiosainen- le accolto da Slefiwio vescovo di iVomeiito e da tutto il clero e popolo, ivi il mai lire in un suo podere ebbe onorevole sepol- tura, e di là dopo molti anni fu trasferito in R.oma nella chiesa di S.Francesco a P«.i- pa. .Sebbene molti e gravi scrittori anti- ciii soslengonoclie ad Ereto successe Mon- te Rotondo, Moiis Rotunchis, e fra' mo- derni oltre il celebre p. Volpi, lo Spcran- dio, Calindri, Castellano e Marocco, di opposta opinione è Nibby. Egli pertanto tlichiara d'aver visitato n)olle volte que- sta terra, come quella che per la sua si- tuazione poteva occupar il luogo di qual- che città antica, e sopra tutto perchè la volgare opinione, anche in questi ultimi tempi riprodotta, vi colloca Kretum. E- gli volledimostrare le difficoltà che si op- pongono a tal congettura, la quale non lia neppur la tradizione che l'appoggi. Sa- rebbe stalo inclinato a riconoscervi Crii- stumerìi, ma poi dovè convincersi, ch'è troppo lontana , e che per altre ragioni quell'antica città de' prioiilivi latini non potè essere quivi situata. Aggiunge ch'è un fitto positivo, che in Monie Rotondo ijon rimane vestigio di fabbriche anterio- ri al secolo XllI, ma solo qualche fran- tume di marmo e qualche iscrizione se- polcrale fuori di luogo, trasportata dalle vicinanze. Nibby quindi pone Eretuin a Grotta Marozza, Crypta Maroza, posta su d'un colle isolato 3 miglia buone ol- tre Mentana, l'antica Nomenlo, e altret- tante da Monte Rotondo; nome derivato da una grotta scavata nella tufa, e che for- se la famosa Maroza potente in Roma sul principio del secolo X comunicò perle sue possidenze il nome alla contrada, che tale già si chiamava nel i 2o3. Spiega il passo di Strabone, sia sulla prossimità (VEre- inni al territorio di Nomento e alTevere, nello stesso senso che suol dirsi star Pia- no sul Tevere; sia per l'esistenza d'acque minerali sulfuree, che ivi pure oggi esi- stono e che portano il nome di bagni di
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Grotta Marozza. A queste ragioni Nibby aggiunge, che Erclain non fu di grande estensione, città od oppido che fosse; e sic- come Dionisio dimostra che i sabini nel 807 di Roma, dopo aver dato il guasto alle limitrofe tene de'romani, si accam- parono mEr etimi, c\\.\:a distante i4o sta- di da Roma vicino al Tevere, tale distan- za dice equivalerea miglia 1 7 e mezzo,ch'è precisamente quella di Grotta Marozza, confermandolo l' itinerario d'Antonino, che pose Ereto a i 8 miglia da Roma a nu- mero toudo,i)on mai notando le frazioni. Conclude chegli accennali argoiuenti e di- stanze escludono la situazione d' Eretuin a Monte Piotondo^ la distanza del quale da Roma appena giunge a 1 5 miglia e non a 18. Quindi passa Nibby a indicare le vi- cende piìi notabili d'Ereto; la dice città antichissima fondata da'pelasgi,e così chia- mata perchè particolarmente sagra a Giu- none ; che Virgilio ne conferma 1' arri- chita, come quella che fra le terre sabi- ne prese 1' armi contro Enea; non però quanto alla distanza reputa esatto il passo di Livio, sull'atrocebattaglia data da Tul- io Ostilio non lungi da Ereto o suo ter- ritorio; che ne! 1 66 di Roma presso Ereto ritiraronsi gli etrusci nella speranza d'es- sere soccorsi da'sabini, durante la guerra contro Tarquinio Prisco; che altra batta- glia ivi dappresso die Tarquinio il Super- bo a sabini, ed altra poco dopo la sua e- spulsione da Uoma nel 253 ivi dierono a'sabini stessi i consoli P. Tuberto e M. Agrippà; e nel medesimo sitosi pugnò fra' romani e i sabini nel 299 ili Roma; che in Ereto accamparonsi i sabini contro i ro- mani durante il reggimento decemvirale nel 307. Questi successivi campi e batta- glie in tali dintorni, dimostrano l'impor- tai\za della posizione d'Ereto, e la loca- lità propria al movimento degli eserci- ti, fatto che dice INibby riconoscersi git- tando l'occhio sulla mappa, e ricordan- dosi che il Tevere radeva allora le falde del colle di Monte Rotondo, ossia che si stringeva più ver» Ereto. Ricorda pure
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la \ia latta dii Aiiiiil)alc pei nvvicin.'irsi a luogo, in una cniin citi ponlificato ili Ni Roma, clie dopo lU-ate si coiidiissea li- culo IV deli289, i''poi'l^>to ^•'>l Onllelli reto, donde portandosi verso Uonia deviò nel Priiìiiccro a p. S'io, se ne fa menzio- n saccliegf^iare il loro iamo<io di l'Vronia ne col nome clic of^gi conserva: //(/// Ivi • sotto il Soinlle; e ilic epici j^inn capita- rns ci si/\'t/s pnsìlas in Monte Jicliindc no riguardò ]:)relo come una posizione mi- ìthi dicilìtr Tu^riditininn. D.\\ medesimo li lare da porvi il campo. INè lasciò di ram- IN'ovaes si ricava, che Donifaiio IX a'^t ol- ineiitare il narralo da Livio, che nel 543 lobre i 3c)2, portandosi da Uomn n Prru- jiioverono pietre a Eieto; e che presso di i,'/V/, pas>ò per Monte Uotondo, Monlopo • essoebhe la villa \aIesioo Valerio, che pel li e Tarano, avendolo il Novaes appri'so Liitlitni in lloina i giuoihi secolari. Ter- dal ^\i\v\\\\^ ylitìiiiìlri ju^nlifìcii, {. 7, p. mina con dire, che slundo alla carta l'eu- 52, che ho riscontralo, ed essere sicuro liageiiana,d'iiopoèciedcrechea!ii)enuiì- 1 asserto pe' docuoienli che cita. Anzi ah- iio al secolo VII dell'era nostra la città di biiimo nel secolosegnenle ancora un altro Eretoreslasseinpieili,ofpjalclieoml)raaI- Papa che si recò a Monte llotondo : fc^W meno d'esislcnzaedisla7.ioneconservas>e. è l'io II del i 458 , allcrmandolo Piazza, Le fiere scorrerie pei ò, alle (piali pai le ilei accolto dnj^li Or.sini con lej^io apparato in dintorni di Roma andò soggetta in f]U( ilo sontuoso alloggio, ondeil Papa lasciò scrii- stesso secolo e nel seguente, la fecero ah- loiie'suoi Coininentarii: Moii.'! Rotundus bandonare adatto, e principalmente con- non ignolnlc Opjj:diini^frimicnti^\'ìnif]i:r Iribuì poi a non farla [)iù risorgere la mio» fi'rn.r,ft alando pccoricommodissimun:, va direzione data alla via Salaria lungo diiodccininah i rlw Inpidc; ctintcr Cr<i- ilTe\eiedal pontedi Mulpassofinoa Cor- sliiinc nos pailuni cxt. Nello slesso seco o rese. Tanto Nibby scrisse nell' aiiitolo e prima di taleepoca, solto il d«)niiiiio de- G/Y;/^7j1/t;rozr/7;in quello quindi di I/o//- gli Orsini, soggiacque INlonle Uolondo n fc Rotondo continua a dire, esser d'uopo molle peripezie, poiché nel i432 fu preso riconoscere <|uesta terra, come sorta ik i da Nicolò Foilebraccio con l'aiuto dc'Co- tempi bassi, forse dalle rovine di qualche loiincM, sempre emuli degli Orsini. Nelle villa rcmana, alla (juale appartcniicio i guerre del 148" tra gli Orsini ei Colon- fi anlumi e l'isciiziuiii, già da lui ricordate; nesi, cjuesli avendo occupato Monte Ro- cche la memoria più antica da lui trova- tondo, gli Orsini l'assalironoeincendiaro- f.i appartiene al 1 07.4? T'a^'l" s. Grcgo- no a'6 dicembre. Il P.ipa Innocenzo Vili 1 IO V II ncllii bolla a favore del monastero essendosi interposto a parificarli, fece po- di s. Paolo fuori le luui a, la nouìuii Ira codopo occupar la lei 1 a dalle milizie pon- le possessioni di quel claiisti o insieme c<ju tificie. Nel 1 4*^'' rutta guerra dal duca di Meutuna, chiamandolo Castruin Roiiin- Calabria contro Innocenzo Vili, occupò durn^ e vi unisce una chiesa di s. Repara- la Campagna romana, en'i luglio prese ta,eduiia selvadello slesso nome. L'isi ri- Monte Rolondo. Altre vicende non man- gione elle sì CdiiNcrva nella sagrestia della carono d'agitare il paese nella signoria de- collegiata, enumera le reliquie iv, colloca' gli Orsini. Questi nel pontificalo d / rhii' le, ricorda il pontificalo d Eugenio 111 e i,n ì /// vcndeiono il fondo al suo li atei- ranno I I 52. Nel seguente secolo venne in lo d. Carlo /iarhriìiii. la quale illustre fi- j'oleiedegli Orsini, dicendo il Novaes nel- miglia ne fu benemerenti.ssima, e poi nel la tSioiiti dr ronlcflrì, che i signori di secolo passato con titolo di ducato l'alic- JMonte Rotondo SI formarono perOisoOi' nii in favore ile'marchesi (mìIIo di (ìeno- Miii , oriunriu per incornila i;<mii:i azione v,i. Neliy'^iS pa-sò pei Munte Rotondo, di Riiiiddo OiMiii, fì;iU Ilo di Mdilò lll,di M.iria Amalia figlia del re ili Polonia, che che parlai a OnsiM k^miciu. |)i questo m recò a Napoli a sposare Carlo di Roibo-
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ne I e delle due Sicilie, trattata onorifioa- nienle nel Iransito dello slato pontificio da Clemente XII. Non nello slesso secolo i Grillo venderono il feudo a'diichi Mon- ilragone di INopnli. come scrisse alcuno, essendo loro tale titolo; bensì d. Aj^abito Gl'ilio duca diMondragone neli8i4e non nel 1825 Io, vendè a d. Luigi Doncompa- gni Litdos'isi principe di Piombino, per 6 5,000 scodi, come già narrai a Ludovi- Bi FAMIGLIA. Nel sunnominato Supplemen- to al Diario di Roma del 184 5, si con- tiene un articolo scritto da Monte Roton- do, in cui si dice. Che il cardinal vescovo Lambrnschini allorché vi si recò a con- sagrare la basilica, fu alloggiato nel pa- lazzo duca le per cortesia dell'odierno prin- cipe di Piombino d. Antonio; aia che il 6 ottobre segnerà indi innanzi l'epoca piìi gloriosa della patria, per l'inesprimibile fe'sieggiamenfo che accompagnò la fauslis- si(na venuta in Monte Rotondo di Gre- gorio XVI. Appena il magistrato e gli a- bilanti ne furono intesi, resero più age- voli le strade, ed abbellironoin varie fog- gie la fronte esterna delle private abita- y-ioni, ornando di festivi sei li le vie, innal- zando archi di trionfo sovrastati da latine epigrafi (che in numero di 5 si leggono nel .Supplemento) e maestrevolmenle di pinti dal Venier, scenografo rinoniatissi mo; contribuendovi l'archilello Carlo Ni- cola Carnevali, con attivila e accorgimen- to. Appena comparve la carrozza ponti- fìcia, grandi e afFettuosi furono gli applau- si della popolazione, frammischiati al suo- no de'militari struuienlie delle campane, e al frequente rimbombo di fragorose sal- ve. Fermatosi il Papa al silo detto le Ca- pannelle,dalla sua cai rozza passò in quella del cardinal Lambruschitii, ch'erasi por- talo colà ad ossetjuiarlo, anche in nome di questa parie dell'amato suogregge. Ivi ergevasi il i.°arco trionfale, con due iscri- rioni celebranti e felicitanti l'avventuro- sa venuta. Un eletto drappello di giovani uniformemente vestiti , e preceduto da due seriche bandiere aurifregiale,dtstaccò
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i cavalli dalla carrozza, e soltenlrando al dolce e onorevole peso, lacondusseinnan- 7i la porta del municipio, ove il priore Nicola Faniicci alla lesla del magistrato rassegnò al Papa con umili e liliali paro- le le chiavi dorale del municipio stesso. Di qui in egual guisa il Pa[)a fu Iraspor- tatoalla porla maggioredella basilica,den- tro la quale ricevè la benedizione col ss. Sagramenlo dal cardinal Altieri. Dicon- tro alla facciata del tempio, sopra il 2. "ar- co lrionfale,due epigrafiraauiieslavano la gioia del popolo eretino. Passalo il Papa sotto di esso, si condusse alla piazza prin- cipale, nel cui mezzo signoreggiava un grandioso obelisco, con iscrizione a suo o- nore. Ascese il Papa la loggia, ivi appo- sitamente ccslrulta, da qiie>ta benedisse la giubilante e divola moltitudine, che tutta ingombrando la piazza rigurgitava nell'adiacenti vie,essendnvi accorse anche le vicine popolazioni. Quindi percorse a piedi la strada Felice, vagauienle ornata di drappi pendenti da ogni finestra; e Ira le incessanti acclamazioni del popolo,ea- Irònel palazzo ducale,ove il cardinalLam- bruschini l'accolse con ogni dimostrazio- ne di venerazione. Poco dopo il Papa am- mise al bacio del piede il clero secolare e regolare,la magistratura e altri ragguar- devoli individui. Mal soffrendo il pater- no suo cuore, che fosse vietato a'delenu- ti per lievi mancanze di prender parte alla comune esultanza, ne ordinò la libe- lazione. Accompagnalo poi da'due cardi- nali cdal proprio nipote baPi fr. Gio. Aii- tonioCappellari della Color«ba,gran prio- re dell'ordine gerosolimitano nel regno Lombardo-Veneto, onorò di sua presen- za il- vicino convento de'pp. cappuccini. Dopo il desinare, imbandito nobilmente dal cardinal Lambruschiiii, furono innal- zati IO globi areostatici, uno de' quali di smisurata grandezza. Finalmente alle ore 2 I, Gregorio XVI soddisfatto piena- mente di tulli, parfi per Roma, avendo prima aperto larga e geneiosa la mano a sollievo de'poveri. Nella sera il paese fu
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lallei^inlo tln ^pneiiile illnn)inn7.ini)o p (la vescovi tìi Pnvine»!! Hi-e^cia, ed il genp- Inorili d'nriidcio, (accn(Jo il popoli) risuo- inlcAliouveaii di Moiilrenlcoiiinndnnte U ii;ii«' d'os^ni parie hcnrdetlo e Rioiiosn il pii.-iniii^ione francese in Unr»i.i , in ni» .d pnnlilicio ii'ime. A meinuiin di si fausto sim aiutante di campo, Inlti heiii^nanten- f;ioi no, fu scolpila in marino la sei^iienle te invitati prima di partire d:ill:j capil.de. iscrizione, e collocala nella |)i.»77a ove il ^ erso le 3 «'i/j il i'apa Lisciò la citi.» Iie- sanlo l'adi e nella mattina a vea dato la sua ta d'essere stata onorata dall'augusta sua apostolica lienc<li7.ione. /V/V/. non. orto/ir. presen7a, e pi ima del Iramoiito (giunse in //unii i^.\!Ì. Pnjìnlo lù'ctfnn, Auspicati^- Roma. Sulla porta del refettorio i cnppuc- sinius iliii.tit (ficK, Quo Grcf^nrìiix \f I cini posero in dello giorno un' isciirionc /'. /!/., l'rinccfi'! optiinns /iunì(inì':M'/nn.'!, per esternare la loro gioia, la quale liii>e Prinms jìosl l rhannni J I[f , Mniiici- verrà scolpita in marmo. Trovo poi nel l>iuni i>racscntiii sua ìioìic slavi t , Majc- Cior/niìc di [{orna de'20 m aggio iSI.J, state conipli'\'it, Priniorcs pedum osculo che la magistratura di Monte Rotondo, rt ndlnquio,Dcnif;nissìiU(' solatuscst, Et Ira il suono delle campane e l'armonia del t ìrrumfusani ninllitudincnì , Salutari concerto civico, inalidirò il collocameli lo prrcatlonc de sui^i^cstu lustra\'it, Orda delli seguente iscrizione marmorea nella . / pnpulus ^ Tanti hcncficii invmnriani, fronte della residenza municipale, in me- Pitstcrilali tradendani curarunt. ì . K. moria della fausta venula del Papa Pio W. Uoisio fjanìbruscìiini. Kpi scopo Salii- a'G ottobre del prece<lenle anno. Pio /A aor. vigilantissimo li. 71/. Non contento P- 'A, Quod au>!picatissimo die, Prid. Oregorio XVI dell'onore compartito al- non. oct. /7//.i853. l'irctinos prae^cntia la collegiata, nel seguente novembre di- cxhilaravit. Solcmni jnucationc Iw^tra- cliiarò città Monte Hofondo, con tutte le *''/, Ordo et pnpidus nìoniinienluni pos. inerenti prerogative; ma dell'una e del- IA»/vro//<'.Coinunedella diocesi di Sa- !ra concessione llnora non esistono me- bina, con vasto e fertile territorio in col- morie monumentali in Monte Rotondo, le, pi'oduoenle grano, olive die danno o- i'ipoita il n. 27T del (•iornatc di lioma lioscpiisito, legumi, canape, frutta d'ogni del I 853, che il l*apa Pio IX la manina .specie. uvee pascoli, con l.ibbricali circon- tlc'G ottobre si recò a Monte llotondo, e datidi mura. E ben situalo sopi-n una peli- vi giunse in menodi ducere, ricevuto Ira dicedi calcaria a pie delle pitnlc della ca- la festante moltitudine da mg.' Lorenzo lena di monte Gennaro, a (ì miglia dat^oi'- Ran<li delegatoapostolico di Rieti, dal go- rese e 9,2 circa da Roina; e la strada di- vernatore e dalla magistratura , che gli retta per andarvi è la Nomentana lino a piesentò le chiavi della città. Indi si por- Grotta IMarozza, ivi si volgeadestra e per tò nella basilica ricevuto da mg.' Gandolfì Castel Clhiotlato, Crelonee .Staz7an(», per vescovo d' Antipalro e suflraganeo della la via delle Moiette, cos'i della per Tanti- diocesi di Sabina, e dal clero. Passato poi che mole di grano, si giunge alla lena di nella piazza Lambruschini, e salilo sopra mediocre salubrità, le acpie non esseii- iiii palco espressamente erello, comparii do pei felle. Esse abbondanti hanno la sor- nl popolo accorso anche dalle lene vici- genie dal monle Gennaro, cIk; ha di pro- ne l'apostolica benedÌ7Ìone. ICnlralo indi spetto lungi G miglia, iv: f^iungemloa inez • nel pa!a770 ducale, il Papa ammise al ba- zodi maestoso cond<ilto di materiale, che ciò ilei piede il clero secolare e regolare. accoiii[)agiia la discesa del monte mede- la magistratura e altre persone. India pie- simo, ed essendo «coperto forma uno ve- di andò il Pa|)a al convento de'(ip. cap- dota pilloresca, benché se fosse coperto pnccini,e là si conipiacfpie d'ammettere e meglio ciislodilo le acque sarebbero più alla sua mensa 1 due nominati prelati, i puig ile. Ha uoacava d'ulabasUo scoper-
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ta nel declinar del secolo XVII, capace di bel pulimento, e nel quale variano gra- ziosamente le tinte, e le gradazioni del ros- so e dell'oscillo, che sovente è cristallino ed agalalo. Fu già tenuto tanto in pregio talealabastro,cliesi coninierciava con tut- ta l'Italia, formando un tempo la ricchez- za del luogo. La chiesa arci|)retale molto antica è dedicala all'Assunzione della B. Vergine, ha la compagnia del ss. Sagra- mento, e quell'iscrizioni sepolcrali che si leggono in Sperandio: l'altare maggiore è rimarchevole per la sua struttura e pei diveisi marmi che l'abbelliscono. A tem- po del Piazza, poco distante era vi la chie- sa di s. Maria de! Passo. Sul punto più e- ininente del paese èil monastero delle mo- uacheclarisse,fondato sotto il vescovo car- dinal Valenti, colle regole del 3.° ordine di S.Francesco, dalla serva di Dio suor Ma - ria Colomba di Gesìi moriconese, che in buon odore mori nel 1781 e sepolta nel- l'oratorio colla lapide riportala da Spe- randio.Fuori di Moriconedopo breve pas- seggio vi è un ritiro di passionisticon no- bile chiesa di buon'architettura del ss. Sal- vatore, l'antica parrocchia, consagrata ai 2q maggio i63q da LJiandiniarte Tom- niasi sulFraganeodi Sabina. 11 convento fu fabbricato sotto Paolo V nel 1610, ed ivi in persona s. Giuseppe Calasanzio vi sta- bili una casa pe'suoi scolopii e vi fece al- quanto dì dimora, onde si conserva la ca- mera da lui abitata; oltre il collegio per l'i- struzione de'paesaniecouvittori, i religio- si a veano la cura del le anime nell'a minili i- slrazionede'sagramenli, tanto per gli abi- tanti della terra che de'luo2;hi vicini, Inse- gnilo, non potendo vivere gli scolopii in qiiesla casa, nel £732 emisero formale ri- nunzia alla s. congregazione de'vescovi e legolaiijeda essa posta a disposizione del vescovo cardinal Albani, questi mediante islromento la concesse al p. Francesco Za- vorroni generale de'paolotli, che subito vi mandò alcuni suoi frali. Per le vicen- de d(^'leui[)i aneli essi abbandonarono la Lliiesae il cuiivciilo,iinclièil caidinulGam-
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berini vescovo di Sabina , restaurata la chiesa e il convento, or sono pochi anni, l'adidò a'religiosi passionisli che vi stalii- jirono un riliroe (loriscono con vantaggio del le popolazioni.Confessa Piazza, che non gli fu dato conoscere l'origine di questo castello, e se successe all'antica Antemna condnante co'crustumeni. Dalla struttu- ra del castello e dalla qualità del sito for- te e atto a difendersi nelle guerre civili che per lungo tempo afflissero la Sabina, probabilmente lo dice servito a tale uso, anche per gli avanzi di fabbriche massic- cie che restano. Quanto al vocabolo, al- cuni credono che fosse il nome d'un fa- moso capitano ivi nato, o di esso signore; al quale ultimo opinamento quasi aderi- sce JMarocco, il quale inoltrecredechesur- se dalle rovine di Orvinio, per opera dei monaci benedettini di Farfa, io che segu"ì l'opinione di Chaupy e di Caliudri, ben che altri lo collochino a Caneraorto,come rileva Sperandio. Narra il Nibby, che la terra sembra antica per la sua posizione, ma non potè trovarne vestigio; bensì ì4u miglio piìi verso oriente sopra un' altra pendice rimangono avanzi di mura d'una antica città, nel sito detto / Pcdicalì, le quali più comunemente si attribuiscono ad Orvim'iiiji, città degli aborigeni , o a Cameria città de'prischi Ialini. Ma rico- noscendole egli per quelle di Rcgillnni cit • tà sabina, non mai all' illustre e grande città d'0/vi/iiiuì2^ per essere appartenu ta al territorio reatino e distante da es- sa più di 2 I miglia, mentre Moricone o i PccUcati sono lungi da Rieti quasi 2(5 miglia; crede quindi per le ragioni che ad- duce, essere ormai bene stabilito, che le 4 cillà dej'li aborigeni f esboia, Sima, Me- fila ed Orviiiiuiìi erano nella valle del fiume oggi detto Salto, nel distretto chia- mato il Cicolano entro i confini del regno di Napoli; e perciò ritrovarsi le rovine di 0/r//i/«//i in Ci vitella diNesce, nel suodi- slretto e sulla sponda sinistra del Salto, per tesliiiioniau/a del Martelli nalivo di quel LI Ughi clic illustròto'buui scrini e pai
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ticolarmeiile ctmqui-IKi inlilulalo: f.c nn- ne il cognome di Ueglllensis, clie n^suusc tìrliitù tic Sicitli. Non piiffisi perciò ri- il ramo principiale di (piest.i famiglia,!. C'iiioscii'c Orvin U'/i pi» sso Moricoiie, e cm.l.ilo iieMioi fa^ti, ed iiisensioilinciiU' iieppiir Ciimeriu 8 nii;;liu dn i-sxi (li>lmi- ahli.iiidoiiatu, dopo clic ne assunse allri, le veisd orienle fra Tibur e Varia. Non lianllre crrco<>tniize iiilruilolti. IMa lo&tes- COSI può dirsi di /'< ff/Z/f/m , cillà sabina so Ndtby, nell'articolo Mitrccllin(i,a\'t:à ricordala da Dionisio «• Svelonit), sci ilio- già dello, parlando dell'arduo e tortuoso l'i die eoncorilcineiite li didtiaraiin tale, senliero di Siaipcllaln, a sinistra d.> l'a- edallii cpialt Alla Claiiso, da'ioniaiii del- loiiibara e Imi^i 3 miglia, esistere le ve- to Appio CI. ludio.slipile della genli-' Clan- sligia d'una ciltìi aulica di forma trian- dia,titisniigrò in Roma poco dopo l'espnU golare colla base rivolta verso la via e il iione de'ie, cioè nel 232 di Roina,insie- verlice sni'a sommità. Un gran pezzo ili ine ad una gran turba di parenti, amici nuiro, costruito di massi in egulari di gran e clieiili, calcoliiti eiica 3oo alli alle ai- dimensione, tuttora si \ede.Setubrare clic u»i, liiifctizotililissiiiioa Roma iiKpie'pri- sul vertice fosse la cilladella con un lem- mordi della libertà; onde i romani perdi- più. E siccome la circonferenza ed csleii- iiiosirare la loro gratitudine a quel con- sione delle mura è di circa un miglio, pa- dollieie, conces>eioa'Claudii tulleleler- re die la città fosse di (|aalcbe rimarcn, re fra Fidene eFicu!ea,e di loro forma* e fnse fu una delle cillà sabine, situala lonu una ti ibìi ruslicu, die perciò Ti-llms come Eieto, (piale avamposto versi» ila- Clniului fu delta. Or quella città di Re- tini, die occupavano i molili corniciilani. ^illuni, c\\{i non de vesi confondere con /»<■- Soggiunge quindi ^libby. "Senza osare di f^illus Liicus in agro Tusciilario(u]ehve sostenerla, io credo, die non sia inipro- iiella storia romana, eilicui [>arlai a Fra- babile l'opinione, cbe ivi f.•s^e Rc^illiiin bCATi, e nel voi. LIX,p.ir)4> |Jcr la vii- pallia de'Claudii,cbesecundo Livio eDio- loria riportala nel!' anno di Roma 2^7 nisiotrasmigiaronoaRoma poco ilopo le- da'ioiiiuni cond«)lti dal dittatore Postu- spulMone de'ie, e cbe tanta innueuza eb- mio, sopra i Ialini guidali da'Tarcpiinii bero durante la repubblica e nel i.'perio- e da Mumìlio tnsculano; notando Nibby do dell'impero". Qui Nibby non nominò che il luogo in discorso, in agro Tii<>cu- IMorinoiie. Forse già avea stam|)ato l'arti- l/tno, non è il ln'go Hcy^illn. nome da- colo l/^//r<7////(^/, (piando pubblicò (piello lo al piccolo ristagno d' acqua, di' è ra- di Morimin , e per ulteriori nozioni ac- sente la strada dilla Cnlo/itui, e lo prò- (juistale si dichiarò in favore del suo silo, va con buone ragioni), era fra le sabine senza però ricordare il narrato a Marccl- uiia delle più vicine a Roma; e siccome lina, di cui ragionai più sopra. Morico- Ire sole da (picsta parte se ne licordanu ne per lai. "volta sul finir del secolo XI si dagli anlichi scrittori, cioè RcgiNitni, /•>- leggecol nome di M,>ns .Mon'co.i^cìC/irr)- ninni e ('///tv; e di (piesle il vilo delei'- nicon Farfcnsc, presso il .Muratori, lì( • minalo da Nibby essere di Freto a Gioì- /•////* /////. scripl. t. 2, par. 2, p. 622. Il la Maiozza,e di Curi presso Arci, ne se- castello però sembra a Nibby essersi for- gue secondo il medesimo, die non esi- matonel secolo XIII,dopocliè i vSavelli si- slendo altre rovine e anlichi ruderi d'u- gnori dil'aloinbaraocciipuonolutla «pie- na città ciilru i C(Mi(iiii sabini da (piesla sta parte del distretto di Roma, e se iiu parte, se non (pielle piesso !\bjricoiie ai fa meii/.ìone in un atto del 1 272, esi>leii - Prilli iilì^ «l'uopo è ravvisare io essi gli a- le neirarchivio dell'ospedale di s. Spiri- van/i dell'antico /ìc^'/7//////. Ui<|ue»la cil- io in SaS'.ia, e ricordato daKiallclli nei tà dopoil fallod'Appio Claudio non si fi Priniiccrn a p. 332, suli'acquiklo del ci- ulleiiorc Uicn/.ioiie, e da essa ebbe origi- stello di Monte de lircUis, conrmaiile coi
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(ei ritorii di Stazzano,Moricone e Nerola. I Savelli vi edificarono il palazzo barona- le, che come quello di Piilouibara slesso ne conserva ancora gli sleiiKiìi, [)rova del loro dominio, riconosciuio anche da Spe- randio: nel secolo XVH p.issòda'Savel- ii , come le terre vicine di Falonibara e Stazzano, e con lilolo di marchesato se concio Piazza, a'principi Borghese,i quali ancora lo ritengono.
Nerola. Comune della diocesi di Pog- gio Mirteto, con teriitorio in colle e in monte, che in preferenza degli altri rac- ;;olti produce grano, ghianda, olive, uve, (leno, frutta, legna da fuoco e pasco- li, con fabbricati chiusi da mura. E so- pra un colle mollo elevato e boscoso, io clima felice e in deliziosa situazione, go- dendosi l'ameno prospetto di tutta la Sa- bina, e vi scorre il Farfa dalla parte de- stra, come rileva Marocco. A destra del- la strada di Rieti è distante circa 3o mi- glia da Roma, e 3 da Montorio Romano. Dice il Piazza, che 1' antica torre e rocca fu con fortissimi muri fabbricata super- bamente,e riuscì uno de* più solidi pro- pugnacoli della Sabina, precipuamenle al- lorquando bollivano le civili discordie tra gli abitanti de'castelli o i loro baroni; ov- vero quando i romani sagacissimi, per fi- nissima politica distrussero nelle pianu- re le Qiolle città vicine a Roma, facili a poter nudrire le fazioni, ed a Iravagliir quella metropoli che aspirava al dominio del mondo, lasciando i soli castelli nelle cime de'monti e delle colline, perchè era loro facile difendersi da se stessi, senza im- pegnare a loro fivore, come prima fice- vano, la potenza rom uia occupata ad ac- quistar imperi, regni e principati, il Piaz- za descrive le seguenti chiese. S. Giorgio martire, con 7 altari e ricca di reliquie, probabilmente fabbricata prima assai del j.|.83, in cui fu edificala la cap[)ella del- la ss. Trinità, secondo Speraudio che ri- porta diverse iscrizioni, niassime sepolcra- li e di pie lascile, indi consagrata nel iGi 61, celebrandosene la dedicazione a'23 apri-
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le; S.Antonio abbate del comune, con ci- milerio antico, onde credesi che fosse la primitiva parrocchia; s. Sebastiano chie- sa rurale della compagnia della Miseri- cordia, colla cappella di s. Antonio di Pa- dova di molta popolare divozione. Il car- dinal FiancescoBarberini per sollievo de- gli abitanti a pubblico vantaggio procu- rò d'introdinvi l'arte della lana, e vi e- resse per esercitarla un conservatorio per le zitelle !)isogiiose e pericolanti, non ciie restaurò l'ospizio 0 piccolo spedale pe'po- veri pellegrini, poco lungi dalla porta de! castello,